MarkEvans98
MarkEvans98 - Erectus - 51 Punti
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Salve potete farmi la parafrasi e il commento vv. 201-249 Eneide II Libro:
Per sorte sacerdote di Nettuno,Laocoonte
solennemente immolava all'altare un toro smisurato.
Ecco(e il ricordo mi atterrisce)dalle acque tranquille
di Tènedo due serpenti uguali con spire immense
premono il mare e insieme si dirigono alla riva:
il petto sollevato tra i flutti e rossa come di sangue
la cresta,sovrastano le onde;dietro sull'acqua
striscia il corpo e il dorso si snoda in cerchi immensi.
Dalla spuma del mare sale un fragore e già sono a terra:
occhi ardenti iniettati di sangue e di fuoco,
vibrando la lingua lambiscono la bocca con un sibilo.
Sconvolti,esangui fuggiamo.Loro con termine sicuro
muovono contro Laocoonte.E prima avvincono
i due piccoli corpi dei figli e li stringono:
morso più morso straziano quelle loro misere carni;
poi afferrano il padre che accorre armato in aiuto
e con spire immense l'avvolgono:due volte ormai
intorno al corpo,l'avvincono al collo col dorso squamoso
e ancora col capo eretto e tutta la nuca lo sovrastano.
Fasciato di bende intrise di bava e di nero veleno,
egli si affanna a sciogliere quei nodi con le mani
e mentre si affanna leva grida orrende alle stelle,
come i muggiti di un toro che dall'altare
fugge ferito scuotendo la scure malferma dal capo.
Infine,diretti al tempio di Minerva crudele,fuggono
i due draghi,strisciando verso la rocca più alta,
e ai piedi della statua si nascondono dietro lo scudo.
Allora nell'animo già tremante d'ognuno s'insinua
nuovo sgomento:è giusto,dicono,che Laocoonte
sia stato punito per aver profanato con il ferro
il legno sacro, scagliando nel suo fianco l'asta sacrilega.
Al tempo,gridano,al tempio si conduca il cavallo
e s'invochi il volere della dea.
Fatta breccia nel muro,apriamo le difese della patria.
E ognuno si affretta all'opera: sotto i suoi piedi si pongono
rulli scorrevoli e si lega il collo con cordoni
di canapa.Gravida di armati la macchina fatale
sale alle mura.Intorno vergini e fanciulli
cantano inni,felici di sfiorare la fune con le mani.
Quella avanza e minacciosa scivola in mezzo alla città.
O patria,dimora degli dei,Ilio,o mura dei Troiani
famose in guerra!quattro volte al limitare della porta
si arresta,quattro volte dal ventre risuonano le armi:
e noi immemori,ciechi di furore ancora s'insiste
e nella rocca sacra poniamo il mostro funesto.
Anche allora Cassandra,mai,per volontà divina,mai
creduta dai Teucri,svela il destino che ci attende.
E noi sventurati,per tutta la città,l'ultimo giorno,
a festa orniamo di fronde gli altari degli dei.
Achille95
Achille95 - Sapiens Sapiens - 1768 Punti
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Enea narra la caduta di Troia. Dopo dieci anni d’assedio, gli Achei lasciano sulla spiaggia un gigantesco cavallo di legno, al cui interno sono nascosti uomini armati, e fanno finta di abbandonare Troia. Il mattino seguente i Troiani festeggiano attorno al cavallo, ma Laocoonte, sacerdote di Apollo, ordina la distruzione del simulacro, sostenendo che è sicuramente un inganno. Il sacerdote non viene creduto. I Troiani vengono persuasi dal falso prigioniero greco Sinone e dall’uccisione, da parte di due serpenti marini, di Laocoonte e dei suoi figli, e portano il cavallo in città. Durante la notte Sinone fa uscire i guerrieri dal cavallo e inizia la strage. Enea intanto vede in sogno l’ombra di Ettore, che lo invita ad abbandonare la città. L’eroe si sveglia e, prese le armi, insieme ad altri guerrieri combatte l’ultima battaglia. Assiste alla morte di Priamo, ucciso dal figlio di Achille. Appare Venere, che rivela all’eroe che gli dei sono scesi in campo contro Troia, dunque la città sarà distrutta; invita allora il figlio a seguire il proprio destino, e a mettere in salvo il padre Anchise, il figlio Ascanio e i Penati. Enea riesce a portare in salvo Anchise ed Ascanio, ma non la moglie Creusa, la quale scompare durante la fuga. Enea torna indietro per cercarla, ma appare l’ombra della donna che lo convince a rassegnarsi al dolore e ad accettare il volere degli dei: deve intraprendere un lungo viaggio per fondare una nuova patria in Italia.

2. Analisi
L’inganno del cavallo. Enea racconta ai convitati com’è avvenuta la distruzione della sua patria, sottolineando che ciò è stato voluto dagli dèi e dal Fato. Il modello della narrazione è quello, in flashback, di Odisseo ai Feaci nell’Odissea: Virgilio interrompe la narrazione degli eventi per far raccontare il passato da un narratore interno, Enea. Le notizie riguardanti la caduta di Troia provengono dai miti del ciclo troiano, in particolare dal poema Iliupersis, che narra proprio la distruzione della città dall’inganno del cavallo. Nell’Eneide però l’episodio è raccontato da un vinto, e il tono epico e solenne dell’Iliupersis, poema narrato dai vincitori, diviene qui drammatico e triste.

La strage notturna. Mentre tutti dormono dopo i festeggiamenti, Sinone fa uscire gli Achei dal cavallo: Tessandro, Stenelo, Odisseo, Neottolemo (figlio di Achille), Macaone, Menelao, ed Epeo, che ha costruito il simulacro. I guerrieri uccidono le sentinelle e spalancano le porte, irrompono nella città seminando strage e appiccando fuoco. Enea intanto vede in sogno l’ombra di Ettore, che gli ordina di mettersi in salvo e portare con sé i Penati, i numi tutelari di Troia: l’eroe dovrà guidare i Troiani verso una nuova patria, e dovrà preservare il culto degli dèi patri e del sacro fuoco di Vesta. Enea dapprima tenta una resistenza con alcuni eroi; questo episodio tende a sottolineare la crudeltà e l’empietà degli Achei, che non esitano ad uccidere innocenti e a violare templi. La guerra non è, come nei poemi omerici, manifestazione della gloria dell’eroe, ma è fonte di sofferenza e di offesa nei confronti della dignità umana. Emblema della crudeltà achea è Neottolemo.

Enea scappa da Troia. Enea assiste pieno di orrore all’uccisione di Priamo, sulla tomba di Achille, da parte di Neottolemo. Pensa allora alla sorte dei suoi cari, e guardandosi intorno vede che i suoi compagni sono morti. Scorge poi Elena, causa di tutti quei lutti, e cova dentro di sé il desiderio di vendetta. Ma appare Venere, che lo esorta a fuggire perché ormai non c’è più niente da fare.
Venere, Ettore e Creusa liberano l’eroe dalle responsabilità future e lo proiettano verso la sua missione futura.

Tre sono dunque le figure che conferiscono un senso all’azione di Enea, e che rappresentano un punto di riferimento etico in ognuno dei tre momenti dell’episodio:

- Ettore rappresenta la città guerriera, ed appare nel momento in cui gli Achei ingannatori riescono nel loro intento;

- Venere, la madre divina, interviene alla fine della battaglia;

- Creusa, la moglie, appare quando ormai la fuga è in atto.

Enea non è più l’eroe guerriero per antonomasia, che non abbandonerebbe mai la sua città in difficoltà, ma è un eroe dal coraggio morale, che si piega al volere divino.

Dal momento che mi hai chiesto solo un commento in privato ti mando una spiegazione random che ho trovato nei miei appunti,ovviamente devi aggiungere le tue impressioni e il compito è terminato.


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