paola.leo.16
paola.leo.16 - Ominide - 5 Punti
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mi serve la parafrasi del 5 libro dell'odissea o precisamente di questi versi:
Mercurio, Nume venerato, e caro,115
Che della verga d'òr la man guernisci,
Qual mai cagione a me, che per l'addietro
Non visitavi, oggi t'addusse? Parla.
[p. 132]
Cosa, ch’io valga oprar, nè si sconvegna,
Disdirti io non saprei, se il pur volessi.120
Su via, ricevi l’ospital convito:
Poscia favellerai. Detto, la mensa,
Che ambrosia ricopria, gli pose avanti,
Ed il purpureo nettare versògli.
Questo il celere messaggiero, e quella125
Prendea; nè prima nelle forze usate
Tornò, che apria le labbra in tali accenti:
Tu Dea me Dio dunque richiedi? Il vero,
Poichè udirlo tu vuoi, schietto io ti narro.
Questo viaggio di Saturno il figlio130
Mal mio grado mi diè. Chi vorria mai
Varcar tante onde salse, infinite onde,
Dove città non sorge, e sagrifici
Non v’ha chi ci offra, ed ecatombe illustri?
Ma il precetto di Giove a un altro Nume135
Nè vïolar, nè obbliar lice. Teco,
Disse l’Egidarmato, i giorni mena
L’uom più gramo tra quanti alla cittade
Di Priamo innanzi combattean nove anni,
Finchè il decimo al fin, Troja combusta,140
Spiegaro in mar le ritornanti vele.
Ma nel cammino ingiuriâr Minerva,
Che destò le bufere, e immensi flutti
[p. 133]
Contra lor sollevò. Tutti periro
Di quest'uomo i compagni; ed ei dal vento145
Venne, e dal fiotto ai lidi tuoi portato.
Or tu costui congederai di botto:
Chè non morir dalla sua terra lunge,
Ma la patria bensì, gli amici, e l'alto
Riveder suo palagio, è a lui destino.150
Inorridì Calipso, e, con alate
Parole rispondendo, Ah, Numi ingiusti,
Sclamò, che invidia non più intesa è questa,
Che se una Dea con maritale amplesso
Si congiunge a un mortal, voi nol soffrite?155
Quando la tinta di rosato Aurora
Orïone rapì, voi, Dei, cui vita
Facile scorre, acre livor mordea,
Finchè in Ortigia il rintracciò la casta
Dal seggio aureo Diana, e d'improvvisa


Su i lidi assiso, e su i romiti scogli,200
Con dolori, con gemiti, con pianti
Struggesi l'alma, e l'infecondo mare,
Lagrime spesse lagrimando, agguarda.
Calipso, illustre Dea, standogli appresso,
Sciagurato, gli disse, in questi pianti205
Più non mi dar, nè consumare i dolci
Tuoi begli anni così: la dipartita,
Non che vietarti, agevolarti io penso.
Su via, le travi nella selva tronche,
Larga, e con alti palchi a te congegna210
Zattera, che sul mar fosco ti porti.
Io di candido pan, che l'importuna
Fame rintuzzi, io di purissim'onda,
E di rosso licor, gioja dell'alma,
La carcherò: ti vestirò non vili215
Panni, e ti manderò da tergo un vento,
Che alle contrade tue ti spinga illeso,
Sol che d'Olimpo agli abitanti piaccia,
[p. 136]
Con cui di senno in prova io già non vegno.
Raccapricciossi a questo il non mai vinto220
Dalle sventure Ulisse, e, O Dea, rispose
Con alate parole, altro di fermo,
Non il congedo mio, tu volgi in mente,
Che vuoi, ch’io varchi su tal barca i grossi
Del difficile mar flutti tremendi,

grazieee

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