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  • PARAFRASI ODISSEA DAL VERSO 110 AL 164

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matteodessi01
matteodessi01 - Ominide - 17 Punti
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salve vorrei la parafrasi dell'odissea dal verso 110 al 164! grazie E, lasciandolo in vita, a errar su i neri Flutti lo sforza. Or via, pensiam del modo, Che l’infelice rieda, e che Nettuno L’ire deponga. Pugnerà con tutti Gli Eterni ei solo? Il tenterebbe indarno. 115Di Saturno figliuol, padre de’ Numi, De’ Regi Re, replicò a lui la Diva, Cui tinge gli occhi un’azzurrina luce, Se il ritorno d’Ulisse a tutti aggrada, [p. 6 modifica] Che non s’invia nell’isola d’Ogige 120L’ambasciator Mercurio, il qual veloce Rechi alla Ninfa dalle belle trecce, Com’è fermo voler de’ Sempiterni, Che Ulisse al fine il natio suol rivegga? Scesa in Itaca intanto, animo e forza 125Nel figlio io spirerò, perch’ei, chiamati Gli Achei criniti a parlamento, imbrigli Que’ proci baldi, che nel suo palagio L’intero gregge sgozzangli, e l’armento Dai piedi torti e dalle torte corna. 130Ciò fatto, a Pilo io manderollo e a Sparta, Acciocchè sappia del suo caro padre, Se udirne gli avvenisse in qualche parte, Ed anch’ei fama, vïaggiando, acquisti. Detto così, sotto l’eterne piante 135Si strinse i bei talar, d’oro, immortali, Che lei sul mar, lei su l’immensa terra, Col soffio trasportavano del vento. Poi la grande afferrò lancia pesante, Forte, massiccia, di appuntato rame 140Guernita in cima, onde le intere doma Falangi degli eroi, con cui si sdegna, E a cui sentir fa di qual padre è nata. Dagli alti gioghi del beato Olimpo [p. 7 modifica] Rapidamente in Itaca discese, Si fermò all’atrio del palagio in faccia, Del cortil su la soglia, e le sembianze145 Vestì di Mente, il condottier de’ Tafj. La forbita in sua man lancia sfavilla. Nel regale atrio, e su le fresche pelli Degli uccisi da lor pingui giovenchi Sedeano, e trastullavansi tra loro150 Con gli schierati combattenti bossi Della Regina i mal vissuti drudi. Trascorrean qua e là serventi, e araldi Frattanto: altri mescean nelle capaci Urne l’umor dell’uva, e il fresco fonte;155 Altri le mense con forata, e ingorda Spugna tergeano, e le metteano innanzi, E le molte partian fumanti carni. Simile a un Dio nella beltà, ma lieto Non già dentro del sen, sedea tra i proci160 Telemaco: mirava entro il suo spirto L’inclito genitor, qual s’ei, d’alcuna Parte spuntando, a sbaragliar si desse Per l’ampia sala gli abborriti Prenci

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