Genia
Genia - Ominide - 44 Punti
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A me servirebbe il riassunto dell'ultima notte di Troia verso 250-317 e il riassunto della morte di Priamo verso 469-558
Vi prego è davvero urgente

Aggiunto 21 ore 57 minuti più tardi:

l'ultima notte
Inizio: <<intanto si rivolge il cielo e corre dall'Oceano la notte.....
Fine: la mente e ricordo che è nobile morire in armi>>

Aggiunto 1 minuti più tardi:

La morte di Priamo
Inizio: <<Proprio davanti all'ingresso,sulla soglia,Pirro...
Fine: la testa mozzata dal collo,un corpo senza nome>>
coltina
coltina - Genius - 11961 Punti
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postaci il primo e l'ultimo verso di entrambi i passi, Grazie
Jessica93
Jessica93 - Genius - 3813 Punti
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Guarda posso darti la parafrasi della morte di Priamo:

Davanti allo stesso vestibolo e sulla prima soglia Pirro
esulta spendente di armi e di luce bronzea:
quale un serpente alla luce, nutrito di erbe maligne,
che il freddo inverno proteggeva furioso sotto terra,
ora, cambiate le pelli, nuovo e fresco di giovinezza,
alzato il petto avvolge i dorsi levigati
dritto al sole e vibra in bocca con le lingue trifide.
Insieme l'enorme Perifante e l'auriga dei cavalli d?achille,
lo scudiero Automedonte, insieme tutta la gioventù sciria
accorrono alla casa e gettano fiamme ai tetti.
Lui tra i primi, afferrata una bipenne, spezza
le dure soglie e svelle dal cardine gli stipiti
di bronzo; ed ormai tagliata la trave scavò i saldi
roveri ed aprì con largo squarcio un'enorme finestra.
La casa appare all'interno esi aprono i lunghi atri;
appaiono i penetrali di Priamo e degli antichi re,
e vedono armati stanti sul limitar della soglia.
Ma la casa interna è sconvolta da gemito e misero allarme
e di dentro i cavi palazzi ululano di lamenti
femminili; il grido ferisce le stelle dorate.
Allora le madri atterrite errano tra le immense stanze
e abbraciatele stringono gli stipiti e stampano baci.
Pirro incombe con la violenza del padre; nè sbarre nè le stesse
cuguardie valgono a resistere; crolla la porta per l'ariete
continuo, e gli stipiti cadono strappati dal cardine.
La strada vi fa a forza; i Danai spaccano gli ingressi ed entrati trucidano i primi e largamente empiono i luoghi di soldataglia.
Non così, quando, rotti gli argini, un torrente spumeggiante
è uscito superato col gorgo le opposte barriere,
si getta furente nei campi e per tutte le piane
trascina con le stalle gli armenti. Io stesso vidi furente
di strage Neottolemo ed i fratelli Atridi sulla soglia,
vidi Ecuba e le cento nuore e Priamo tra gli altari
macchiando di sangue i fuochi che aveva consacrato.
Quei cinquanta talami, sì grande speranza di nipoti,
glii stipiti superbi d'oro barbarico e di spoglie
crollarono; i Danai occupano dove il fuoco arretra.

Forse chederesti quali furono i destini di Priamo.
Come vide la situazione della città occupata e travolte
le soglie delle case ed il nemico in mezzo ai penetrali,
l'anziano mette attorno alle spalle trmanti per l'età invano
le armi a lungo disusate e si cinge l'inutile spada
e si getta a morire tra i compatti nemici.
In mezzo al palazzo ci fu un enorme altare sotto il nudo asse
del cielo e vicino un antichissimo alloro
sovrastante l'altare e che abbracciava con lombra i penati.
Qui Ecuba e le figlie invano attorno agli altari,
rapide come colomne per nera tempesta,
sedevano strette e abbracciando le statue degli dei.
Ma come vide lo stesso Priamo, vestite le giovanili armi,
"Quale idea così pazza, miserrimo marito,
ti spinse a cingerti di queste armi? o dove accorri ?" disse.
"Non di tale aiuto nè di simili difensoriil momento
ha bisogno; neppure, se ci fosse adesso lo stesso mio Ettore.
Ritirati qui finalmente; questo altare difenderà tutti,
o morirai insieme". Così espressasi a voce lo accolse
a sè e collocò l'anziano sul sacro seggio.
Ma ecco sfuggito dalla strage di Pirro Polite,
uno dei figli di Priamo, tra proiettili, tra nemici
fugge per i lunghi porticati e gira i vuoti atri,
ferito. Ardente, con spada ostile, Pirro lo
insegue, ormai già lo tiene, lo stringe con l'asta.
Quando infine giunse davanti agli occhi ed ai volti dei genitori,
cadde e versò la vita con molto sangue.
Qui Priamo, sebbene ormai sia tenuto in mezzo alla morte,
tuttavia non si trattenne dalla parola nè risparmiò l'ira:
" Tu però, esclama, per il delitto e per tali imprese
gli dei, se c'è per il cielo pietà che curi tali cose
paghino degne ricompense e restituiscano premi
debiti, che facesti vedere alla mia presenza la rovina
del figlio e macchiasti con la morte i volti di padre.
ma quell'Achille, da cui menti d'esser nato, non
fu tale verso il nemico Priamo; ma rispettò i diritti
e la lealtà del supplice e concesse per il sepolcro il corpo
esangue di Ettore e mi rimandò nei mei regni."
Così parlò l'anziano e senza spinta lanciò l'asta
inerte, che subito fu respinta dal bronzo roco
e invano penzolò dalla sommità dell'umbone dello scudo.
Ed alui Pirro: "Riferirai dunque 'ste cose ed andrai messaggero
al padre pelide. A lui ricordati di raccontare le tristi
mie imprese e del degenere Neottolemo.
Adesso muori.". Dicendo ciò trascinò lui tremante
agli stessi altari e mentre scivolava nel molto sangue del figlio
afferrò la chioma con lasinistra e con la destra alzò la spada
scintilante e la conficcò nel fianco fino all'elsa.
Questa la fine dei destini di Priamo, questa conclusione trasse
per sorte lui, che vedeva Troia incendiata e crollata
Pergamo, un tempo re superbo dell'Asia per tanti
popoli e regni. Il grande tronco giace sul lido,
un capo staccato dalle spalle ed un corpo senza nome.

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