Harlemx
Harlemx - Habilis - 264 Punti
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ME LO POTETE CORREGGERE
Quanto t'aligre,omo d'altura!

Questa opera, scritta da Jacopone Da Todi contiene due soli protagonisti uno vivo e uno morto. Il vivo deride il defunto persona molto viziata nel mondo dei viventi che dopo il decesso si presenta come individuo pentita e riconosce le sue colpe esortando il vivo a non seguire il suo esempio.Durante la prima parte il frate incita gli uomini,che si sentono sicuri di se stessi e superiori agli altri, a riflettere sulla morte e quindi pensare al momento in cui, allontanata da questa terra saranno giudicati non in base al loro aspetto fisico o alla loro posizione sociale,ma secondo il loro comportamento assunto durante la vita.Più avanti troviamo un dialogo tra i due personaggi nel quale Jacopone non si limita ad elencare quello che materialmente accade al corpo umano dopo la morte.Osserviamo infatti la crudeltà del vivo che,sentendosi quasi un giudice,chiede spiegazioni al decaduto riguardo i suoi bei vestiti che indossava sulla terra e di cui ormai ne era privo, e di tutte le altre parti del corpo:il corpo era privo di colore, i capelli caduti, gli occhi usciti fuori dalle orbite, il naso non più riconoscibile, la lingua sparita, le labbra ed i denti che non ci sono più e infine le braccia in decomposizione.In questa poesia viene attribuito ad ognuno delle parti elencati sopra, uno specifico comportamento del morto : i capelli rappresentano l'atteggiamento superbio avuto dall'uomo, gli occhi il suo orgoglio, il naso la sua superbia, la lingua il linguaggio accogliente utilizzato e le braccia la prepotenza che l'uomo usò per minacciare la gente.E ben visibile il pentimento di quest'ultimo che risponde con tristezza e vergogna a tutti i quesiti che gli vengono posti senza pietà.Nelle ultime strofe il frate ricorda ancora che l'uomo nella tomba è chiusa in uso stretto spazio e rimane spoglio di tutti i suoi beni perciò alla fine è costretto a rimanere alle sue richezze. L'autore scrive questa testo in volgare umbro ma abbiamo anche l'uso del francese e del latino

.anonimus.
.anonimus. - Tutor - 44996 Punti
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Questa opera, scritta da Jacopone Da Todi, contiene due soli protagonisti: uno vivo e uno morto. Il vivo deride il defunto,quest'ultimo è una persona molto viziata nel mondo dei viventi che dopo il decesso si presenta come individuo pentito e riconosce le sue colpe invogliando il vivo a non seguire il suo esempio. Durante la prima parte il frate incita gli uomini, che si sentono sicuri di se stessi e superiori agli altri, a riflettere sulla morte e quindi pensare al momento in cui, allontanati da questa terra, saranno giudicati non in base al loro aspetto fisico o alla loro posizione sociale ma secondo il loro comportamento assunto durante la vita.Più avanti troviamo un dialogo tra i due personaggi nel quale Jacopone non si limita solamente ad elencare quello che materialmente accade al corpo umano dopo la morte. Osserviamo infatti la crudeltà del vivo che,sentendosi quasi un giudice,chiede spiegazioni al deceduto riguardo i suoi bei vestiti che indossava sulla terra e di cui ormai ne era privo, e di tutte le altre parti del corpo:il corpo era privo di colore, i capelli caduti, gli occhi usciti fuori dalle orbite, il naso non più riconoscibile, la lingua sparita, le labbra ed i denti che non ci sono più e infine le braccia in decomposizione. In questa poesia viene attribuito ad ognuno delle parti sopra elencate, uno specifico comportamento del morto : i capelli rappresentano l'atteggiamento superbio avuto dall'uomo, gli occhi il suo orgoglio, il naso la sua superbia, la lingua il linguaggio accogliente utilizzato e le braccia la prepotenza che l'uomo usò per minacciare la gente. E ben visibile il pentimento di quest'ultimo (non si capisce quest'ultimo a chi è riferito, io metterei direttamente il soggetto a cui ti riferisci) che risponde con tristezza e vergogna a tutti i quesiti che gli vengono posti senza pietà. Nelle ultime strofe il frate ricorda ancora che l'uomo nella tomba è chiuso in uno stretto spazio e rimane spoglio di tutti i suoi beni perciò alla fine è costretto a rimanere alle sue richezze. L'autore scrive questa testo in volgare umbro ma si avvale anche dell'utilizzo del francese e del latino.

Ho corretto un po' la punteggiatura e dei piccoli errori qua e là.
Spero di esserti stata d'aiuto.
ciao Laura!

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