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FIGURE RETORICHE DELLA POESIA INVERNALE DI GUIDO GOZZANO! SE è POSSIBILE,VICINO AI VERSI,GRAZIE.
…cri…i…i…i…icch”…
l’incrinatura
il ghiaccio rabescò, stridula e viva.
“A riva!” Ognuno guadagnò la riva
disertando la crosta malsicura.
“A riva! A riva!…” un soffio di paura
disperse la brigata fuggitiva
“Resta!” Ella chiuse il mio braccio conserto,
le sue dita intrecciò, vivi legami,
alle mie dita. “Resta, se tu m’ami!”
E sullo specchio subdolo e deserto
soli restammo, in largo volo aperto,
ebbri d’immensità, sordi ai richiami.

Fatto lieve così come uno spetro,
senza passato più, senza ricordo,
m’abbandonai con lei nel folle accordo,
di larghe rote disegnando il vetro.
Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più tetro…
dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più sordo…

Rabbrividii così, come chi ascolti
lo stridulo sogghigno della Morte,
e mi chinai, con le pupille assorte,
e trasparire vidi i nostri volti
già risupini lividi sepolti…
Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più forte…

Oh! Come, come, a quelle dita avvinto,
rimpiansi il mondo e la mia dolce vita!
O voce imperiosa dell’istinto!
O voluttà di vivere infinita!
Le dita liberai da quelle dita,
e guadagnai la riva, ansante, vinto…

Ella sola restò, sorda al suo nome,
rotando a lungo nel suo regno solo.
Le piacque, al fine, ritoccare il suolo;
e ridendo approdò, sfatta le chiome,
e bella ardita palpitante come
la procellaria che raccoglie il volo.

Noncurante l’affanno e le riprese
dello stuolo gaietto femminile,
mi cercò, mi raggiunse tra le file
degli amici con ridere cortese:
“Signor mio caro, grazie!” E mi protese
la mano breve, sibilando: – Vile!

Anthrax606
Anthrax606 - VIP - 27645 Punti
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Ciao!
Ecco a te l’analisi retorica:

L’onomatopea iniziale pascolianamente si semantizza nella «incrinatura» subito seguente e si prolunga nell’insistita allitterazione della r, spesso rafforzata da vicine consonanti, fino a divenire il Leitmotiv fonico delle prime quattro strofe, fin- ché, cioè, il poeta ascolta il ghiaccio spezzarsi senza allontanarsene; la successione dei tre aggettivi che qualificheranno successivamente il «cricch», «tetro ... sordo ... forte» (vv. 17, 18 e 24), più che costituire tecnicamente una climax è dettata da ragioni puramente metriche, ma al tempo stesso accompagna, o meglio pro- voca, le reazioni del poeta; se il suono tetro17 e sordo suscita visioni funeree, di fronte alle quali il poeta resta assorto, quasi vittima di un incubo, impietrito e co- me fascinato, il rumore fattosi più intenso è come un risveglio, dà voce all’istin- to di sopravvivenza; l’ultimo aggettivo, «forte», il più neutro dei tre, quello che sembra limitarsi a denotare il progredire dell’incrinatura, dà tuttavia il la alla stro- fe successiva, il cui attacco con la ribadita assonanza «Oh! Come, come [...]» ren- de l’immediatezza della reazione: il suono di morte, perduto il suo fascino ambi- guo e fattosi forte e chiaro, diviene imperioso incitamento alla vita.
La «riva» invocata a gran voce all’inizio del v. 3 torna in rima nello stesso verso e di nuovo, duplicata, a formare il primo emistichio del v. 5; l’anafora – con le posizioni notevoli scelte – crea una sorta di eco, di effetto surround, e rende la rapidità del fuggifuggi, mentre l’allitterazione della s («disertando ... crosta malsicura ... soffio ... disperse»), che si alterna e si sovrappone a quella più stridula della r, suggerisce, qui come nelle strofe successive, il veloce e leg- gero scivolare dei pattini, il fruscio degli abiti, tanto che ai suoni più che ai det- tagli visivi è affidata la ‘descrizione’ della scena. L’esclamazione «A riva!» costi- tuisce per così dire l’altra onomatopea della prima strofa, l’allerta, voce umana, indotto dal rumore allarmante del ghiaccio.Ad essa si contrappone la paralle- la invocazione «Resta!» (v. 7), in anafora al v. 9 e in paronomasia col «restam- mo» del v. 11, che la donna rivolge al compagno, fortemente consonante tanto col precedente «disertando» (v. 4) quanto coll’immediatamente successivo «conserto» (v. 7): il legame fonico suggerisce che la partecipazione alla fuga precipitosa della brigata sia negata al poeta dalla stretta tempestiva della donna più che dalla richiesta verbale di una prova d’amore e di coraggio.
L’assonanza della rima B della prima strofa (-iva) con le «dita» dei vv. 8 e 9 lega le due strofe, con un meccanismo che si ripete in seguito: la rima A della seconda strofa (-erto) fortemente assuona con la rima A della terza strofa (- etro), mentre la rima B di quest’ultima (-ordo), oltre alla forte assonanza con l’«orlo» dei vv. 17-18, presta la tonica all’intera quarta strofa (-olti, -orte), la cui rima B riprende, ma rovesciate, le rime in A delle due strofe precedenti. La se- sta strofa ribadisce la tonica in o (-ome, -olo), dopo una quinta strofa scandita in rima dalla i tonica (-into, -ita) ma all’interno della quale la o accentata è par- ticolarmente insistente: «come, come ... mondo ... dolce ... voce imperiosa». La strofa finale si lega infine alla precedente per le rime interne: «non curan- te» del v. 37 rima con il «palpitante» del v. 35, lo «stuolo» del v. 38 con le rime B «solo : suolo : volo».
A ciò si aggiungano ulteriori numerose assonanze, allitterazioni e vere e pro- prie rime interne: v. 10, «specchio subdolo e deserto»; vv. 11-12, «soli ... sordi», aggettivi ripetuti, ormai al singolare femminile, al v. 31, «sola ... sorda»; vv. 13- 18: «Fatto ... passato ... disegnando ... ghiaccio»; vv. 15-16: «folle ... rote»; vv. 19-23: «Rabbrividii ... vidi ... lividi»; vv. 25-30: «dita ... vita ... infinita ... di- ta ... dita ... ripa»; vv. 26-27: «dolce ... voce»; vv. 32 e 34: «rotando ... riden- do»; vv. 41-42: «caro ... mano», «protese ... breve». La rima ricca dei vv. 25:30, «avvinto : vinto», sottolinea come l’apparente vittoria del poeta, liberatosi dalla stretta con impeto istintivo, sia in realtà una sconfitta e come la riconquista del- la riva sicura sia in realtà una disonorevole ritirata.A ribadirlo l’antitesi a chia- smo «ansante, vinto» (v. 30) – «ardita, palpitante» (v. 35)18, dove la rima acuisce la distanza fra i due attori, amplificata dal «non curante» riferito alla donna al v. 37.


Fonte: http://ojs.pensamultimedia.it/index.php/pl/article/viewFile/1169/1134

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