valentina91kira
valentina91kira - Erectus - 94 Punti
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chi mi sa aiutare con sta domanda di letteratura ???
" illustra le caratteristiche più rilevanti del Risorgimento italiano e le opere che meglio rappresentano questo perioso letteriario "
grazieee



AIUTATEMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
piccola princess
piccola princess - Sapiens - 532 Punti
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Ho trovato delle informazioni su Wikipedia:

IL RISORGIMENTO
« ...il mare la ricinge quasi d'abbraccio amoroso ovunque l'Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro. E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d'anime parlan d'Italia »
(Giuseppe Mazzini, La Patria)

Il Risorgimento fu il periodo della storia d'Italia durante il quale la nazione italiana - stanziata in gran parte nella penisola italiana (o, più esattamente, a sud dello spartiacque alpino), nelle isole di Sardegna, Sicilia e negli arcipelaghi minori - conseguì la propria unità nazionale.

Il termine richiama l'idea di una resurrezione della nazione italiana attraverso la conquista dell'unità nazionale per lungo tempo perduta. Tuttavia, per quanto questa visione idealizzata del periodo sia, da talune interpretazioni moderne, riveduta in un concetto più ampio della situazione italiana ed internazionale e la stessa unificazione venga vista a volte più come un processo di espansione del regno di Sardegna che come un processo collettivo, il termine è ormai accettato ed ha assunto valenza storica per questo periodo della storia d'Italia.

LE IDEE E GLI UOMINI
Le idee liberali, le speranze suscitate dall'illuminismo e i valori della Rivoluzione francese furono portate in Italia da Napoleone sulla punta delle baionette dell'Armée d'Italie. Rovesciati gli stati preesistenti, i francesi, deludendo le speranze dei patrioti "giacobini" italiani, si erano stabilmente insediati nella Pianura Padana, creando repubbliche su modello francese (Repubblica Cispadana), rivoluzionando la vita del tempo, portando sì idee nuove, ma facendone anche ricadere il costo sulla economia locale. Era nato così un crogiolo di aspettative e di ideali, alcuni incompatibili tra loro: vi erano in campo quelli romantico-nazionalisti, repubblicani, socialisti o anticlericali, liberali, i monarchici filo Savoia o papalini, laici e clericali, vi era l'ambizione espansionista di Casa Savoia tendente a raggiungere l'unità della Pianura Padana, vi era il bisogno di liberarsi dal dominio austriaco nel Regno del Lombardo-Veneto, unitamente al generale desiderio di migliorare la situazione socio-economica approfittando delle opportunità offerte dalla rivoluzione tecnico-industriale, superando al contempo la frammentazione della penisola laddove sussistevano stati in parte liberali, che spinsero i vari rivoluzionari della penisola a elaborare e a sviluppare un'idea di patria più ampia e ad auspicare la nascita di uno stato nazionale analogamente a quanto avvenuto in altre realtà europee come Francia, Spagna e Gran Bretagna.

Le personalità di spicco in questo processo furono molte tra cui: Giuseppe Mazzini, figura eminente del movimento liberale repubblicano italiano ed europeo; Giuseppe Garibaldi, repubblicano e di simpatie socialiste, per molti un eroico ed efficace combattente per la libertà in Europa ed in Sud America; Camillo Benso conte di Cavour, statista in grado di muoversi sulla scena europea per ottenere sostegni, anche finanziari, all'espansione del Regno di Sardegna; Vittorio Emanuele II di Savoia, abile a concretizzare il contesto favorevole con la costituzione del Regno d'Italia.

Vi furono gli unitaristi repubblicani e federalisti radicali contrari alla monarchia come Nicolò Tommaseo e Carlo Cattaneo; vi furono cattolici come Vincenzo Gioberti e Antonio Rosmini che auspicavano una confederazione di stati italiani sotto la presidenza del Papa o della stessa dinastia sabauda.

IL BIENNIO DELLE RIFORME
Nel cosiddetto biennio delle riforme (1846-1848), a seguito del fallimento dei moti rivoluzionari mazziniani, prendono vigore progetti politici di liberali moderati, tra cui spiccano Massimo d'Azeglio, Vincenzo Gioberti e Balbo con "le speranze d'Italia" i quali, sentendo soprattutto la necessità di un mercato unitario come premessa essenziale per un competitivo sviluppo economico italiano, avanzano programmi riformisti per una futura unità italiana nella forma accentrata o federativa. Nasce così il movimento neoguelfo che riscuote successo presso l'opinione pubblica in coincidenza con l'elezione di papa Pio IX, ritenuto erroneamente un "liberale".

OPERE
« Dagli atri muscosi dai fori cadenti,
dai boschi, dall'arse fucine stridenti,
dai solchi bagnati di servo sudor,
un volgo disperso repente si desta;
intende l'orecchio, solleva la testa
percosso da novo crescente rumor. »
(Alessandro Manzoni, Adelchi)


« Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo
Perché siam divisi »
(Goffredo Mameli, Canto degli Italiani)

IL RISORGIMENTO COME MOTO NAZIONAL-POPOLARE

Una storiografia sviluppatasi già all'indomani della raggiunta unità d'Italia con gli storici N.Bianchi e C.Tivaroni [36] volle presentare il movimento risorgimentale come il perfetto risultato realizzatosi quasi in modo provvidenziale tramite l'incontro tra democratici, il popolo, e moderati, i politici liberali, avvenuto con la mediazione della monarchia sabauda.

In contrasto con questa visione provvidenzialistica già l'Oriani nel 1892 [37] con Croce [38] mettevano in rilievo come in effetti l'unità d'Italia si era raggiunta con una conquista regia risultato di un compromesso tra una monarchia sabauda troppo debole per unificare il paese da sola e un movimento democratico, altrettanto debole per poter fare una rivoluzione popolare cosicché l'Italia postunitaria difettava ora nelle sue strutture democratiche e non avrebbe mai potuto assolvere al ruolo che pretendeva di grande potenza europea.

Gli storici del periodo fascista come Gioacchino Volpe (1927)[39] ripresero invece la teoria postrisorgimentale che giudicava come positiva la visione di un Risorgimento come risultato di una guerra dinastica poiché questa era stata la necessaria premessa dell'avvento del fascismo che, dopo la felice conclusione della "quarta guerra d'indipendenza", la prima guerra mondiale, aveva realizzato i già delineati destini del popolo italiano che il movimento fascista aveva fatto protagonista di quella rivoluzione democratica prima fallita.

L'Omodeo (1926) riprendeva in parte la visione del Risorgimento come il risultato di una positiva e feconda azione messa in atto da una minoranza liberale che era stata però sopraffatta dall'avvento del fascismo. Tesi questa condivisa in parte da Croce (1928) che giudicava positivamente il periodo della politica liberale che aveva portato all'unità nazionale e che aveva governato saggiamente nel periodo postunitario fino a quando non si era manifestata quella "malattia morale" del fascismo, destinata comunque ad essere sanata dal liberalismo.

Spero di esserti stata d'aiuto,altrimenti torna di nuovo quì!
Ciao :hi

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