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recensione del libro don Chisciotte
TRAMA:In un paesino della Mancia (regione spagnola) viveva un uomo con sua nipote ed una governante. Costui passava gran parte del suo tempo leggendo poemi e romanzi cavallereschi, dei quali si riempì talmente la testa che gli si prosciugò il cervello e perse il giudizio. Decise così di imitare le gesta dei personaggi che tanto amava, facendosi cavaliere errante. Partì, così in cerca di avventure con indosso l’armatura dei suoi avi, insieme al ronzino Ronzinante.Si battezzò don Chisciotte della Mancia e decise che la donna per cui avrebbe lottato sarebbe stata una dama del Toboso che, un tempo, lo aveva attirato e la ribattezzò Dulcinea del Toboso. Dopo aver cavalcato per ore vide una locanda che scambiò per un castello dove venne investito cavaliere dal locandiere che lui aveva scambiato per il castellano. All’alba stava per tornare al suo villaggio quando udì grida e lamenti provenire dal bosco. Erano le grida di un ragazzetto che veniva punito dal suo padrone contadino per avergli perso delle pecore. Don Chisciotte lo fece smettere, ma appena se ne andò questi ricominciò a frustarlo. Continuando per il suo cammino Don Chisciotte incontrò dei mercanti coi loro scudieri che scambiò per cavalieri che aggredì perché avevano offeso la bella Dulcinea del Toboso. Purtroppo Ronzinante inciampò e cadde trascinandosi dietro il suo padrone e i mercanti ne approfittarono per legnarlo. Lo trovò un contadino del suo villaggio e lo riportò a casa dove lo aspettavano preoccupati il curato, il barbiere, la governante e il nipote. Venne curato dalle ferite poi vennero bruciati tutti i libri e i romanzi cavallereschi e decisero persino di murare la porta del suo studio. Per due settimane rimase al suo villaggio, ma già si preparava ad andarsene in compagnia di un contadino con poco sale in zucca al quale aveva detto che se gli avrebbe fatto da scudiero avrebbe potuto far fortuna e diventare persino governatore di un’isola. Poi una notte partirono senza salutare nessuno. A un tratto don Chisciotte vide dei mulini a vento e, scambiandoli per dei giganti, gli si scagliò contro e infilzò la lancia in una delle pale che lo sollevò insieme a Ronzinante lasciandoli pio cadere rovinosamente. Proseguendo incontrarono poi una scortata da servitori e don Chisciotte si lanciò all’assalto credendo che nella carrozza vi fosse una dama rapita e gli venne mozzato l’orecchi durante il combattimento con lo scudiero. La sera furono accolti da dei caprai che offrirono loro da mangiare e guarirono l’orecchio di don Chisciotte. Rimasero due giorni coi caprai poi ripartirono e, nelle ore più calde, si fermarono ad un ruscello dove Ronzinante cercò di avvicinare delle cavalle che però lo accolsero a suon di calci e i loro guardiani lo presero a bastonate. Don Chisciotte corse in aiuto del suo ronzino, ma fu preso a bastonate anche lui. Si rimisero in viaggio e arrivarono presso una locanda che don Chisciotte scambiò per un castello. Le locandiere li curarono dalle ferite e li ospitarono per la notte. Il giorno dopo si imbatterono in una mandria di pecore che don Chisciotte aveva assalito perché l’aveva scambiata per un esercito, e fu picchiato a sangue dai pastori imbestialiti. Ripresero il cammino e a sera si fermarono a riposare in un bosco per poi ripartire il giorno dopo. A un tratto incontrarono un uomo, su un somaro, con in testa un catino che don Chisciotte scambiò per un elmo d’oro; assalì così il pover uomo che scappò lasciando a terra il catino. Proseguendo lungo il cammino incontrarono dei forzati che don Chisciotte liberò, ma questi lo ringraziarono a suon di sassate. Don Chisiotte e il suo scudiero scapparono e cavalcarono fino a sera. Quella notte uno dei forzati liberati da don Chisciotte rubò il somaro di Sancio e il suo padrone gli offrì tre asini della sua stalla; così Sancio si avviò verso il suo villaggio e lungo il cammino incontrò il curato e il barbiere che riuscirono a ingabbiarlo e a riportarlo a casa. Presto ripartirono e si imbatterono in un misterioso cavaliere, che poi scoprirono essere un loro compaesano. Poco dopo incontrarono un gentiluomo che li invitò a casa sua e, mentre gli faceva strada, incontrarono degli uomini che portavano due leoni in dono al re. Don Chisciotte, credendo fosse una prova di coraggio, fece liberare un leone che lui stesso fece tornare in gabbia. Sancio e il suo padrone rimasero a casa del gentiluomo per due giorni, poi ripresero il cammino e incontrarono un duca e una duchessa che li ospitarono e che, insieme agli altri duchi, si divertirono a torturare i due poveretti con scherzi di cattivo gusto. Col passare dei giorni i duchi si pentirono di come li avevano trattati e li lasciarono andare. I due incontrarono il cavaliere dalla bianca luna che sconfisse don Chisciotte e questo dovette tornare al villaggio dove finì i suoi giorni.
TECNICHE NARRATIVE:
Lo scopo di Cervantes è sottolineare l'inadeguatezza degli intellettuali del tempo a fronteggiare i nuovi tempi che correvano in Spagna, un'epoca caratterizzata infatti dal materialismo e dal tramonto degli ideali, e contraddistinta dal sorgere della crisi che dominerà il periodo successivo al secolo d'oro appena conclusosi.

Il primo fine del romanzo, dichiarato esplicitamente nel Prologo dallo stesso Cervantes, è quello di ridicolizzare i libri di cavalleria e di satireggiare il mondo medievale, tramite il "folle" personaggio di Don Chisciotte; in Spagna, la letteratura cavalleresca, importata dalla Francia, aveva avuto nel Cinquecento grande successo, dando luogo al fenomeno dei "lettori impazziti".
SCELTE LINGUISTICHE:
Cervantes vuole inoltre, mettere in ridicolo la letteratura cavalleresca per fini personali. Infatti, egli fu soldato, combattè nella battaglia di Lepanto e fu un eroe reale (ovvero impegnato in battaglie reali in difesa della Cristianità), ma trascorse gli ultimi anni della sua vita in povertà (leggenda vuole che Cervantes trascorse gli ultimi suoi anni di vita in carcere), non solo non premiato per il suo valore, ma addirittura dimenticato da tutti. Egli cioè vuole opporsi al comune sentire a proposito degli eroi immaginari della letteratura cavalleresca: completamente inesistenti e di fantasia, ma esaltati all'inverosimile dalla gente comune e non solo. In altre parole, Cervantes desidera riequilibrare le opinioni della gente sul valore reale dei soldati della cristianità a discapito degli eroi immaginari dei libri cavallereschi.

Inoltrandosi nella lettura, subito dopo le prime avventure, Don Chisciotte perde gradualmente la connotazione di personaggio "comico" e acquista uno spessore più complesso. Lo stesso romanzo diventa ben presto molto più che una parodia o un romanzo eroicomico. Il "folle" cavaliere ci mostra il problema di fondo dell'esistenza, cioè la delusione che l'uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l'immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l'uomo si identifica.
SCELTA DELL'AMBIENTE:
Nel Don Chisciotte ogni cosa può essere soggetta a diversi punti di vista (ad esempio i mulini a vento diventano dei giganti), il che fa perdere chiaramente l'esatta concezione della realtà. Nell'opera di Cervantes è presente una dimensione tragica che dipende dall'inesistente corrispondenza fra cose e parole: le vicende cavalleresche ormai sono parole vuote, ma Don Chisciotte a causa della sua locura non se ne accorge e cerca di ristabilire i rapporti fra realtà e libri. La pazzia è il modo di vedere il mondo con occhi diversi, non offuscati dalle idee e dai condizionamenti sociali.
ciao.....

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