• Greco
  • 2 Versioni: Lisia e Laerzio

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ercaliffoderoma
ercaliffoderoma - Habilis - 254 Punti
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Mi servirebbe gentilmente la traduzione di due versioni (ovviamente se non avete tempo o altro me ne potete fare anche una ;) )
Vi allego le immagini, se ci fossero problemi nel visualizzarle potetete vederle qui:
1) Lisia - La fine della stirpe delle Amazzoni
http://s18.postimg.org/9c0va5x7d/image.jpg
2) Diogene Laerzio - Detti di Talete
http://s23.postimg.org/xt9cl9tnf/image.jpg

Grazie mille :hi
Tony83
Tony83 - Mito - 30579 Punti
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La fine della stirpe delle Amazzoni
Anticamente le Amazzoni erano figlie di Ares, abitavano presso il fiume Termodonte, le sole armate di ferro tra le popolazioni che abitavano lì intorno, prime di tutte a montare su cavalli con i quali inaspettatamente a causa della inesperienza dei nemici davano la caccia ai fuggitivi, ma evitavano quelli che (le) inseguivano; si consideravano per coraggio uomini piuttosto che donne in base alla natura; infatti, sembravano superare gli uomini negli animi più che trascurare l'aspetto fisico.
Erano al comando di molti popoli, e con i fatti avevano assoggettato quelli delle zone vicine, ma a parole sentivano di una grande fama intorno a questa regione; poi, a causa di grande fama e grande speranza, dopo aver raccolto i popoli più bellicosi, fecero una spedizioni contro questa città. Inaspettatamente ebbero per natura animi simili ad uomini valorosi, e avendo conseguito una fama opposta alla precedente sembrarono essere donne più dai pericoli che dai corpi. Ad esse sole non fu permesso sulla base degli errori commessi comprendere la cosa migliore da decidere riguardo al futuro, né ritornare a casa a riferire la vostra stessa sconfitta e il valore dei nostri antenati; infatti, esse morirono lì e pagarono la loro dissennatezza, e a causa del valore resero immortale il ricordo di questa città, mentre resero la loro patria ingloriosa a casa della sconfitta (subita) qui. Dunque, esse, poiché bramarono ingiustamente la terra d'altri, persero giustamente la propria.

Aggiunto 34 minuti più tardi:

Detti di Talete
Talete disse che la morte non differisce per nulla dal vivere. "Tu, dunque", un tale disse, "perché non muori?", "perché", disse, "non è diverso per nulla". A chi domandava che cosa era nato prima, la notte o il giorno, "la notte", disse, "viene prima di un giorno". Uno gli chiese se un uomo trascurasse gli dei fosse ingiusto: "Ma nemmeno pensandoci", disse. Ad un adultero che gli chiedeva se giurasse di non aver tradito, "un falso giuramento non è peggiore di un adulterio", disse. Quando fu interrogato su che cosa fosse molesto disse "conoscere se stessi"; che cosa fosse facile "dare consigli ad un altro", che cosa fosse molto piacevole "l'avere buona fortuna", che cosa il divino, "ciò che non ha né inizio né fine". Che cosa fosse sgradevole, disse "aver visto un tiranno invecchiare". Come uno potesse sopportare più facilmente una sventura, "se si osserva che i nemici si trovano in condizioni peggiori"; come potremo vivere in modo migliore e più giusto, "se noi stessi non facessimo le cose che rinfacciamo agli altri"; chi è felice "il sano nel corpo, sagace d'intelletto, cortese d'indole". Dice di ricordare gli amici presenti e gli assenti; che è bello non abbellirsi nell'aspetto ma nei comportamenti.

;)
ercaliffoderoma
ercaliffoderoma - Habilis - 254 Punti
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Grazie mille!!!
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