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un tema sui giovani di oggi e le loro regole?
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Chi sono i giovani? In che modo si distinguono dagli adulti?
Domande di questo tipo sorgono spontanee, di fronte ad un concetto mutevole come quello di giovinezza. In effetti, dare una definizione di giovinezza, è un’impresa ardua, essendo la fascia giovanile in continuo mutamento a causa di fattori di tipo sociale e biologico. Oggi, un ragazzo di diciassette anni, viene considerato come un adolescente, e per questo dispone di particolari privilegi propri della fascia di età giovanile, ma nel passato (ai tempi dell’impero romano), un individuo della stessa età, veniva considerato un adulto a tutti gli effetti (D’Eramo, 2001). Da questo esempio emerge chiaramente come il concetto di giovinezza vari nel tempo, e non solo; esso, anche nella stessa epoca, assume diversi significati a seconda del contesto culturale di riferimento. Ad esempio, un individuo di 28 anni può essere considerato giovane in riferimento alla sua posizione nel mercato del lavoro, ma nel mondo sportivo un ventottenne viene sicuramente percepito come “maturo” o, addirittura, “vecchio” (D’Eramo 2001).
Il concetto di giovinezza, si presenta come assai complesso, e deve necessariamente essere studiato rispetto a un contesto storico e sociale ben determinato.
In particolare, è interessante osservare come i giovani costruiscono la propria identità in modo da differenziarsi dai genitori e dalle figure adulte in generale. La costruzione dell’identità giovanile, spesso in conflitto con quella adulta, è un fenomeno di fondamentale importanza. Studiando le varie tipologie tramite cui l’identità giovanile viene costruita e affermata, è possibile comprendere meglio le caratteristiche dei giovani e i loro bisogni. Come verrà sviluppato nei prossimi capitoli, le subculture rappresentano forme di identità giovanili che nascono all’interno della cultura “dominante”, ma se ne distinguono per valori, linguaggio, stili di vita e norme di riferimento.
La mia tesi, si articola in due parti principali. Nella prima, mi sono concentrato sul concetto di condizione giovanile; in particolare, ho svolto un’analisi storica del concetto di giovinezza, con l’intento di proporre un quadro chiaro della condizione giovanile, in modo da poter successivamente elaborare una definizione che tenesse conto della complessità e della variabilità del mio oggetto di studio. Successivamente, ho svolto uno studio riguardante la condizione giovanile in Italia; per portare a termine un’analisi di questo tipo, ho preso come riferimento gli anni compresi fra il 1983 e il 2000. Ho utilizzato, come materiale bibliografico, le cinque indagini compiute dall’istituto IARD.
Questa prima parte riguardante la condizione giovanile, ha costituito la premessa per lo studio delle sottoculture giovanili. La seconda parte della tesi, quindi, dà un’analisi dei concetti di “cultura”, “subcultura” e “controcultura”. Visti i legami e le differenze esistenti tra i concetti, sono poi passato a definire nello specifico cosa si intende per sottocultura giovanile e, in ultimo, ho effettuato un’analisi del concetto di controcultura giovanile.
A questo proposito, ho svolto un’analisi delle principali sottoculture dagli anni cinquanta fino ad oggi. In particolare, ho effettuato un confronto fra le subculture così come si presentano nel luogo di origine, e come invece si trasformano nel momento in cui si diffondono in altri contesti come l’Italia. Nel tentativo di effettuare un tale confronto, ho potuto constatare una sostanziale carenza di ricerche empiriche svolte nel nostro paese. L’unica ricerca approfondita in campo sottoculturale, è rappresentata dallo studio dell’86 sulle bande giovanili nel contesto milanese (Caioli et. Al., 1986). Per questo motivo, ho scelto di svolgere un’analisi empirica di un particolare fenomeno subculturale presente attualmente a Milano: la cultura rave. L’indagine si è basata su alcune ipotesi teoriche, tra cui quella di comprendere il fenomeno dei rave nell’ambito delle teorie classiche delle subculture giovanili (Jefferson e Hall, 1976; Hebdige, 1979).
Il fenomeno dei rave, a mio parere, non può essere compreso senza un’approfondita conoscenza delle sottoculture del passato. I rave, infatti, vanno studiati nell’ambito dell’aggregazione antagonista. La costituzione di luoghi di aggregazione liberati dalle influenze della cultura dominante sono, da sempre, degli obiettivi che le sottoculture cercano di raggiungere. Ed è da quest’ottica che è possibile analizzare i rave illegali; essi non rappresentano un fenomeno nuovo, ma sono parte di un panorama sottoculturale in continua evoluzione. L’obiettivo della mia tesi, diventa quindi quello di creare un senso di contiguità con gli studi sulle sottoculture del passato, in modo tale da ottenere un quadro completo dell’evoluzione delle sottoculture dagli anni cinquanta ad oggi, analizzando in particolare il rapporto esistente fra cultura e subcultura e il modo in cui queste si influenzano a vicenda.
L’adolescenza è un’età di Grandi trasformazioni soprattutto fisiche: è il momento dello sviluppo sia per Ragazzi che per le ragazze; alcuni ingrassano fino a sfiorare l’obesità, altri diventano secchi come chiodi, alcuni diventano molto alti, altri rimangono bassi; Insomma l’organismo assume in questo momento la sua forma definitiva. Certe ragazze presentano una rapidissima comparsa di seni prosperosi su un fisico che è ancora infantile, altre, invece non svilupperanno affatto il seno; alcune avranno gambe magrissime e legnose, altre gambe simili a colonne.
Per quanto riguarda i ragazzi alcuno sviluppano una voce profonda e altri continuano a parlare un canarino. Ad Alcuni ragazzi nel gir di pochi mesi si riempie la faccia con una folta ed ispida barba, mentre altri possono rimanere lisci come la buccia di una mela. Nel periodo dell'adolescenza può veramente succedere di tutto: spesso i genitori si preoccupano di questo terremoto evolutivo nel quale non riconoscono più i propri figli a causa soprattutto degli sbalzi umorali, ma i primi ad essere preoccupati dei loro cambiamenti sono gli stessi ragazzi: le femmine in genere per ragioni estetiche, i maschi per la loro virilità. Un altro problema gravissimo che coinvolge in questo periodo è quello dell'accettazione fisica che può degenerare nella bulimia e nell'anoressia, che devono essere considerate, e sono oggi considerate dagli studiosi, come delle vere e proprie malattie. Certi adolescenti sembra che vivano solamente in funzione di un costante riempimento dello stomaco. Si buttano in ogni momento su ogni vivanda o bevanda con voracità irrefrenabile. Sono i cosiddetti bulimici. La bulimia è,infatti, caratterizzata da episodi di iperalimentazione esagerata. E’ una forma che riguarda soprattutto le ragazze e che insorge più spesso nella tarda adolescenza. Un disturbo non sempre individuabile perché individuabile perché la persona che ne soffre cerca di appagare i propri impulsi divoratori in segreto, e dopo si dedica spesso all’espiazione vomitando e riducendo la propria dieta . Solo raramente la bulimia porta all’obesità.
Ma quali sono i motivi che spingono l’adolescente verso le crisi di voracità? La causa principale della bulimia è probabilmente quella di attenuare le ansie e di compensare la depressione. Certi ragazzi denunciano esplicitamente il loro senso di solitudine e di vuoto. Ecco pertanto l’importanza determinante degli affetti, quindi dei genitori, per l’adolescente. L’introduzione forsennata di alimenti nel corpo non è altro che una fuga, una ricerca di rifugio. C’è chi mangia troppo e in qualunque momento, e c’è chi non vuol mangiare nulla, mai, e specialmente fra le ragazze. In effetti quel rifiuto categorico di ogni alimento, che viene chiamato anoressia mentale. E’ un comportamento che si manifesta e si consolida in un periodo di tempo che dai tre ai sei mesi circa.
Le ragazze anoressiche giunte a una fase di malattia evidente presentano un aspetto ovviamente deperito, sono magrissime a volte addirittura scheletriche. Non solo l’aspetto ma anche il funzionamento dell’organismo presenta alterazioni, la temperatura del corpo si mantiene su livelli molto bassi, il cuore presenta un ritmo molto rallentato delle pulsazioni. La passione che prevale rimane sempre quella dell’odio per il cibo. Secondo gli esperti l’anoressia potrebbe nascere, almeno in parte, da una insufficiente fiducia nei genitori, ma sono solo ipotesi fatte dagli psichiatri e dagli psicologi e come ipotesi non sempre sono dimostrabili, fermo restando che le figure di madre e padre esercitano e continuano ad esercitare nella società un’influenza molto incisiva sui comportamenti della ragazza.
Una rapida lettura ai vari quotidiani è sufficiente per rilevare la drammatica realtà della società attuale, basti pensare a quegli articoli che raccontano di una neonata trovata in una discarica, o quelli che parlano di immigrati clandestini che annegano sognando l’Italia. o di quei ragazzi uccisi in discoteca per uno sguardo concesso ad una ragazza con un fidanzato troppo violento. Oggi purtroppo non esiste alcun valore solido: la società, la famiglia, la scuola, la politica non riescono ad offrire modelli di riferimento sicuri. Certo, per fortuna ci sono giovani che sentono il bisogno di uscire allo scoperto di impegnarsi socialmente, invece molti altri giovani trascinano la loro vita inutilmente segnati dalla noia, dalla mancanza di interessi reali, pertanto l’unica uscita è quella di darsi all’alcool, alla droga o a una folle corsa in auto, proprio per placare ansie e paure quotidiane. La crisi della famiglia, l’assenza di ideali e di valori, la ricerca del benessere ad ogni costo hanno contribuito a creare un certo malessere, i giovani si sentono amareggiati, privi di prospettive. Alcuni si avvicinano alla droga cercando di sfuggire alla realtà, altri invece si avviano sulla strada della delinquenza pur di raggiungere rapidamente la ricchezza. Il fenomeno della criminalità giovanile è favorita dalla crisi occupazionale, ma la responsabilità di ciò che accade è causa di una società che esalta il denaro e il successo. Nel 2000 si contano più di 300.000 coloro che usano droghe pesanti di cui i morti sono stati 1016.
Del problema droga si discute con tenacia soprattutto dopo la scoperta del terribile morbo dell’AIDS ma l’indifferenza va combattuta con energia, perché la tossicodipendenza è un male della società di fronte al quale nessuno può sentirsi estraneo.
Le droghe in effetti non sono altro che dei farmaci usati impropriamente o in dosi superiori a quelle che l’organismo è in grado di sopportare senza scompensi. Esse in realtà non fanno latro che modificare le condizioni psichiche dell’individuo, queste determinano un iniziale stato di benessere e sono dotate di un’azione eccitante che prova euforia ed una visione più rosea delle cose. Si tratta però di venefici momentanei alla fase di benessere e di eccitazione segue infatti uno stato di depressione per vincere il quale diviene necessario assumere nuove dosi di droga. In questi ultimi anni si sono diffusi tra i giovani altre sostanze mortali quali l’ecstasy e il crack. Il primo può portare a gravi stati depressivi perché distrugge una sostanza che fa parte del cervello. Questo viene venduto soprattutto nelle discoteche sotto forma di pasticche. Purtroppo il suo consumo nel 2001 è aumentato del 400% rispetto all’anno precedente. Le cause di questo preoccupante fenomeno sociale vanno ricercate in un disagio nel mondo dei giovani, il dramma della droga interessa giovani tra i 16 e i 24 anni senza distinzione di classe sociale. Lo Stato purtroppo si è reso e si rende ancora oggi colpevole per non aver garantito a tutti una migliore qualità della vita e la certezza del futuro. Le comunità terapeutiche che si sono andate moltiplicando grazie all’opera di laici e religiosi. Le più note sono quelle di don Mario Picchi, di don Luigi Ciotti e di don Piero Gelmini.
La comunità più nota è comunque quella di San Patrignano, un paesino in provincia di Forlì.
La comunità è organizzata come una grande azienda dove i giovani imparano un mestiere per essere poi inseriti nella società. Citando lo psicologo Kestemberg “l’adolescente non è allo stesso tempo un bambino ed un adulto”.
Sappiamo che per adolescenza (da “adolescere” = crescere) si intende quel periodo della vita che va dai 12 ai 22 anni circa, e vede l’individuo impegnato ad affrontare una serie di cambiamenti che interessano il suo sviluppo fisiologico, morfologico, sessuale, infine sociale. Esso inizia con la pubertà e si conclude con l’ingresso nel mondo degli adulti, che avviene perchè si assumono responsabilità (consapevolezza identitaria), perché si fanno cose tipiche della maturità (la condotta) e perché la società ci riconosce come tali (riconoscimento sociale).
I conflitti si presentano in diversi piani.
• Il primo è quello legato allo sviluppo fisico dell’adolescente, trasformazioni corporee rapide e vistose che influenzano la coscienza ed il comportamento, insieme all’autostima e al confronto con i coetanei rappresentano i primi problemi che insorgono nell’adolescente. Il rimanere indietro viene interpretato dall’adolescente come indice del costituirsi di una inferiorità permanente. Nei maschi lo identifichiamo con la mancanza di peso e bassa statura (i ragazzi più forti sono più popolari dei meno forti ed anche meglio adattati all’ambiente), oppure anche con il ritardo dello sviluppo (ciò sviluppa infatti sentimenti di inquietudine, insicurezza e dubbi sulla propria efficienza fisica che possono permanere nel tempo). Nelle femmine invece identifichiamo il problema legato allo sviluppo fisico con il peso e la statura ritenuti eccessivi, di cui sentiamo spesso parlare, oppure lo sviluppo precoce che costituisce uno svantaggio psicologico nelle ragazze adolescenti. • Altra parte costituente della crisi adolescenziale è il conflitto psicologico relativo allo sviluppo sessuale ed è dal modo in cui queste fasi sono superate che derivano gli stessi conflitti
• Ulteriore problema fondamentale della crisi adolescenziale è il conflitto psicologico relativo allo sviluppo intellettivo. Infatti tra l’11° e il 14° anno si verificano dei progressi nello sviluppo intellettuale: dal pensiero infantile della fanciullezza si passa al pensiero astratto della mentalità adulta (ipotetico-deduttivo).
Questo però può favorire l’insorgenza di conflitti interiori: uno di questi è l’insoddisfazione di fronte ad pensieri e regole del mondo degli adulti, inculcate senza una spiegazione.
Le soluzioni più drammatiche intraprese dall’adolescente sono l’abbandono scolastico, le fughe, e nel peggiore dei casi, il suicidio.
Altro conflitto conseguente ai fattori della crisi adolescenziale, è quello della marginalità sociale, ovvero il vedere gli adulti come “ambigui” che a volte richiedono all’adolescente comportamenti da adulti, altre volte lo escludono dal mondo adulto.
Insomma, l’adolescente non è né carne né pesce, non appartiene né all’infanzia né agli adulti.
Questo pone l’Adolescente in una situazione di incertezza che, indebolisce l’identità personale, sessuale, sociale e determina un senso di inutilità e disistima.
Un adolescente, essendo nella piena crisi, tenta di difendersi: rigetta le immagini dei genitori, rifiuta le precedenti identificazioni perché vuole affermarsi al di fuori della famiglia. Questo però produce ulteriore marginalità psicologica e sociale.
Ci sono Adolescenti che evitano le scelte fondamentali dell’esistenza (ideologiche, politiche, religiose, ecc.) e accettano le indicazioni della famiglia o del loro gruppo sociale.
Altri Adolescenti rifiutano le scelte preconfezionate perché vogliono dare un senso nuovo ed originale alla propria vita oppure vogliono raggiungere una propria identità.
Questo però porta a dei costi, quali l’ascetismo, l’intellettualizzazione, il narcisismo o la scissione dell’adolescente. Con l’ascetismo abbiamo un timore verso le richieste istintive, e un rigetto ai desideri, viste le proibizioni imposte dai genitori. L’istinto dell’adolescente ascetico dice “io desidero”, mentre l’io interiore lo proibisce. Vi è quindi uno slittamento verso gli eccessi opposti, di colpo l’individuo si concede ciò che prima i genitori gli proibivano, facendolo con esagerazione. Con l’intellettualizzazione l’adolescente trasferisce il conflitto dal piano emozionale a quello del pensiero, crede di essere un conquistatore o un divo, fantastica o sogna ad occhi aperti. Ascetismo e intellettualizzazione insieme comportano una difesa contro gli oggetti d’amore dell’infanzia, allontanano dalla famiglia e dai valori che essa ha rappresentato. Con il narcisismo vi è il tentativo di valorizzare il proprio Io, di farne il centro dell’universo. Con esaltazioni dell’autostima che permettono di affrontare molte difficoltà. Ciò favorisce la rottura dei legami coi modelli comportamentali del passato.
L’ultimo “costo” della crisi è la scissione dell’adolescente, quando si riporta l’Io ad una situazione predepressiva, dove gli oggetti buoni erano separati da quelli cattivi. Da una parte l’adolescente reclama l’indipendenza (come uscire la sera), dall’altra vuole essere accompagnato in situazioni banali. Vi è una sorta di identificazione con l’onnipotenza e l’onniscienza una volta attribuita ai genitori. C’è la tendenza a mostrarsi cinici, spietati, arroganti e a coltivare interessi artistici.
A questo punto della crisi fa il suo ingresso il “gruppo”, lo spazio ideale per l’evasione dai problemi. Due sono i tipi di gruppi: quello omosessuale-paranoide (11-15 anni), costituito da soli maschi o da sole femmine, e quello eterosessuale-depressivo, dove avviene un processo di “integrazione” vero e proprio, e al centro di questo gruppo c’è la coppia.
Esistono ovviamente dei fattori di rischio, che possono anticipare la crisi adolescenziale, e sono molteplici: le condizioni esistenziali del ragazzo o del suo ambiente quali la coppia incompleta di genitori (ragazza madre), la separazione parentale, la malattia cronica di un genitore, le separazioni precoci, la condizione precaria della famiglia ecc…
Però, senza la crisi, i problemi che la compongono rimangono fissati alle antiche identificazioni tipiche dell’età dell’infanzia, producendo delle adolescenze mancate, abortite, ritardate, prolungate o sacrificate.
A volte durante questi processi, l’adolescente incombe in problemi gravi quali l’uso di droghe (adolescenza tossicodipendente) o l’asocialità (adolescenza dissociale).
L’adolescenza “tossicodipendente”, una delle più comuni, si consuma all’interno del gruppo, e genera senso di appartenenza e di identità. Con l’assunzione di sostanze stupefacenti si aumenta la capacità di relazionarsi con gli altri, c’è il distacco dalla sofferenza, e ciò dà una sensazione di amore universale. Delle figure parentali ci si vuole liberare, ma contemporaneamente le si vuole conservare. Quindi l’assunzione di droghe per l’adolescente non è più liberatrice di fantasie, ma determina l’assenza di fantasie.
Più un adolescente manifesta un comportamento patologico o deviante, più le sue relazioni con i genitori risultano essere insoddisfacenti, conflittuali e insignificanti.
I conflitti con i genitori avvengono per tre principali problemi:
• Può essere una conseguenza della crisi adolescenziale. In quanto l’adolescente rimette in causa la personalità dei genitori, deve convincere i suoi genitori e se stesso di non aver più bisogno di loro.
- L’Adolescente può aver bisogno di svalutare i suoi genitori, ma non si augura di distruggerli in quanto modello; la stima che egli ha per se stesso è collegata alla stima che egli ha per i suoi genitori.
• Può essere dovuto sia a difficoltà nell’adolescente ad accettare la sua crescita e la sua autonomia, sia a difficoltà nei genitori a superare quella che viene chiamata “crisi di mezza età”.
• Può essere considerata anche come una conseguenza di atteggiamenti patologici dei genitori, come le famiglie fragili che non sopportano gli sforzi di separazione.
I genitori solitamente reagiscono al conflitto dell’adolescente giudicandolo incapace, incompetente o irresponsabile. Poiché la famiglia è organizzata intorno a credenze fondamentali o presupposti di base che la rendono un gruppo unito e molto difeso, quando questa unità viene minacciata, l’adolescente perde fiducia nella stessa, benché ne rimanga sempre parte integrante.
Penso che la crisi adolescenziale sia qualcosa che prima o poi venga affrontata da ogni ragazzo, in modi e tempi differenti, condizionato forse dai mass media che possono influenzare maggiormente la crisi. Si parla tanto di crisi, ma non si parla mai di risoluzione dei problemi che la compongono. Se forse si cercasse di affrontare determinati problemi, a mio parere si potrebbero risolvere parti cruciali della crisi di un adolescente. Se non fosse lo stesso adolescente che cerca la crisi, forse per non sentirsi troppo “escluso” dalla caotica società odierna.


Spero ti sia di aiuto.

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