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  • Saggio breve sull'Illuminismo

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Dai che suona!
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Ciao, ho urgente bisogno che qualcuno di voi di buona volontà mi svolga questo saggio breve per domani. Al link che segue trovate la traccia http://it.scribd.com/doc/88482621/Saggio-Breve-Illuminismo#force_seo che contiene i documenti a cui fare riferimento, non considerate Giuseppe Parini e l'immagine della "dea ragione". Gli altri documenti possono essere considerati tutti o solo alcuni. Grazie.
P.s. per esempio svilupparlo sulla tolleranza, usando voltaire e cacciari; mi servirebbero almeno titolo e tesi, almeno...
melody_gio
melody_gio - Tutor - 33101 Punti
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Ciao,

prova magari a sviluppare una bozza sul tema e poi ti aiutiamo a rivederla e a svilupparla.

Ciao,
Giorgia.
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Può andare bene?

TITOLO: è giusto essere tolleranti con gli intolleranti?
Tolleranza è un termine sociologico, culturale e religioso relativo alla capacità collettiva e individuale vivere pacificamente con coloro che credono e agiscono in maniera diversa dalla propria. Termine solitamente collegato alla pratica della nonviolenza, estende le sue implicazioni agli ambiti della religione, del sesso e della politica, e ben difficilmente conduce a comportamenti violenti; tolleranza significa anche indulgenza nei confronti degli altri. L'illuminismo fu un ampio movimento politico, sociale, culturale e filosofico sviluppatosi approssimativamente nel secolo XVIII in Europa. Nacque in Inghilterra ma ebbe il suo massimo sviluppo in Francia. Il termine illuminismo è passato a significare genericamente qualunque forma di pensiero che voglia "illuminare" la mente degli uomini, ottenebrata dall'ignoranza e dallasuperstizione, servendosi della critica della ragione e dell'apporto della scienza. Con l'illuminismo si affermò un diverso modo di ragionare, basato sulla ragione e non sulla fede, sulla sperimentazione e non sulla deduzione. L'illuminismo inoltre contrariava tutte quelle dottrine, proprie del Medioevo, che erano basate su credenze false, sulla superstizione, sull'ignoranza. (TESI)Essendo non dogmatico per definizione (cioè non credendo nell'esistenza di una Verità assoluta inconfutabile), l'illuminismo era giocoforza "tollerante" e aperto alle nuove idee, anche a quelle non riconosciute e quindi non ufficiali. il “Trattato sulla tolleranza”, una delle più famose opere di Voltaire. Pubblicato in Francia nel 1763 costituisce un testo fondamentale della riflessione sulla libertà di credo, sul rispetto delle opinioni e di molte di quelle caratteristiche con cui oggi identifichiamo una società come civile. Voltaire si batte contro quella che definisce come "superstizione": un misto di fanatismo religioso, irrazionalità e incapacità di vedere le gravi conseguenze del ricorso alla violenza gratuita, alla sopraffazione, alla tortura e diffamazione, che spesso spazza via intere famiglie. In particolare Voltaire rivolge la sua attenzione e l'opera della sua penna a diversi casi di clamorosi errori giudiziari finiti in tragedia. Tutti i casi nascono da fanatismi religiosi e sospetti che non vengono mai dimostrati ma che portano comunque alla morte i condannati(ingiustamente). In tutti i casi non c’è stata tolleranza. Inoltre, seppur le accuse fossero state giuste, non sarebbe stata giusta la pena di morte, perché come scrive Beccaria nel trattato “Dei delitti e delle pene”, non è l’intensione (ovvero l'intensità), ma «l'estensione» e la certezza della pena ad esercitare un ruolo preventivo dei reati, insieme alla sua prontezza. Il risultato dei suoi ragionamenti mostra l'inutilità delle pene che venivano usate rispetto allo scopo perseguito: una pena di grande intensità può essere presto dimenticata ed il delinquente può essere in grado di godere dei frutti del suo misfatto. Al contrario, una pena duratura impedirebbe a chi compie un crimine di godere dei frutti del suo reato e, benché non sia intensa, si ricorderebbe più facilmente. La detenzione in carcere è quindi la pena più giusta per i colpevoli. Massimo Cacciari dice di considerare tolleranza “un termine orrendo”, poiché presuppone un atteggiamento del tipo “ti sopporto perché mi sento superiore a te. Quindi, è giusto essere tolleranti con gli intolleranti? No, nazisti e terroristi ti vengono a cercare per ammazzarti. I condannati dei casi di Voltaire non vennero minimamente ascoltati e alcuni furono costretti a scappare, non ci fu tolleranza. La tolleranza è priva di senso in un contesto di guerra o anche solo di inimicizia. Può maturare solo in un clima di mediazione. Voltaire e Beccaria erano illuministi e quindi anche tolleranti.

melody_gio
melody_gio - Tutor - 33101 Punti
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dovresti fare un tuo elaborato, questo è un copia e incolla preso da Wikipedia. Magari prova a rielaborarlo a parole tue.

Ciao,
Giorgia.
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cavolo, rifarlo a parole mie mi sembra impossibile, è perfetto così...comunque nn è preso tutto da wikipedia :) . Adesso ci provo

Aggiunto 1 giorno più tardi:

Lo metto comunque, ma l'ho già consegnato
TITOLO: è giusto essere tolleranti con gli intolleranti?
Tolleranza nel senso più generale del termine indica la capacità di vivere in modo sereno con altre persone che pensano e agiscono in modo diverso da noi. La tolleranza dal punto di vista religioso o politico indica comportamenti non violenti. L’illuminismo fu il più importante movimento intellettuale dell’Europa del Settecento. Le sue origini sono da ricercare in Inghilterra ma si sviluppò soprattutto in Francia. Con l’illuminismo si fa riferimento a tutti quei pensieri che possono “illuminare” la mente degli uomini, oscurata dall’ignoranza e dalla superstizione, utilizzando la ragione e la scienza. Con l’illuminismo cambia il modo di ragionare delle persone, ci si basa sulla ragione e sulla deduzione piuttosto che sulla fede e le deduzioni. L’illuminismo inoltre era contrario a tutte le dottrine basate su false credenze, ignoranza e superstizione, quindi, essendo senza dogmi, cioè senza una verità assoluta e inconfutabile, l’illuminismo era “tollerante” e aperto alle nuove idee, anche quelle non riconosciute e quindi non ufficiali. Faremo ora riferimento a Voltaire, Beccaria e Cacciari per dimostrare la nostra tesi. Voltaire pubblica in Francia nel 1763 il “Trattato sulla tolleranza”, un opera in cui discute la libertà di credo e il rispetto per le opinioni altrui. Voltaire si batte contro la "superstizione", un misto di fanatismo religioso e irrazionalità capaci di portare alla morte persone innocenti. Voltaire si concentra su alcuni casi di errori giudiziari che fecero condanne ingiuste. Tutti i casi nascono da fanatismi religiosi e sospetti che non vengono mai dimostrati ma che portano comunque alla morte i condannati. In tutti i casi non c’è stata tolleranza. Inoltre, seppur le accuse fossero state giuste, non sarebbe stata giusta la pena di morte, perché come scrive Beccaria nel trattato “Dei delitti e delle pene”, non è l’intensità ma la durata e la certezza della pena a preventivare i reati, assieme alla velocità con la quale viene emessa. Il risultato dei suoi ragionamenti mostra l'inutilità delle pene che venivano usate rispetto allo scopo che si voleva raggiungere, perchè una pena di grande intensità può essere dimenticata in poco tempo ed il malfattore può essere in grado di beneficiare del suo misfatto. Invece, una pena duratura impedirebbe a chi compie un crimine di godere dei frutti del suo reato e, benché non sia intensa, si ricorderebbe più facilmente. La detenzione in carcere è quindi la pena più giusta per i colpevoli. Massimo Cacciari dice di considerare tolleranza “un termine orrendo”, poiché presuppone un atteggiamento del tipo “ti sopporto perché mi sento superiore a te. Quindi, è giusto essere tolleranti con gli intolleranti? No, nazisti e terroristi ti vengono a cercare per ammazzarti. I condannati dei casi di Voltaire non vennero minimamente ascoltati e alcuni furono costretti a scappare, non ci fu tolleranza. La tolleranza è priva di senso in un contesto di guerra o anche solo di inimicizia. Può maturare solo in un clima di mediazione. Voltaire e Beccaria erano illuministi e quindi anche tolleranti.
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