pinkytitti
pinkytitti - Ominide - 25 Punti
Salva
boy di roald dahl
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
Salva
Ho trovato solo questo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Boy_%28romanzo%29
victorinox
victorinox - Genius - 2527 Punti
Salva

ecco a te io ho trovato l'articolo di wikipedia in inglese che è più completo:
basta usare google traduttore e te lo traduce.
- http://en.wikipedia.org/wiki/Boy:_Tales_of_Childhood
- guarda anche qui---> http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090826043430AAkOqJy

ciao :hi :hi

coltina
coltina - Genius - 11961 Punti
Salva

da: http://www.ciao.it/Boy__Opinione_719482

Vorrei condurvi nel mondo di Roald Dahl, l'autore de "La fabbrica di cioccolato", a torto (secondo me) considerato un autore prevalentemente dedito ad opere per ragazzi.
" Boy " è decisamente un libro diverso dagli altri.
>< QUESTA E' LA MIA VITA… ><
Nessuna favola moderna… Dahl ci racconta se stesso o meglio i primi vent'anni della sua vita (dal 1916 al 1936), senza tralasciare alcuni accenni a nonni e genitori. Un'autobiografia, dunque… No! E' lo stesso autore a impedirci di cadere in questa convinzione, fin dalla breve premessa. Non intende affatto darci una descrizione particolareggiata di ciò che gli è successo, anche perché di alcuni anni restano solo vaghi ricordi. Vuole invece regalarci dei flash, degli episodi che gli sono rimasti particolarmente impressi, scolpiti nella sua mente.
Ciò che si ricorda meglio, in genere, sono le disavventure e, ahimè!, a Dahl ne capitarono parecchie: si schermisce, dicendo che non parlerà di avvenimenti molto importanti, ma non sono d'accordo: seguitemi e potrete giudicare anche voi!

>< UNA GRANDE FAMIGLIA ><
Del padre Harald, morto quando il piccolo Roald aveva appena tre anni, non è possibile conservare un ricordo diretto. Pur tuttavia, l'autore esprime tutta la sua stima ed ammirazione per questa figura, quasi mitizzata: norvegese, con un braccio solo, partito alla ricerca di fortuna, la trovò in Inghilterra, lavorando duramente. Risposatosi dopo la morte della prima moglie, ebbe sette figli e non sopravvisse al dolore per la morte di una delle sue piccoline.
La madre di Roald, ovvero la seconda moglie di Harald, era una norvegese dal carattere granitico: rimasta vedova ancor giovane, rifiutò la via più facile, cioè il ritorno in patria, dove avrebbe trovato aiuto per sé e per i sei figli (due acquisiti dal precedente matrimonio di Harald). Rimase in Inghilterra, per rispetto della volontà del marito e si comportò sempre come una leonessa con la sua prole: leggendo, pare di notare una particolare predilezione per l'unico figlio maschio (ovvero il nostro Roald), sto pensando ad esempio al costante scambio di corrispondenza fra i due (una lettera ad ogni domenica). L'amore della madre, però, non ostacolò la crescita del piccolo che fu costretto ad affrontare da solo numerose prove ed umiliazioni: anzi proprio per non darle ulteriori preoccupazioni, sopportò anche le angherie.
I fratelli. Stranamente Roald non dedica loro molto tempo: si scaglia contro la "decrepita sorellastra", anche se è così pungente che non si può sorridere e pensare abbia fatto altrettanto mentre ne scriveva (tra l'altro la ragazza era piuttosto maldestra e pasticciona...), ma ricorda con affetto la sorellina Astri, morta di appendicite in tenera età: la sua triste vicenda, nella memoria, è legata alla perdita di altre due figure importanti, il padre e Olivia, figlia di Roald Dahl, entrambi scomparsi prematuramente per malattia.
Gli altri fratelli compaiono di tanto in tanto, ma senza grandi ruoli: anzi Roald non cita nemmeno i nomi di battesimo! Che ci sia stata della "ruggine" tra loro? No! La controprova è in un piccolo, ma significativo particolare: la dedica del libro. E non dimentichiamo la gelosia (prova di un legame forte) che coglie tutta la famiglia quando la "decrepita sorellastra" flirta con il "virile innamorato": tutti tacitamente approvarono il tiro birbone che Roald gli giocò…
>< LA SCUOLA INGLESE ><
Harald era convinto che le scuole inglesi fossero le migliori del mondo e quindi i suoi figli avrebbero dovuto tutti studiare in Inghilterra… Quanto si
Fotografie per Boy (Roald Dahl)

* Boy (Roald Dahl) Fotografia 724067 tb
* Boy (Roald Dahl) Fotografia 724068 tb
* Boy (Roald Dahl) Fotografia 724069 tb
* Boy (Roald Dahl) Fotografia 724070 tb
*

Boy (Roald Dahl) Fotografia 724067 tb
1
sbagliava! Roald ci descrive episodi terribili della sua carriera scolastica, escludendo solo il Giardino d'Infanzia troppo lontano nel tempo.
Il bambino/ragazzo frequentò sempre istituti dove le punizioni corporali erano all'ordine del giorno, a carico in genere dei Direttori. A nulla servivano le rimostranze dei genitori: mamma Dahl si arrabbiò moltissimo e tolse il figlio da un istituto. Il piccolo però finì in una scuola, dove, con la scusa del controllo ortografico, venivano lette le missive degli studenti: impossibile quindi che trapelasse qualche cosa di ciò che accadeva all'interno delle mura dell'edificio scolastico…
E le punizioni, oltre ad essere sproporzionate rispetto alle "colpe", erano spesso ingiuste: le parole dei bambini non contavano nulla, il Direttore badava soltanto alle accuse degli adulti, che talvolta si vendicavano anche per semplice antipatia: difficile distinguere chi fosse davvero in fase di crescita… Inoltre, nelle nerbate con la canna, c'era anche una componente sadica: i Direttori avevano una piccola collezione di strumenti di punizione, tra cui scegliere il più adatto, ed agivano per procurare al malcapitato il maggior dolore possibile, con colpi indirizzati sempre sullo stesso punto e cadenzati, per sfruttare il male causato dalla nerbata precedente… dei veri aguzzini.
Gli insegnanti erano spesso incompetenti, nel libro ne appare uno che non ha nessuna intenzione di tenere lezioni sulla propria materia. Unica eccezione, il professore d'arte, Mister Norris, che favorì e accrebbe l'interesse del suo studente per la pittura e la fotografia.
Non andava meglio con le "figure di contorno": viene descritta una sorvegliante terribile, il cui unico scopo era trovare il modo di punire gli alunni. Crescendo, poi, veniva meno anche la solidarietà tra compagni di studio: Roald fece anche i conti ( e non parlo certo di matematica) con i più anziani, per i quali tormentare le matricole era un divertente passatempo e un dovere.
Non stupisce quindi che, a vent'anni, l'autore fosse giunto ormai al rigetto per l'istituzione scolastica e non vedesse l'ora di entrare nel mondo del lavoro (possibilmente in posti lontani dall'Inghilterra!).

>< LA MEDICINA ><
Episodi allucinanti quelli che riguardano la medicina, che certo non aveva le possibilità e le conoscenze di oggi, ma allo stesso tempo era spesso nelle mani di gente poco delicata e a volte incompetente. Dahl non dedica un capitolo a questo argomento, ma ci sono vari ricordi che affiorano nel corso della narrazione.
I primi danni li ebbe il padre di Roald, menomato per sempre a causa di una cura errata, imposta da un medico ubriaco. Penicillina e antibiotici non erano ancora disponibili, quindi fibra e volontà del paziente divenivano l'elemento decisivo per superare malattie come la polmonite.
Che dire poi di un'operazione per asportare le adenoidi, compiuta senza anestesia e a tradimento su di un bambino? Che viene poi immediatamente rispedito a casa, ancora sanguinante, sulle sue gambe… Il medico del collegio è ancora più brutale… Per non parlare di quel dottore che inventa le storie più assurde per spaventare il figlio e impedirgli di mangiare i dolci (riuscendoci perfettamente), come se non bastassero le diffuse credenze popolari (cito quella che attribuiva l'origine dell'appendicite alle setole degli spazzolini!).
Quasi inesistenti naturalmente le norme igieniche: ad una sorella di Dahl l'appendicite fu tolta a casa, dopo averla distesa sul tavolo della stanza dei bambini…
>< L'AUTOMOBILE ><
Capitolo divertente e insieme tragico è quello dedicato alla prima macchina di casa Dahl, una decappottabile De Dion-Bouton, acquistata nel 1925. Per l'epoca si trattava di un oggetto di lusso, pochi erano i fortunati proprietari di un'auto. Essendo agli inizi, anche le regole erano davvero poche: non esistevano esami per la patente, anzi non esisteva nemmeno la patente!
La "decrepita sorellastra" , quindi, forte di ben DUE lezioni di guida, di mezz'ora ciascuna, decide di portare l'intera famiglia (sette persone) in gita. Non perde occasione di suonare a spron battuto il clacson (avete presente quella peretta nera? :-D), un po' per mettersi in mostra, un po' per non correre il rischio di investire qualcuno.
La madre è decisamente preoccupata, mentre i ragazzini sono euforici e spingono l'irresponsabile pilota a raggiungere la massima velocità (più di 90 km/h). Risultato? Una curva presa a velocità elevata provoca l'uscita di strada del mezzo, con ammaccature all'auto e alla famiglia e il ferimento di Dahl al naso: da qui il suo profilo irregolare (e forse un certo piccolo rancore per la "decrepita sorellastra";)…. E l'autista si rende conto di non sapere come innescare la retromarcia…

>< IL LIBRO ><
Il titolo originale è "Boy. Tales of childhood" (Boy. Racconti d'infanzia); l'edizione italiana ha scelto il più stringato "Boy". Dahl si firma così nelle sue settimanali lettere alla madre.
Il volume fa parte della collana "Gl'Istrici", edita da Salani e costa 8 Euro: nel maggio 2005 siamo giunti all'undicesima ristampa, indice di un buon successo, no? Circa 170 sono le pagine effettivamente scritte, con capitoli brevi: un libro che si può prendere e abbandonare senza timore di perdere il filo.
Ottimi i materiali usati, pagine e copertina non escono distrutti dopo la lettura.
Il libro possiede anche un tocco in più, svariate illustrazioni. I disegni sono opera di Quentin Blake, che si è occupato di altri volumi di Dahl, ma si ammirano anche una marea di fotografie d'epoca, quasi come se l'autore aprisse per noi l'album di famiglia. Sono anche di ottima qualità, considerando gli anni ormai trascorsi. Unica osservazione da fare: il formato ridotto del libro e l'inserimento in spazi angusti le penalizzano, spesso, facendoci perdere molti particolari interessanti.
Altra trovata geniale è stata questa: all'insaputa del figlio, mamma Dahl conservò caramente e in modo ordinato tutte le lettere che le aveva spedito: ecco quindi che possiamo godere di spezzoni degli originali, opportunamente tradotti in italiano con delle didascalie, per risparmiarci la fatica di interpretare la scrittura o di recuperare il dizionario di inglese.
>< IMPRESSIONI/CONCLUSIONI ><
Quale senso può avere rendere pubblici, quasi cinquant'anni dopo (1984) l'ultimo episodio, eventi significati della propria vita? Di sicuro c'è la volontà di fare un bilancio, ma anche impedire che dei ricordi non rimanga nulla. Ma c'è di più. Dahl non risparmia la sua solita ironia e i particolari più spiacevoli: considerando che uno dei suoi terribili insegnanti sarebbe divenuto l'Arcivescovo di Canterbury (!), il trascorrere del tempo deve essergli certamente servito da scudo contro eventuali problemi e querele…

Dahl cerca in genere di mantenere un tono distaccato, di limitarsi alla narrazione degli eventi come se fosse uno spettatore e non il protagonista. Nonostante questo, riesce ancora a ricordare le sensazioni che provava da bambino. Talvolta però dolore e rabbia hanno il sopravvento ed è costretto a esprimere le sue considerazioni, soprattutto nei riguardi del vecchio sistema scolastico inglese: coerente con le sue convinzioni, rifiutò di entrare nel meccanismo e di far parte dei prefetti (Boazer), gli studenti con più potere, ma anche i più spietati, "per dovere" imposto dalla carica. Fu salvato dai suoi meriti sportivi, che gli conferirono ugualmente prestigio e rispetto: ma quanti altri non ebbero la sua stessa fortuna?
Emerge, di tanto in tanto, l'avversione (non solo inglese, temo) per gli stranieri: ad esempio un insegnante crudele non si fa scrupoli a rinfacciare alla madre di Roald che non ha alcun diritto di criticare i sistemi di insegnamento britannici (!); oppure l'insulso "virile innamorato" della sorellastra critica i gusti dei norvegesi in fatto di tabacco, senza rendersi conto che frequenta una famiglia scandinava (che gaffe!).
Dahl e la sua famiglia appaiono (giustamente) orgogliosi delle loro radici: è tradizione la cena di tutta la famiglia dai nonni prima delle vacanze estive, rigorosamente trascorse in Norvegia, con grandi sacrifici da parte della madre per spostare tante persone per mare e per terra! L'autore indugia sulla minuziosa descrizione del menù dell'epoca e ci parla dei brindisi con la parola "skall", tanto numerosi da renderlo regolarmente brillo a fine serata, ma testimonianza del suo ingresso nel mondo degli adulti.

Nella giovinezza di Dahl è presente anche l'origine della sua distanza dalla religione, dovuta in particolar modo al comportamento di un Direttore, uomo di chiesa, che infliggeva punizioni ancor più sadiche di quelle degli altri: infatti erano condite con citazioni bibliche, parole che contraddicevano le sue azioni e prolungavano la sofferenza di chi subiva la punizione.
Dopo aver letto di tutte queste disgrazie penserete che l'infanzia di Dahl sia stata terribile: in realtà ci furono molti bei momenti (tenerissimi i ricordi della madre e delle vacanze norvegesi), ma soprattutto tremendi e particolari scherzi!

Nella vita dell'autore troviamo, in nuce, i semi che sbocceranno in opere future: è lui stesso ad indicarci quale sia stato lo spunto per la stesura de "La fabbrica di cioccolato" e il negozio di dolci (con tanti articoli dai nomi strani per noi "uomini del futuro";) è un altro elemento che troveremo nel suo libro.
Non dimentichiamo poi, sul finale, la meravigliosa pagina sul difficile mestiere dello scrittore, che impegna, svuota l'animo, non dà sicurezza economica, ma ti permette la piena libertà. Dahl, mattacchione, ne parla come se fosse un tranquillo impiegato! :-D In effetti all'epoca lo fu, anche se per un breve periodo.
Il libro è ottimo, sia per i contenuti (ritratto di un'epoca inglese che spero non torni più, considerando il trattamento riservato ai bambini) sia per la confezione (testo e immagini che si amalgamo armoniosamente). Lo stile di Dahl è chiaro e semplice, senza l'uso di termini astrusi, accessibile a tutti, anche se non si tratta proprio di una lettura tranquillizzante per i bambini.


" La nostalgia è un po' come il mal di mare. Non puoi immaginarti come sia spaventoso finché non ne soffri e, quando ti prende, ti arriva come un pugno allo stomaco e vorresti morire. La sola consolazione è che entrambi questi mali si risolvono di colpo. La nostalgia di casa sparisce appena abbandoni i confini della scuola e il mal di mare appena la nave entra in porto".

Immagini. Da 1 a 4, varie edizioni del libro (la terza copertina è simile a quella italiana) 5. Roald Dahl in perfetto relax! 6. Una De Dion-Bouton del 1908, di sicuro non passata nelle mani della decrepita sorellastra, viste le ottime condizioni in cui si trova… :-D (dall'European Concours d'Elegance - Schwetzingen 2002) 7. L'arco di Ctesifonte in Irak. Con una foto aerea (spericolato!) di questa meraviglia, datata 1940, Dahl vinse uno dei suoi numerosi premi fotografici (© Centro Ricerche Archeologiche e scavi di Torino).

Questo topic è bloccato, non sono ammesse altre risposte.
Come guadagno Punti nel Forum? Leggi la guida completa
Registrati via email