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Guido Guinizzelli: Vedut’ ho la lucente stella diana
Vedut’ ho la lucente stella diana,
ch’apare anzi che ’l giorno rend’ albore,
c’ha preso forma di figura umana;
sovr’ ogn’ altra me par che dea splendore:
viso de neve colorato in grana,
occhi lucenti, gai e pien’ d’amore;
non credo che nel mondo sia cristiana
sì piena di biltate e di valore.
Ed io dal suo valor son assalito
con sì fera battaglia di sospiri
ch’avanti a lei de dir non seri’ ardito.
Così conoscess’ella i miei disiri!
per la pietà ch’avrebbe de’ martiri.

Inquadra questa poesia all’interno della tradizione letteraria di cui fa parte, istituendo un raffronto tra essa e altri testi
da te studiati*. Si può considerare questo testo come un tipico esempio della poesia stilnovistica? È presente, in questa
poesia, la tipica “donna-angelo” dello Stilnovo?



* questa è la poesia da confrontare

Guido Guinizzelli: Io voglio del ver la mia donna laudare

Io voglio del ver la mia donna laudare
Ed assembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro a l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede:

e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om po’ mal pensar fin che la vede.
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