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  • PARAFRASI PRIAMO ALLA TENDA DI ACHILLE X DOMANI

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greta.vagliani
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PARAFRASI: PRIAMO ALLA TENDA DI ACHILLE DAL VERSO 468 AL VERSO 526 E DAL VERSO 549 AL VERSO 595


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federica-2001
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Priamo entra senza essere visto e si avvicina ad Achille, gli prende le ginocchia fra le mani e poi gli bacia le mani: quelle terribili mani che gli avevano ucciso tanti figli. Così come quando una grave colpa ha travolto un uomo, che, ucciso in patria qualcuno, fugge in altro paese, in casa d’un ricco signore e al suo apparire suscita stupore nei presenti, così meravigliato Achille guardava Priamo simile a un dio. Anche gli altri erano stupiti e si guardavano in faccia.

Priamo si rivolge ad Achille pregandolo di pensare a suo padre, che ha gli stessi suoi anni ed è anche lui sulla soglia della vecchiaia, e che forse anche lui ha delle persone attorno che lo tormentano e non ha nessuno vicino che possa allontanare da lui il danno e il male. Però lui, almeno, ha la gioia di sapere che suo figlio Achille è vivo e può sperare di vederlo ritornare da Troia. Priamo dice invece che lui è infelice perché ha generato figli valorosi, ma nessuno di loro è rimasto in vita. Ne aveva 50 quando gli Achei arrivarono ad assediare la città, 19 erano figli della stessa moglie, gli altri erano figli delle altre sue donne della reggia. Ma molti di loro sono morti e quello che poteva difendere la città anche da solo era stato ucciso da Achille. Priamo dice di essere andato lì, fra le navi degli Achei, per suo figlio Ettore, per riscattare il suo corpo con molti oggetti preziosi che ha portato con se'. Chiede ad Achille di rispettare gli dei e di avere compassione di lui, pensando a suo padre e al fatto che Priamo è molto più infelice di lui. Oltretutto Priamo ha fatto qualcosa che nessun altro uomo ha mai fatto, cioè baciare la mano di colui che gli uccise il figlio.
Parlando così, fece salire il pianto agli occhi di Achille che pensava a suo padre e che prese la mano del vecchio scostandolo dolcemente. Entrambi erano presi dai loro ricordi: Priamo pensava ad Ettore sterminatore di guerrieri e piangeva a dirotto rannicchiato ai piedi di Achille che a sua volta piangeva un po' per suo padre e un po' per Patroclo. Il loro lamento si levava alto nella stanza.
Ma quando il divino Achille si fu consolato grazie a quel pianto, gliene passò la voglia e si alzò in piedi sollevando il vecchio e provando compassione per quel capo canuto e quel mento bianco.
Allora si rivolse al vecchio dicendogli che era vero, che aveva dovuto soffrire molto e che serviva proprio un cuore di ferro per osare andare al cospetto dell'uomo che gli aveva ucciso tanti figli. Poi lo invita ad accomodarsi e a smettere di piangere, poiché il pianto non offre conforto, ma fa solo venire freddo.
Achille dice che sono gli dei ad aver stabilito che gli uomini vivano in mezzo alla tristezza, mentre loro sono senza preoccupazioni. Dice che nella sala di Zeus ci sono i due vasi dei doni che egli dà ai mortali: uno è pieno di mali, l’altro di beni.

fonte: http://ripassofacile.blogspot.com/2014/01/parafrasi-achille-e-priamo.html


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melody_gio
melody_gio - Tutor - 43418 Punti
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# federica-2001 : Priamo entra senza essere visto e si avvicina ad Achille, gli prende le ginocchia fra le mani e poi gli bacia le mani: quelle terribili mani che gli avevano ucciso tanti figli. Così come quando una grave colpa ha travolto un uomo, che, ucciso in patria qualcuno, fugge in altro paese, in casa d’un ricco signore e al suo apparire suscita stupore nei presenti, così meravigliato Achille guardava Priamo simile a un dio. Anche gli altri erano stupiti e si guardavano in faccia.

Priamo si rivolge ad Achille pregandolo di pensare a suo padre, che ha gli stessi suoi anni ed è anche lui sulla soglia della vecchiaia, e che forse anche lui ha delle persone attorno che lo tormentano e non ha nessuno vicino che possa allontanare da lui il danno e il male. Però lui, almeno, ha la gioia di sapere che suo figlio Achille è vivo e può sperare di vederlo ritornare da Troia. Priamo dice invece che lui è infelice perché ha generato figli valorosi, ma nessuno di loro è rimasto in vita. Ne aveva 50 quando gli Achei arrivarono ad assediare la città, 19 erano figli della stessa moglie, gli altri erano figli delle altre sue donne della reggia. Ma molti di loro sono morti e quello che poteva difendere la città anche da solo era stato ucciso da Achille. Priamo dice di essere andato lì, fra le navi degli Achei, per suo figlio Ettore, per riscattare il suo corpo con molti oggetti preziosi che ha portato con se'. Chiede ad Achille di rispettare gli dei e di avere compassione di lui, pensando a suo padre e al fatto che Priamo è molto più infelice di lui. Oltretutto Priamo ha fatto qualcosa che nessun altro uomo ha mai fatto, cioè baciare la mano di colui che gli uccise il figlio.
Parlando così, fece salire il pianto agli occhi di Achille che pensava a suo padre e che prese la mano del vecchio scostandolo dolcemente. Entrambi erano presi dai loro ricordi: Priamo pensava ad Ettore sterminatore di guerrieri e piangeva a dirotto rannicchiato ai piedi di Achille che a sua volta piangeva un po' per suo padre e un po' per Patroclo. Il loro lamento si levava alto nella stanza.
Ma quando il divino Achille si fu consolato grazie a quel pianto, gliene passò la voglia e si alzò in piedi sollevando il vecchio e provando compassione per quel capo canuto e quel mento bianco.
Allora si rivolse al vecchio dicendogli che era vero, che aveva dovuto soffrire molto e che serviva proprio un cuore di ferro per osare andare al cospetto dell'uomo che gli aveva ucciso tanti figli. Poi lo invita ad accomodarsi e a smettere di piangere, poiché il pianto non offre conforto, ma fa solo venire freddo.
Achille dice che sono gli dei ad aver stabilito che gli uomini vivano in mezzo alla tristezza, mentre loro sono senza preoccupazioni. Dice che nella sala di Zeus ci sono i due vasi dei doni che egli dà ai mortali: uno è pieno di mali, l’altro di beni.


Ciao Federica,

quando fai degli interventi estrapolati da altri siti ricordati sempre di citare la fonte di quel sito.

Ti ringrazio,
Giorgia.

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