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  • Parafrasi 3 capitolo de 'Il fanciullino'

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Mi servirebbe la parafrasi 3 capitolo de 'Il fanciullino'

In alcuni non pare che egli sia; alcuni non credono che sia in loro; e forse è apparenza e credenza falsa. Forse gli uomini aspettano da lui chi sa quali mirabili dimostrazioni e operazioni; e perché con le vedono, o in altri o in sé, giudicano che egli non ci sia. Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili. Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l'ombra di fantasmi e il cielo di dei (7) . Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva (8). Egli è quello che nella gioia pazza pronunzia, senza pensarci, la parola grave che ci frena. Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d'amaro e di dolce, e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo. Egli fa umano l'amore, perché accarezza esso come sorella (oh! Il bisbiglio dei due fanciulli tra un bramire di belve) , accarezza e consola la bambina che è nella donna. Egli nell'interno dell'uomo serio sta ad ascoltare, ammirando, le fiabe e le leggende, e in quello dell'uomo pacifico fa echeggiare stridule fanfare di trombette e di pive, e in un cantuccio dell'anima di chi più non crede, vapora d'incenso l'altarino che il bimbo ha ancora conservato da allora. Egli ci fa perdere il tempo, quando noi andiamo per i fatti nostri, ché ora vuol vedere la cinciallegra che canta, ora vuol cogliere il fiore che odora, ora vuol toccare la selce che riluce.
E ciarla intanto, senza chetarsi mai; e, senza lui, non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo per solito, ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle, perché egli è l'Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente. Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose. Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola, e al contrario. E a ciò lo spinge meglio stupore che ignoranza, e curiosità meglio che loquacità: Impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare.

.anonimus.
.anonimus. - Tutor - 45016 Punti
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Provaci e la rivediamo insieme (anche se sbagli fa nulla,falla come la faresti tu).

Ti aiuto solo con una piccola parte dell'inizio:

Alcuni pensano che il fanciullino non esista, altri invece non credono che sia in loro, e pensano che sia un'apparenza e una credenza non veritiera. Forse gli esseri umani hanno chissà quali aspettative, cercano e vogliono dimostrazioni e operazioni dal fanciullino; ma dato che non le ottengono (vedono), sia negli altri che in se stessi, si convincono della sua inesistenza. Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili....
Dunque, lui è colui che: ha paura al buio perché al buio vede o crede di vedere; colui che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose mai viste; colui che parla agli animali, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: ovverosia colui che popola l'ombra di fantasmi e il cielo di dei. Lui è colui che piange e ride senza motivo per cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. È colui che nella perdita delle persone a noi care (amate) riesce a dire quel qualcosa di infantile che ci fa sciogliere in lacrime e che ci salva. Lui è colui che nella gioia non bada alle parole. Lui rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d'amaro e di dolce, e facendo di entrambe due cose ugualmente soavi al ricordo.

Provaci dai, non è difficile.
Ciao Laura!
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Segnalami eventuali errori, grazie mille comunque :)
Alcuni pensano che il fanciullino non esista, altri invece non credono che sia in loro, e pensano che sia un'apparenza e una credenza non veritiera. Forse gli esseri umani hanno chissà quali aspettative, cercano e vogliono dimostrazioni e operazioni dal fanciullino; ma dato che non le ottengono (vedono), sia negli altri che in se stessi, si convincono della sua inesistenza. Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili. Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose mai viste; quello che parla agli animali, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l'ombra di fantasmi e il cielo di dei. Egli è quello che piange e ride senza un motivo, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che alla morte di una persona cara riesce a dire quel particolare infantile che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva. Egli è quello che nella gioia pazza pronuncia, senza pensarci, la parola grave che ci frena. Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, moderandole d'amaro e di dolce, e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo. Egli rende umano l'amore, perché lo accarezza come una sorella, accarezza e consola la bambina che è nella donna. Egli ascolta l’anima dell’uomo, ammirando, le fiabe e le leggende, e in quello dell'uomo pacifico fa risuonare stridule bande di trombette e di pifferi, e in un posticino nascosto nell'anima di chi più non crede, profuma d'incenso l'altare che il bimbo ancora conserva. Egli ci fa perdere tempo, quando noi andiamo per i fatti nostri, perché ora vuol vedere la cinciallegra che canta, ora vuole raccogliere il fiore che odora, ora vuol toccare la selce che risplende. E parla intanto, senza fermarsi mai; e, senza lui, non solo non vedremmo tante cose a cui non facciamo casi, ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle, perché egli è l'Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente. Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose. Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola, e al contrario. E a ciò lo spinge meglio stupore che ignoranza, e curiosità meglio che loquacità: rimpicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare.

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