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  • Confronto tra la mia sera di pascoli e alla sera di foscolo?

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abiura
abiura - Sapiens - 443 Punti
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Confronto tra la mia sera di Pascoli e alla sera di Foscolo ho bisogno di una risposta semplice ma esaustiva sono in terza media
melody_gio
melody_gio - Tutor - 33161 Punti
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Ciao abiura,

vedi qua: https://www.skuola.net/forum/filosofia/aiutino-differenze-poesi-alla-mia-sera-e-alla-sera-76835.html

Ciao,
Giorgia.
ludo23
ludo23 - Habilis - 226 Punti
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Svolgiamo un’analisi formale del testo, concentrando in particolare la nostra attenzione sugli elementi metrico-ritmici e fonosimbolici utilizzati dall’autore.

“La mia sera” è composta di 5 strofe di sette novenari e un senario ciascuna. Novenario e senario sono metri raramente usati nella tradizione letteraria italiana, che ha sempre privilegiato l’endecasillabo e il settenario. Naturalmente anche Pascoli si è servito di endecasillabi e di settenari in altre liriche; quello che ci interessa sottolineare è la sua propensione a sperimentare tutte le forme metriche (‘sperimentalismo pascoliano’), e in particolare quelle più trascurate della poesia precedente. Sintetizzando possiamo dire:

-Pascoli si avvale, nelle sue opere, di ogni tipo di verso (come anche di strofa: dal madrigale alla terzina a forme nuove come in questo caso).

-Nello stesso tempo egli utilizza i metri della tradizione in modo personale, tanto da renderli spesso irriconoscibili. In che modo?

Analizziamo l’uso del novenario in questa poesia:

a) Pascoli si serve di un’accentazione irregolare e variata che crea diverse scansioni ritmiche. Per esempio alcuni versi si aprono con l’accento tonico battuto sulla prima sillaba, altri sulla seconda.

b) All’interno dei singoli versi, si producono fratture di vario tipo che impediscono, nella lettura, di rispettare la misura del novenario: con il punto il verso 3 si divide a metà (un senario e un trisillabo).

Il fenomeno appare ancora più rilevante nei versi a forte carattere esclamativo dove si è costretti continuamente a osservare una serie di pause interne al verso che finiscono per disgregarlo in varie unità ritmiche diseguali. Parliamo in questo caso di una non coincidenza fra metro e sintassi: la misura ritmica fissa (il novenario) viene più volte interrotta e spezzata dalla costruzione di frasi che danno origine a nuove unità ritmiche.

c) Due versi, il 19 e il 34, sono versi ipermetri, cioè con una sillaba in più dopo la rima: si tratta di 10 sillabe e non nove. I versi successivi sono di 8 sillabe, questo perché la sillaba in più va ricollegata al verso successivo. Anche in questo caso Pascoli si serve di una precisa misura di verso, ma nello stesso tempo lo restringe o lo dilata secondo le proprie esigenze.

Contini in questo senso ha parlato di Pascoli come di ‘un rivoluzionario nella tradizione’: Pascoli utilizza i metri della tradizione ma con grande libertà di interpretazione.



Ora fissiamo la nostra attenzione sull’uso del linguaggio onomatopeico, che è una delle caratteristiche più vistose della poesia pascoliana.

Normalmente per parola onomatopeica intendiamo una parola che cerca di imitare fedelmente un suono (‘glu, glu’ riproduce la bevuta). E’ il caso di ‘gre, gre’ del verso 4. Ma vediamo anche come Pascoli cerchi di suscitare sono solo delle impressioni uditive, ma anche di evocare un’atmosfera, la sensazione fisica di un preciso momento della giornata. Come ci riesce? Creando in questa strofa un tessuto di suoni diffuso che crea come una rete armonica (‘tremule, trascorre, leggiera’) fino alla parola ‘sera’ che conclude la strofa.

Diverso e ancora più impegnativo è l’uso dell’onomatopea al verso 33 ‘Don...Don’ è infatti il suono delle campane, ma questo suono si trasforma in una voce che invita al sonno, dando luogo alla parola ‘Dormi’. Questa parola è ripetuta 4 volte con una progressione discendente e che cercano di ricreare il senso di una discesa lenta nelle regioni del sonno. Il risultato è quello di una nenia ipnotica. L’uso dell’ipermetro al verso 34 serve a dilatare la voce, a prolungarla indefinitivamente oltre il verso. Ma questa discesa verso il sonno è anche una discesa verso il passato. L’esperienza si complica ponendosi su diversi piani, e l’autore ricorre, per risolverla, all’uso simultaneo di un ossimoro e di una sinestesia. Le voci del sonno hanno dato origine ai ‘canti di culla’; inesorabilmente siamo stati risucchiati all’indietro verso il tempo della nascita ‘Poi nulla’. Questo ‘nulla’ è contemporaneamente sia principio che fine: prima della nascita e dopo la morte. Osserviamo anche la rima ‘culla-nulla’; si tratta di una rima semantica che serve a potenziare il senso dell’intera lirica: la vita non è altro che una parentesi tra una ‘culla’ e il nuovo ‘nulla’ cui ci consegna la morte.

Pascoli ha dunque utilizzato un elemento naturalistico (il suono delle campane, la riproduzione onomatopeica del loro suono) in modo simbolico: la voce delle campane è diventata voce di morte, innestando un movimento di regressione all’infanzia.
abiura
abiura - Sapiens - 443 Punti
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a me serve il CONFRONTO tra le due poesie ma spiegato in modo SEMPLICE!!!!
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