Raffii
Raffii - Sapiens Sapiens - 865 Punti
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Chi mi da una mano in letteratura ? ... Mi serve il riassunto del capitolo 34 dei promessi sposi, parla delle madre di una certa cecilia,si trova nel lazzaretto .. Grz 1000 in anticipo ^_^

Jessica93
Jessica93 - Genius - 3813 Punti
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Ecco a te! Spero di averti aiutata!

Arrivato sotto le mura di Milano, Renzo entra nella città attraverso Porta Nuova, corrompendo con una moneta da mezzo ducato la guardia che avrebbe dovuto vietare l'ingresso a chiunque non avesse mostrato un certificato di buona salute. Il giovane, arrivato poi presso al Naviglio, va incontro ad un passante con la sola intenzione di chiedere le indicazioni necessarie a raggiungere l'abitazione di Don Ferrante; l'uomo però, credendo che il ragazzo è un untore (questa sarà la sua versione dei fatti per tutto il resto della sua vita), lo tiene lontano con il bastone, minacciando di usarlo contro di lui. Proseguendo il suo cammino, Renzo viene richiamato da una donna, affacciata con i suoi figli al terrazzo di una abitazione, che gli chiede di avvertire il commissario della loro condizione: essendo morto di peste suo marito, la loro porta di casa è stata chiodata, nessuno passa però a portarle da mangiare ed adesso rischia di morire di fame insieme ai figli. Renzo le dona i due pani acquistati a Monza (ed è una forma più nobile di restituzione di quelli trovati per strada il giorno del tumulto di San Martino) e promette di fare il possibile per aiutarla. In piazza San Marco il ragazzo vede una macchina della tortura ed assite poi al passaggio di un apparitore e dei monatti che guidano alcuni carri carichi di cadaveri. Procedendo oltre, Renzo incontra un prete che, pur mantenendo da lui ad una certa distanza e tenendo davanti a sé un bastone come difesa, gli indica finalmente il percorso da seguire per raggiungere la casa di Don Ferrante ed accetta anche di prendersi cura del caso della donna chiusa in casa. Il giovane riprende il cammino ed il senso di angoscia comincia a crescere in lui. Sta ormai per raggiungere la sua destinazione ed ha paura di quella che sarà la verità che dovrà affrontare. La desolazione, la tristezza e le scene di dolore e di morte che è costretto a vedere lungo il suo percorso non lo aiutano certo a trovare conforto e coraggio. La scena più toccante gliela offre una giovane donna, di rara bellezza, che porta la sua figlia morta, di nome Cecilia, sul carro dei monatti per poi fare ritorno a casa ed aspettare la morte insieme alla sua altra figlia.
Dopo aver incontrato un gruppo di malati che vengono condotti al Lazzaretto, Renzo raggiunge infine l'abitazione di donna Prassede e don Ferrante, ed una donna da dentro casa lo informa con fare brusco che Lucia si trova anch'essa al Lazzaretto. Il giovane rimane per un poco di tempo vicino alla porta, è chiaramente arrabbiato ed agitato, ed il suo strano comportamente lo fa credere un untore da una donna poco distante da lui. Al grido di lei "l'untore! dagli! dagli! dagli all'untore!" accorre un piccola folla ed il giovane è costretto a scappare per salvarsi. Le urla degli assalitori attirano altre persone e quando Renzo si accorge di avere la via bloccata in entrambe le direzioni, si fa coraggio e salta su un carro carico di cadaveri, condotto dai monatti verso il luogo di sepoltura. Il protagonista viene accolto festosamente dai monatti, che lo ringraziano per la sua attività di untore e lo aiutano anche a mettere in fuga la folla, brindando infine alle numerosi morti. Giunto al corso di porta orientale, da lui percorsa più volte durante i giorni del tumulto, Renzo salta giù dal carro e si dirige verso il Lazzaretto. Dopo esser passato attravero una immensa folla di ammalati, raggiunge infine la porta d'ingresso di quel triste ospedale.

http://www.orlandofurioso.com/Letteratura/iPromessiSposi/Riassunto/Capitolo%2034.php

Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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Riassunto capitolo 34 dei Promessi Sposi
Per entrare a Milano Renzo non incontra particolari difficoltà: basta una moneta per ottenere il rapido consenso della guardia. Se fuori di città ciò che intristisce la campagna, parte incolta e tutta arida, dentro la città impressionano il silenzio e i segni desolanti della peste, che come potenza distruttiva travolge ogni cosa lasciando dietro di sé cadaveri e cenci. Proposito principale di Renzo di pervenire alla casa di don Ferrante alla ricerca della sua Lucia. Non ha con sé che indicazioni generiche. Un passante, a cui con buona educazione chiede informazioni, lo allontana con mal garbo con gli occhi stralunati e imbracciando e minacciando con un nodoso bastone: lo aveva ritenuto un unto re. L'attenzione di Renzo è poi richiamata dalle invocazioni di una donna circondata dai suoi bambini e chiusa e sequestrata in casa dall'esterno: ritenendola portatrice di peste, gli amministratori l'avevano chiusa, come si fa per la quarantena e l'avevano dimenticata. Rischiava di morire di fame. Renzo le porge il poco pane di cui dispone: si incarica di avvertire qualcuno. Poco dopo incontra un prete che finisce di confessare un malato. A lui affida la donna e gli chiede informazioni sull'ubicazione della casa di don Ferrante. Ma via via che scorre lungo i quartieri della città, da quelli periferici a quelli del centro, Renzo si imbatte in scene raccapriccianti di dolore e di morte: dovunque fetore di cadaveri, visioni di solitudine e di abbandono, serrati tutti gli usci di strada, per tutto cenci, e segni di un progressivo imbarbarimento delle menti e dei costumi. quando Renzo arriva in città, questa aveva per la peste perduto i due terzi della popolazione. Le strade erano deserte: i pochi che per necessità le percorrevano prendevano tutte le cautele per evitare il contagio e per scansare incontri con i favoleggiati untori. Carri guidati da monatti erano adibiti alla raccolta dei malati o dei cadaveri. Ad un monatto una povera madre consegna il corpo esanime di una sua figliola: l'adagia lei stessa nel carro raccomandando che la si lasci così. Poco dopo si affaccia ad un balcone con in braccio un 'altra bambina, anche lei segnata dalla peste. Vincendo la commozione Renzo si avvia verso la casa cercata: alla finestra si affaccia una donna che gli annuncia che Lucia non c'è, che è stata portata al lazzaretto. E nulla altro risponde a Renzo, che voleva notizie più precise e teneva indeciso la mano sul martello della porta: lo stringeva e lo storceva. Il gesto non sfugge ad una donna che passava, una sorta di strega che lo addita alla folla come untore. Preso in mezzo dalla piccola folla Renzo prima minaccia col coltello, poi salta su un carro di monatti che stava passando. I monatti lo prendono sotto la loro protezione: la folla si dissolve scaricando la propria rabbia impotente in gesti che minacciano ancora il presunto untore. Renzo su quel carro si trova ora dentro le forme più sconvolgenti e turpi della peste: e non sono solo i cadaveri buttati sui carri a dare l'impressione di qualcosa di infernale, ma anche i monatti che si abbandonano ad una sorta di sadico compiacimento per la molta gente che muore e cantano canzonacce e bevono e si danno a forme di diabolica orgia. Ad uno di loro Renzo appare un povero untorello, uno che certamente non può essere un untore. Non ne possiede secondo il monatto i fieri requisiti. Ormai sono al lazzaretto: Renzo ringrazia e si congeda. Dentro il lazzaretto ciò che colpiva era la folla dei malati, sui quali la peste, anche se sopravvivevano, lasciava a volte segni spaventosi di degradazione. Il gruppo che più impressiona è quello degli alienati mentali, degli istupiditi. Una scena improvvisa è quella di un cavallo non domo con sulla groppa un cavaliere, un appestato impazzito: dietro corrono i monatti: tutto poi si ravvolge in un nuvolo di polvere.
tratto dai nostri appunti

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