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  • Italiano-Tema esercizio Odissea.

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Anthrax606
Anthrax606 - VIP - 25051 Punti
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Il tema non sarebbe per me, ma me ne servirebbe le sviluppo.

Sviluppa il tema della contrapposizione fra civiltà e barbarie, passando attraverso l'antitesi fra mondo greco e mondo “altro”, nonché fra l'astuto Odisseo e il selvaggio Polifemo.


Grazie in anticipo a chiunque si appresterà a rispondere. :D
Achille95
Achille95 - Sapiens Sapiens - 1768 Punti
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Ciao France. Queste sono delle dispense sul tema che devi svolgere.

Fondamentalmente devi parlare delle differenze e dei punti di incontro che si trovano nello "scontro" tra civilta' e barbarie, ovvero tra i popoli ellenistici e ed enellizati e i bar bar, coloro che "balbettavano per comunicare".

Parti dalla politica greca, svolgi il tema della filosofia e della ricerca, dell'avanguardia delle tecniche militari contrapposta alla scadente barbarica in ognuno di questi settori. Fulcro della tua tesi sara' l'esempio di Ulisse contrapposto a Polifemo, il genio moderno contro la bestia antica.


Spero di esserti stato utile. Antonio


Contestualizzazione • Odisseo, partito dall’isola di Ogigia (da Calipso) su una zattera, naviga per diciassette giorni. Quando giunge in vista dell’isola dei Feaci, Poseidone scatena una violenta tempesta e lo fa naufragare. L’eroe, tramite Nausicaa, la figlia del re dell’isola, viene ospitato nella reggia e qui racconta della tempesta che lo ha travolto dopo la partenza dall’isola di Calipso. Alcinoo, il re dei Feaci, gli promette una nave per far ritorno a Itaca.
• Il giorno seguente, durante il banchetto, l’aedo Demodoco narra alcuni episodi della guerra di Troia e Odisseo si commuove. Allora Alcinoo invita l’ospite a rivelare la sua identità e le vicende della sua vita. L’eroe dice il suo nome e racconta ai Feaci gli eventi successivi alla caduta di Troia: sulla via del ritono insieme ai compagni egli raggiunse le terre dei Lotofagi (in Africa, golfo della Sirte, mangiatori di loto), dei Cìconi (in Tracia che corrisponde più o meno all’attuale Macedonia) e infine la terra dei Ciclopi. Odisseo ha già raccontato di essere approdato con la flotta, nel buio di una notte senza stelle né luna, su una piccola isola disabitata (l’isola delle Capre), ma ricca di selvaggina per nutrirsi. Allo spuntare dell’alba, Odisseo, assieme ad alcuni dei suoi compagni, decide di esplorare la terra vicina, spinto dalla curiosità.

L’episodio • Odisseo incontra il ciclope Polifemo: è questo il primo grande episodio raccontato dall’eroe alla corte dei Feaci. Polifemo è un gigante solitario, restio persino alla convivenza con i suoi simili, che disprezza ogni codice di comportamento civile, primo tra tutti quello dell’ospitalità sacra a Zeus. Odisseo con i compagni entra nella grotta del Ciclope e, finito nei guai, ne viene fuori grazie alla sua astuzia e al suo sangue freddo.

Analisi dei vv. 216-286
1.Ulisse e i compagni entrano nella grotta di Polifemo e decidono di aspettarlo per curiosità (vv. 216-232) Un primo aspetto da evidenziare è la dettagliata descrizione dell’antro che rivela la meraviglia dello sguardo di Odisseo e dei suoi compagni dinanzi a tanta abbondanza: il Ciclope è un pastore che vive nella grotta assieme alle greggi, suddivise in gruppi a seconda delle età (i più vecchi da una parte, poi gli esemplari giovani) e infine i lattanti.
Un altro elemento da sottolineare è la curiosità che spinge Odisseo ad esplorare l’isola del Ciclope e che lo induce a restare, nonostante il parere opposto dei compagni che vorrebbero invece fare provviste e andarsene. Si comprende dunque come nell’Odissea il viaggio non è solo una necessità (determinata dal desiderio naturale di tornare a casa dopo una lunga lontananza), ma anche un’occasione di conoscenza attraverso l’esplorazione (come è preannunciato nel proemio).
Qual è la funzione dello spazio?
È narrativa, perché anticipa alcune caratteristiche del personaggio (il Ciclope vive in una grotta, isolato dagli altri, è un pastore, si nutre di formaggi …).
Di che tipo di presentazione si tratta? È una presentazione indiretta che avviene attraverso gli indizi forniti dall’ambiente in cui vive.
2.Polifemo entra nella grotta. Vv.233- 249 Quali elementi connotano subito Polifemo, agli occhi di Odisseo, come un essere mostruoso, fuori dall’ordinario?
La presentazione che Odisseo fa del Ciclope è inizialmente indiretta, fatta cioè attraverso gli indizi forniti dall’ambiente in cui vive e da alcune caratteristiche/comportamenti del personaggio: a)la forza smisurata (il fascio pesante di legna che porta e il macigno con cui chiude l’apertura della grotta); b)è un pastore, si nutre di latticini: un indizio di inciviltà perché nella mentalità greca la pastorizia rappresenta uno stadio primitivo rispetto all’agricoltura che rappresenta il progresso e la civiltà.
3.Polifemo scopre Odisseo e i compagni e chiede loro chi sono (vv. 250-255) La domanda di Polifemo rappresenta una prima violazione del codice dell’ospitalità presso gli antichi Greci; una delle regole fondamentali era infatti quella di accogliere l’ospite in casa, offrirgli un banchetto e dei doni; solo dopo aver espletato il rito dell’accoglienza, era consentito chiedere all’ospite di fornire informazioni sulla sua identità, sulla sua patria d’origine e sulle ragioni del viaggio.
Il tono spaventoso della voce è un altro interessante aspetto della mostruosità di Polifemo.

4.(256-271) Odisseo risponde e chiede ospitalità. a)Odisseo risponde innanzitutto alle domande rivoltegli: sono Achei vincitori, che vengono da Troia e vogliono tornare a casa, dunque hanno una meta precisa. Odisseo, prudentemente, non rivela il suo nome (come aveva fatto invece alla corte dei Feaci), perché non si fida del Ciclope che non ha rispettato il codice dell’ospitalità (a differenza dei Feaci).
b)Segue la supplica dell’ospitalità: Odisseo sollecita il trattamento ospitale che gli spetta e un dono ospitale. Può farlo, perché nel mondo greco, aprire la propria casa allo straniero, rifocillarlo e metterlo in condizione di poter ripartire per il suo viaggio rientrava nel sistema di valori fondanti. Non a caso Odisseo invoca Zeus, perché tra le sfere di competenza del del dio rientrava anche la protezione degli stranieri e degli ospiti. La violazione dell’ospitalità era sanzionata sul piano sociale (vendetta o nel caso di Elena, una guerra che porta alla distruzione dei Troiani, colpevoli, a causa di Paride, di aver violato le leggi dell’ospitalità, la xenìa) e divino: l’ospite, infatti era sotto la protezione di Zeus xènios, per cui, chi lo offendeva, infrangeva il precetto religioso di rispettare gli dei, e veniva perciò punito con quei mali che sempre colpivano chi violava le prescrizioni divine.
vv. 272-280 La risposta di Polifemo A quali parole di Odisseo si indirizza la risposta di Polifemo? Polifemo risponde solo ai vv. 261-271, ignorando ciò che l’eroe ha detto della sua nobiltà, delle sue imprese e della sua fama; egli vive in un mondo diverso e le parole di Odisseo non gli dicono nulla. Di Troia e di Agamennone evidentemente non ha mai sentito parlare: un abisso lo separa dal mondo eroico.

La replica del Ciclope non lascia spazio ad alcuna speranza. Il fatto che dia dello sciocco a Odisseo, lui che al termine della vicenda sarà vittima ottusa di una beffa, è un elemento che contribuisce all’effetto comico dell’episodio.
Anche l’empietà (l’irriverenza nei confronti degli dei) è un segno di barbarie e di inciviltà: nella loro ingenua arroganza, i Ciclopi sono convinti di essere più forti degli dei e per questo non li venerano, anzi li ignorano.
Vv. 281-286. La risposta di Odisseo Odisseo avverte la pericolosità della domanda del Ciclope (che vuole conoscere la posizione della nave) e risponde astutamente con una menzogna, affermando che è stato Posidone a fracassare la sua nave ai confini della terra dei Ciclopi. In realtà Odisseo vi era giunto di sua volontà, spinto dalla curiosità.
vv. 287-295 Il Ciclope divora i compagni / impotenza di Odisseo Dissi così, ed egli non mi rispose, con cuore spietato, / ma d’un balzo allungò sui compagni le mani, / ne afferrò due a un tempo e li sbatté come cuccioli /a terra: sprizzò a terra il cervello, e bagnò il suolo. / Li squartò membro a membro e apprestò la sua cena: / mangiava come un leone cresciuto sui monti, niente lasciava, / interiora, carni e ossa con il midollo. / Noi piangendo alzammo a Zeus le mani, / vedendo l’atroce misfatto: eravamo impotenti.

Il comportamento del Ciclope raggiunge a questo punto l’apice della barbarie e dell’infamia: il cannibalismo. È questa la sua risposta alla richiesta da parte di Odisseo e dei compagni di una ospitale accoglienza. Anche l’atto di mangiare carne umana (cruda, benché Polifemo usi il fuoco) non è “umano”, nel senso che il Ciclope si nutre anche degli scarti (ossa, interiora) come fanno le bestie feroci; il narratore (Odisseo) insiste su questo aspetto, come dimostra la similitudine del leone (che serve a rafforzare l’immagine del cannibalismo del Ciclope). All’assoluta empietà e barbarie di Polifemo, si contrappone la pietas, la devozione verso gli dei di Odisseo e compagni che alzano le mani al cielo, verso la divinità, supplicandone l’intervento.

Temi fondamentali
1.La contrapposizione tra civiltà e barbarie Il mondo dei Ciclopi e di Polifemo rappresenta un livello particolare dell’esistenza, completamente estraneo alla civiltà. Polifemo non coltiva la terra, non sacrifica agli dei, perché dice di non temerli, consuma un pasto orrendo, perché cannibalesco e indiscriminato, senza suddivisione delle parti del corpo; nel suo comportamento verso gli ospiti, egli rivela il suo mondo e se stesso. Polifemo ignora il senso del limite ed è ancora in uno stadio di civiltà arretrato per molti aspetti: in quanto pastore, non conosce né la produzione né il consumo di pane, tipico dell’agricoltura, stadio evoluto della civiltà; pur avendo il fuoco, non lo impiega per cuocere i cibi (divora crudi i compagni di Odisseo).
Il fatto che l’astuzia di Odisseo trionfi sulla forza bruta del Ciclope rappresenta l’affermarsi della civiltà sulla selvaticità, sulla ferinità. Non a caso Odisseo usa il vino, prodotto della civiltà, come arma per sconfiggere chi è pazzo, dominato dall’intemperanza animale, soggetto a essere vinto dall’istinto.

I Ciclopi sono descritti dal poeta come esseri appartenenti a un mondo rovesciato, descrivibile solo in negativo (vedi Terra dei Ciclopi). Polifemo fa professione di empietà (non si danno pensiero di Zeus egioco) e non si cura del dovere dell’ospitalità; viola uno dei massimi tabù della civiltà cibandosi dei suoi ospiti, ritenendosi invincibile e al di sopra di ogni legge e dovere (peccato di hybris = tracotanza). Comportandosi in tal modo, dimostra il carattere ferino, la sua mancanza di umanità, evidente anche nell’incapacità di comunicare con gli essere umani e di relazionare invece con gli animali (mentre divora gli uomini, Polifemo si commuove di fronte al grosso montone che contrariamente al solito lascia per ultimo la caverna).
2.L’eroismo di Ulisse L’episodio di Polifemo è significativo perché lascia trasparire una diversa concezione dell’eroismo. A differenza di quanto accade nell’Iliade, l’eroe non deve dimostrare il proprio valore solo sul campo di battaglia, nel confronto in armi con i nemici, ma in altri ambiti:
a) nella sfera della parola: è l’abilità nel parlare che consente a Odisseo di far cadere il Ciclope nel tranello del vino;
b) nella “metis”, vale a dire nell’intelligenza e nell’astuzia, nella capacità di trovare soluzioni in situazione di grave pericolo, senza ricorrere necessariamente alla forza e alla violenza, come dimostra il piano escogitato per sfuggire al terribile mostro: lo stratagemma dello pseudonimo (nessuno), il vino che fa ubriacare il ciclope, l’accecamento con il palo, la fuga sotto i montoni.
c)Nella capacità di dominare i sentimenti di vendetta: Odisseo non si scaglia contro il Ciclope quando costui divora i compagni, perché è conscio della sua inferiorità fisica, né uccide il mostro quando è stato accecato e apparentemente inerme, perché solo lui può spostare l’enorme masso che ostruisce l’ingresso dell’antro.

Inoltre il modello di eroe incarnato da Odisseo si arricchisce di altri aspetti inediti rispetto all’Iliade: a)l’umanità (vedi Trame C, p. 88) e b)la curiosità (Trame C, p. 88).

L’episodio di Polifemo consacra Odisseo come un personaggio complesso, al tempo stesso eroe dell’intelligenza, astuto e ingannatore, abile padrone della parola, preoccupato della sorte dei suoi compagni. L’intelligenza e l’astuzia conducono l’eroe non solo alla salvezza, ma anche alla vendetta (egli procura una menomazione fisica irrimediabile a Polifemo) e alla beffa (Polifemo dichiarerà agli altri Ciclopi accorsi in suo aiuto di essere stati aggrediti da Nessuno).


Meraviglioso per gli antichi è ogni portento che suscita in positivo stupore e ammirazione o che suscita in negativo terrore e ribrezzo. Il meraviglioso in questa avventura assume i tratti dell’orrido grazie ad alcuni particolari macabri che il poeta-narratore dissemina nel testo.
La sfida che Odisseo lancia al Ciclope antropofago è una riedizione del tema della lotta tra Bene e Male, tra razionalità e animalità. I ciclopi sono esseri che non rispettano le norme comuni né le leggi degli dei, e neppure conoscono le assemblee, emblema di una vita sociale organizzata. A queste valenze negative si aggiunge anche la brutalità del personaggio: Polifemo è empio e pecca di tracotanza perché calpesta le leggi dell’ospitalità. Per tutto questo complesso di implicazioni la sconfitta di Polifemo diventa l’esaltazione delle capacità dell’intelligenza umana e delle potenzialità della civiltà. Tutto ciò è personificato in Odisseo.

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