Federica98!
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mi aiutereste a fare quest'esercizio?
Come definiresti catullo? un uomo felice, insoddisfatto, nevrotico, ansioso, depresso, debole o che altro? prova a delinearne un profilo psicologico.

Questa risposta è stata cambiata da federica postorino (03-04-14 18:08, 3 anni 5 mesi 22 giorni )
Achille95
Achille95 - Sapiens Sapiens - 1768 Punti
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Ciao, come sono solito aiutare, ti carico una serie di dispense sull'autore da me utilizzate nello studio , al terzo anno, che ti permetteranno di capirne a trecentosessanta gradi il suo succo e le sue caratteristiche principali, in modo che tu possa svolgere l'esercizio nel modo piu' opportuno.

Non ti risolvero',ma ti spieghero' come svolgerlo.

I passi fondamentali sono questi:
-Leggi tutto il materiale che ti ho fornito,procurati ulteriori dati e approfondisci con il libro cio' che riguarda Catullo (non ti spaventare,è poca roba)
-leggi i Carmi dedicati all'Amore, ovvero le sue opere fondamentali.
UN AUTORE E' SEMPRE DIPINTO ALLA PERFEZIONE NELLE SUE OPERE PRINCIPALI
-inizia a scrivere una serie di aggettivi che ti vengono in mente interpretando cio' che capisci di quest'ultimo.
-collega con una sintassi corretta questi aggettivi sull'autore,fiorisci il tutto con figure retoriche,metriche e punteggiature, e vai a prendere un voto degno di questo nome.
TUTTO QUI!

Ricordati sempre, lo studio,l'informazione e l'amore per il sapere con le curiosita' ad esse correlate sono il fulcro della realizzazione dellla nostra interiorita'.

Con la speranza di esserti stato utile,
Achille.

(STUDIA!)

Le Tematiche

1) Il Foedus.
Catullo pone al centro dell'esistenza l'amore, una passione fondata sul rispetto reciproco del foedus, patto sacro ed inviolabile basato sulla fides (fedeltà) e garantito dalla protezione degli dei.
Solo in questo reciproco impegno amoroso possono essere conciliate due forme d'amore tradizionalmente separate dalla società romana: la passionalità erotica (amare), caratteristica delle relazioni extraconiugali occasionali, ed il tenero affetto (bene velle), sentimento serio e più duraturo tipico degli affetti familiari.
Solo questo patto garantisce secondo il poeta la completezza psicologica e affettiva.
Catullo non rinnega, ma trasporta nell'eros i valori più sacri della tradizione etico-religiosa romana: la pietas, cioè la virtù di chi adempie scrupolosamente ai propri doveri, e la fides, il vincolo morale che impone il rispetto dei patti; quindi la concezione di Catullo diverge totalmente da quella greca che considerava l'amore come una forza della natura (physis) che si sottrae alla legge degli uomini (nòmos).
Presto però, nel suo rapporto con Clodia, il poeta si rende conto dell'irrimediabile fallimento del suo progetto: l'amata non è disposta a rispettare il foedus e la sua indegna condotta, i suoi tradimenti, portano alla distruzione del bene velle, del puro affetto, rinforzando però il desiderio sensuale (amare).

Come l'amore, anche l'amicizia è foedus ed esige la stessa intensità affettiva; Catullo arriva a scagliare pesanti invettive contro chi non rispetta tale patto, esattamente come contro Lesbia.
L'angoscia per la mancata osservanza del foedus nel poeta è data anche dalla coscienza del fatto che egli lo ha sempre rispettato nei confronti degli altri.


2) L'amore per Lesbia.
Catullo rifiuta, in accordo con il programma neoterico, il sistema di valori tradizionale del mondo romano e la partecipazione politica, lo stesso otium come scelta di vita ne è una prova.
Per questo dal punto di vista tematico la sua poesia privilegia la sfera degli interessi privati alimentandosi da esperienze vissute personalmente: i filoni della produzione di Catullo tracciano una vera e propria storia della sua anima dove l' "io letterario" coincide con l' "io storico".
La soggettività è tanto intensa da distaccarsi addirittura dalla poesia neoterica, essendo quest'ultima talmente raffinata da risultare quasi distaccata dal vero sentimento provato.

Ed è quindi l'amore per Lesbia ad occupare il posto centrale del Liber, la descrizione di questa storia d'amore nelle sue varie fasi, di una vicenda personalissima e passionale narrata dall'interno.
a)Amore iniziale. Il carme 68 segna l'inizio dell'amore, dove Clodia è descritta in termini stilnovistici, confusa da una luce divina e misteriosa: l'amore è ancora nelle prime fasi, quindi è solo un vagheggiamento fantastico che reca palpiti e tremori, lontano dalla passione struggente di quello futuro.

b)Passione profonda. Ben presto Catullo trasforma i segni fisici dell'amore in un tormento più interiore e quasi religioso.
Si ha un processo di sublimazione dell'amata che viene comparata ad una dea (Illa mi par esse deo videtur), tendenza che avrà in seguito fortuna tra i poetae novi e che verrà svuotata dunque di ogni coinvolgimento emotivo.
Catullo si abbandona ora all'impeto della passione: sono questi i giorni dell'amore felice, in cui poeta ed amata sono un tutt'uno (Vivamus mea Lesbia atque amemus); Catullo sembra annegare in questo sentimento travolgente ed obliare il mondo circostante.
Permane tuttavia uno sgomento superstizioso nell'autore dato dalla clandestinità del suo amore; a lungo rimarrà il ricordo di questa fase della storia amorosa, il periodo dei candidi soles, dei giorni luminosi.

c)Dolore struggente e lacerazione. Le prime infedeltà dell'amata distruggono la sua immagine di donna-angelo: svanisce il sogno di un amore eternamente felice e Catullo si travaglia in una continua alternativa di sentimenti. Infatti è ancora attaccato a Lesbia ma ormai le illusioni di una rinnovata fedeltà cadono; per questo il poeta decide di troncare col passato e di rompere ogni rapporto:
Ma gli intenti della ragione divergono dai desideri del cuore e nulla possono contro questi, Catullo si ritrova dunque impotente: si consuma e si tortura, prende atto del fatto che questo conflitto tra amore (e ricordo dell'amore passato) ed odio (del presente), fra il dolce rimpianto di Lesbia e la cruda realtà attuale, fra speranza e disperazione, è insanabile (odi et amo...).
Catullo è spaccato in due e nessuna di queste due parti può prendere il sopravvento.

d)Angoscia di morte. Negli ultimi carmi il conflitto interiore perde violenza: predomina ora la pietà e l'autocommiserazione.
Sentendosi oppresso da un'angoscia di morte Catullo invoca inutilmente il soccorso dagli uomini da cui si sente abbandonato, si appella allora alla pietà degli dei, chiedendo di essere liberato dalla passione che gli toglie ogni gioia, dall'amore che si è ormai tramutato in un taeter morbus, una orrenda malattia.
La preghiera è un atto di disperazione più che di fede, la disperazione di un uomo che si sente solo e abbandonato.
All'angoscia si aggiunge anche un intenso desiderio di catarsi spirituale: l'amore per Lesbia è sentito ormai come qualcosa di degradante e l'unico conforto sul punto di morte sarà nel sentirsi innocente e nella coscienza che il male non è stata opera sua, ma di Clodia.


3) L'Amicizia.
Sia per la sua naturale espansività, sia per la natura elitaria del cenacolo culturale dei neoteroi, Catullo manifesta un bisogno costante di confidarsi e manifestare i propri sentimenti; molti carmi sono dedicati ad amici e tale dedica comporta nel poeta un reale ed affettuoso colloquio con la persona.
Il sentimento dell'amicizia è portato alla massima intensità: Catullo crede in una piena comunanza di affetti e pensieri, in una partecipazione reciproca delle gioie e dei dolori.
Come nell'amore l'amicizia richiede il rispetto del foedus da entrambe le parti, un vincolo di dedizione assoluta delle anime.

Affine al tema dell'amicizia è quello degli affetti familiari: Catullo, nonostante il suo anticonformismo, crede fermamente nella tradizionale sacralità dell'istituto familiare di Roma. Ne è una prova la profonda tristezza che abbatte il poeta alla morte del fratello, quando sembra che l'età della giovinezza sia ormai tramontata ed emerge il ricordo nostalgico di un paradiso domestico perduto.


4) La satira e l'invettiva.
La satira politica in Catullo è rivolta contro persone più che contro partiti o idee, e nasce sia dallo spirito beffardo sia dal candido moralismo che porta al disprezzo di qualunque bassezza morale.
Negli ultimi tempi della sua vita, quando viene a mancare ogni fiducia negli uomini, la corruzione politica si assomma alle altre cause di disperazione contribuendo alla malattia interiore del poeta.
Gli attacchi politici sono prevalentemente rivolti ai cesariani, per questo è necessario precisare che, nonostante abbia sempre rifiutato ogni coinvolgimento attivo nella vita politica, Catullo non si disinteressa ad essa.
Spesso le ragioni dell'invettiva sono antipatia personali o il mancato rispetto del foedus.


5) Moralità e religiosità.
Catullo cerca di superare con l'idea del foedus il suo conflitto tra la concezione romana tradizionale dell'amore e l'audacia anticonformistica della passione per Lesbia.
Rimane nel poeta il timore superstizioso di un'ostilità degli dèi per un amore che assorbe tutta l'esistenza senza potersi trasformare in legame consacrato; le divinità non sono dunque dispensatrici di salvezza.
La moralità romana viene trasferita da Catullo sul piano degli affetti familiari e su quello amoroso : pietas e fides sono concetti chiave del foedus.

Il Liber Catulliano

Nelle sue poesie Catullo mostra di interessarsi alle caratteristiche esterne, fisiche del proprio libro e, per quanto ne sappiamo, a Roma è il primo poeta a creare un libro di poesia, sull'esempio ellenistico.
Il Canzoniere (o Liber) è composto da 116 carmi, divisi in tre sezioni sulla base di un criterio stilistico e preceduti dalla dedica a Cornelio Nepote, in cui il poeta definisce le proprie poesie "nugae"(inezie):
I - LX: Carmi brevi e in metro vario, molto immediati, relativamente sciolti da modelli e meritanti il nome di nugae. L'argomento è per lo più personale ed ispirato ad una grande varietà di situazioni: affetti, amori, amicizie, invettive, polemiche letterarie ed altro.
LXI - LXVIII: Carmi più lunghi e più elaborati letterariamente, chiamati carmina docta proprio in merito del maggior impegno letterario
LXIX - CXVI: Carmi brevi in metro elegiaco ed epigrammi. Non si distinguono dalla prima sezione per il contenuto in quanto gli argomenti sono sempre assai personali. Il tono è piuttosto satirico e si fa sentire maggiormente l'influenza ellenistica

Alla prima attività poetica possono essere ricondotti i carmi più leggeri e spensierati del Liber, quelli in cui il lusus (giuoco, divertimento) è evidente; si hanno un erotismo scurrile, caricature e motti di spirito contro i nemici. C'è quasi un tentativo di opposizione di questo spirito di lusus alla gravitas romana.

La seconda parte del Canzoniere è occupata dai carmi più lunghi e concepiti con il principio neoterico della doctrina: maggiori cure stilistiche e formali, eleganza e perfezione dello stile. Alcuni considerano per questo i carmina docta come fredde esercitazioni letterarie, lontane dalla calda spontaneità delle nugae.
Vi è il ricorso alle tematiche illustri del mito in cui però accanto a virtuosistici intarsi descrittivi si aprono vasti spazi di introspezione psicologica. Anche qui i modelli greci subiscono una notevole rielaborazione, prediligendo tematiche personali.
Il racconto autobiografico si specchia nella vicenda mitica che assurge così ad exemplum, a paradigma: viene a crearsi un voluto parallelismo tra la vicenda personale e e quella leggendaria evocata da un remoto passato.
Rimangono così tutti i temi della poesia catulliana e trovano una più libera idealizzazione: nella narrazione del mito di Arianna, ad esempio, Catullo proietta se stesso nella figura della donna tradita; torna in tal modo il tema del foedus amoroso e l'idealizzazione sta nel valore esemplare del mito che trascende la dimensione autobiografica.

Risulta quindi evidente la profonda unitarietà delle parti del Liber, data dal ritorno persino ossessivo di alcuni nuclei tematici forti e molto personali.

Modelli e Stile

a)Modelli. Come tutti i poetae novi, Catullo prende come modello i lirici greci arcaici (Saffo, Alceo, Archiloco etc.) ma soprattutto i poeti ellenistici, rappresentati dall'alessandrino Callimaco (cfr. Nascita lirica romana e Neoteroi).
Il riferimento ai modelli non viene occultato, ma anzi apertamente esibito in quanto arricchimento dotto di risonanze antiche, omaggio all'antico maestro o tentativo di competizione con l'illustre predecessore.
Nonostante ciò è possibile riscontrare una sostanziale antitesi tra l'elegante giuoco intellettuale ellenistico e la poesia di Catullo, arricchita da temi personali e dall'immediatezza data dalla sincerità del sentimento.
La poesia ellenistica mantiene invece un forte distacco dalla materia trattata, considerata sempre come esercizio d'arte; in Catullo il lusus non è inteso come paignion ellenistico, come puro esercizio letterario: l'urgenza della passione impediscono di rimanere sul piano del puro divertimento intellettuale.
Contrariamente agli ellenistici infatti dalla produzione di Catullo possiamo ricavare informazioni biografiche sul personaggio storico dell'autore.
Un punto di contatto è invece la poesia estremamente egocentrica, limitata ai temi personali e chiusa al mondo esterno.

b)Pubblico e Linguaggio. L'intera produzione catulliana si inscrive nell'ambito della cerchia neoterica e una poesia di circolo presuppone il riferimento costante all'ambiente degli amici-poeti, essendo questi gli unici destinatari; per questo la poesia di Catullo è costruita per soddisfare le aspettative di tale particolare pubblico, le stesse -del resto- dell'autore in quanto condivisore delle stesse esperienze e gusti del gruppo.

L'artificio letterario è poco avvertito, tuttavia tale spontaneità ed immediatezza è frutto di una meticolosa elaborazione artistica del piano linguistico e stilistico, il labor limae.
Spesso il linguaggio si avvicina alla semplicità del parlare quotidiano con preferenza dei periodi semplici e della paratassi: Catullo, basandosi sul principio ellenistico della poikilia, applica una sapiente commistione di registri linguistici. La lingua risponde ad un codice aristocratico che non esclude strutture del sermo cotidianus e volgarismi accostati ad intarsi eruditi e preziosi.
Ciononostante perfino nelle invettive più crude Catullo organizza armonicamente la poesia tramite l'intervento di una raffinata compositio e di una calibrata struttura retorica.

Da notare è la sostanziale unità, anche per quanto riguarda lo stile, tra le nugae ed i carmina docta: le differenze non sono di tipo qualitativo, bensì qualitativo, cioè predomina il registro alto senza però annullare quello più quotidiano.

c)Originalità. La grandezza e l'originalità di Catullo consistono in un prodigioso equilibrio fra intensità personale dell'esperienza vissuta e la doctrina, la ricerca della perfezione formale; a ciò si aggiunge spesso il paradosso della presenza del suddetto lusus, dell'artificio letterario, in una poesia personalissima.

Catullo apparteneva ad una famiglia agiata e ben nota: il padre ospitò Quinto Metello Celere e Giulio Cesare in casa propria al tempo del loro proconsolato in Gallia. Trasferitosi a Roma intorno al 61-60 a.C., cominciò a frequentare ambienti politici, intellettuali e mondani, conobbe personaggi influenti e conosciuti dell'epoca, come Quinto Ortensio Ortalo, Gaio Memmio, Cornelio Nepote ed Asinio Pollione, infine ebbe contatti ostili con Cesare e Cicerone.

Con una stretta cerchia d'amici letterati, quali Licinio Calvo ed Elvio Cinna fondò un circolo privato e solidale per stile di vita e tendenze letterarie. Durante il suo soggiorno prolungato a Roma ebbe una relazione travagliata con Clodia, sorella del tribuno Clodio, una delle figlie del nobile Appio Claudio Pulcro, soprannominata nei Carmi con lo pseudonimo di Lesbia, in riferimento alla grande poetessa greca Saffo, dell'isola di Lesbo. Secondo un'indicazione di Apuleio, Clodia rimase vedova nel 59 a.C. di Quinto Metello Celere, dopodiché si mise col giovane Celio Rufo, che poi denunciò in tribunale per una serie di reati, tra cui un tentativo di avvelenamento nei suoi confronti. Rufo verrà difeso da Cicerone, il quale sosterrà che tutte le accuse erano fondate sulla vanità ferita di Clodia, abbandonata dal suo amante Celio. Nell'arringa del grande oratore Clodia viene dipinta come una matrona dell'alta aristocrazia, che vive la vita godereccia di una prostituta. Anche la figlia avuta da Metello si distinse per la vita licenziosa e i molti adulteri.

Clodia, che aveva una decina d'anni più di Catullo, viene da lui descritta graziosa colta intelligente e spregiudicata. La loro pseudo-relazione, in quanto non vi è alcuna certezza storica, sarebbe iniziata quando il marito era ancora vivo, e sarebbe stata alternata da periodi di litigi e di riappacificazioni: l'ultima lettera che Catullo le scrisse fu del 55 o 54 a.C. (in essa viene citata la spedizione di Cesare in Britannia).

Da alcuni suoi carmi emerge che il poeta ebbe anche un'altra relazione, con un giovinetto di nome Giovenzio.

Nel 57-56 a.C. accompagnò Gaio Memmio in Bitinia e in quella circostanza rese omaggio, nella Troade, alla tomba del fratello. Tornato in Italia nel 56, si recò nella villa di Sirmione, dove trascorse gli ultimi due anni della sua vita, consumato fisicamente da un’oscura malattia e psichicamente dalla sfortunata esperienza d’amore con Clodia e dal dolore per la morte del fratello.

Catullo non partecipò mai attivamente alla vita politica, anzi voleva fare della sua poesia un ludus fra amici, una poesia leggera e lontana dagli ideali politici tanto osannati dai letterati del tempo. Tuttavia seguì la formazione del primo triumvirato, i casi violenti della guerra condotta da Cesare in Gallia e Britannia, i tumulti fomentati da Clodio (comandante dei populares e acerrimo nemico di Marco Tullio Cicerone), i patti di Lucca e il secondo consolato di Pompeo. Clodio verrà poi assassinato da Milone, difeso sempre da Cicerone, che detestava anche Clodia, da cui forse era stato sessualmente respinto. Abile amministratrice dei propri beni, dopo la morte di Metello Celere, Clodia viene ricordata un'ultima volta da Cicerone nel 45 a.C., quando è intenzionato a comprare gli "horti Clodiae" sulle rive del Tevere; si rivolge all'amico Attico perché faccia da intermediario.

Nel Carme 52 il disprezzo della vita politica si fa disprezzo per la vita stessa. Non è però da escludere che qualcuno abbia in qualche modo agevolato la sua morte (tant'è che si parla anche di suicidio), in quanto era molto odiato dai potenti dell'epoca (Cesare, Cicerone, Pompeo e Mamurra). L'ironia e il sarcasmo contro Mamurra, un fidato prefetto di Cesare, erano pesantissimi:

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