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Ciao a tutti,

vi scrivo perchè mi piacerebbe condividere con voi il mio punto di vista sugli stage. Nel mio ambiente, io sono laureato in comunicazione, è diventata una prassi. Rispetto al passato però, ho l'impressione che sia diventato, piuttosto che l'anticamera del lavoro, un modo per farsi sfruttare a gratiss dai datori di lavoro!!

Su internet ci sono migliaia di testimonianze sul tema ma una mi ha colpito più di tutte... Professione stagista: stage o stRage? Un blog tra occupazione e disoccupazione - ShowFarm

L'autrice, racconta le sue esperienze allucinanti di lavoro.
Nonostante sia laureata si ritrova a lavorare tantissimo guadagnando una miseria.

L'unica soluzione, se non l'abolizione,è quella di modificare laa regolamentazione degli stage. A mio avviso non possono non essere retribuiti e soprattutto devono essere attivati con finalità di assunzione.

Voi che ne pensate?

beltipo-votailprof
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Purtroppo il mondo del lavoro è diventato sempre più competitivo e alcune prassi, come quella dello stage, servono ad evitare che un malinteso senso di protezione del lavoratore diventi ancora e zavorra per le piccole e medie imprese.

In particolare, se è giusto che lo stage debba prevedere un rimborso spese, e anche vero che il lavoratore sta acquisendo competenze che spenderà sul mercato del lavoro, al quale ti garantisco che appena uscito dall'università non è certo preparato. Competenze che acquisite in un master costerebbero quello che costerebbero, e che per l'azienda che ti permette di apprenderle non sono gratuite. Quindi il lavoratore, se lo stage è serio, sta avendo un guadagno professionale.

Non è ovvio quindi che lo stage debba essere funzionale all'assunzione, ma può essere una valida occasione per una futura assunzione...
luckigno-votailprof
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Questo tuo ragionamento presuppone che:

1) tutti abbiamo genitori facoltosi che ci mantengono fino a quando, al 5° o 6° stage, qualcuno non ci fa la grazia di offrirci uno straccio di contratto (solitamente di partenza è sui 700 euro che , voglio dire, non ti bastano nemmeno per pagarti la benzina e il cibo a lavoro)
2) che le aziende seguano da vicino lo stagista cercando di trasferirgli il numero maggiore di competenza possibili, cosa che, puntalmente, non avviene. Solitamente le aziende puntano a darti conoscenza frammentarie, non spendibili, che servono a fare il lavoro meccanico che a loro serve in forma gratuita o quasi. Anche perchè l'azienda seria che punta ad una buona formazione del suo stagista il più delle volte dovrebbe poi assumerlo per non sprecare l'impegno profuso con il ragazzo/a in questione. Ed invece, se si vanno a guardare i dati, più del 70% degli stagisti non viene assunto al termine del proprio tirocinio. E non venitemi a raccontare che il 70% dei ragazzi risulta non adatto a quel posto di lavoro.
3) che gli stage non dovrebbero durare più di tre mesi. Cento giorni bastano ed avanzano per insegnare il mestiere ad uno stagista, ammesso che lo stage sia svolto correttamente. Ed, invece, ecco che aziende come HTML, solo per fare un esempio, propongano stage di 12 mesi rinnovabili per altri 12. Ma stiamo scherzando??

E poi, se lo stage non è finalizzato all'assunzione, l'azienda che interesse avrebbe a prendere uno stagista se non a sfruttarlo dietro inesistente rimborso spese?
beltipo-votailprof
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Questa discussione diventa interessante, ho già girato la segnalazione in redazione per scriverci su un articolo ;)

Veniamo a noi:

1) Io, da ex stagista senza facoltosi alle spalle ho fatto ben due stage in diverse aziende, con minimo rimborso spese (in un caso free). Vivevo in casa, stringevo i denti, ho appreso il lavoro nell'ambito che desideravo e in 12 mesi ho avuto un curriculum che poteva essere preso in considerazione seriamente. Insomma, ho imparato come muovermi dopo la laurea e posso dire che per quanto duro rifarei l'esperienza.

2) Personalmente ora sono un micro imprenditore, ho avuto stagisti, ma purtroppo sarò sfortunato io, sarò l'unico in Italia su 4 uno solo era adatto, ed ha adesso il suo bel contratto. Non ancora a tempo indeterminato, ma se alla fine del part time dimostra che non è un fuoco di paglia, proporrò un full a tempo indeterminato. Purtroppo, ripeto sarò ultra sfortunato io, ma trovare persone che capiscano che un'azienda non è un posto pubblico dove puoi fare quello che ti pare, tanto nessuno dice nulla, pare una missione impossibile. Ecco: lo stage prima, il part time dopo, scremano i furbetti del quartierino che pretendono senza dare. Riepto, tutto questo nella mia esperienza diretta, per gli altri non so.

3) 100 giorni non sempre, secondo me, sono sufficienti. Esempio concreto: noi ci occupiamo di contenuti web (a 360 gradi, dagli articoli veri e propri ai social media e alla loro promozione), e spesso il lavoro è molto fluido e si richiedono competenze e spirito d'adattamento per potersi adattare alle mutate situazioni. E' chiaro che in cento giorni è difficile già apprendere le competenze (a meno che ovviamente non fai l'operaio specializzato che ha una singola funzione), figurarsi testare la persona nei vari scenari. Ecco, io un contratto full time, tempo indeterminato mi sento di offrirlo solo a chi riconosco che è valido in ogni situazione, che ha dimostrato il valore sul campo ecc. Tutte le persone che lavorano con me hanno seguito questa strada, giusta o sbagliata. So una cosa però alla fine del sentiero: nessuno di loro è scontento, io sono contento di loro....

E se ti chiedi a che pro prendere uno stagista se l'azienda non vuole assumerlo a me pare chiaro: l'azienda guadagna lavoro, il lavoratore guadagna esperienza. Nei limiti anzidetti, mi pare uno scambio equo.
luckigno-votailprof
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Il fatto che tu sia un'imprenditore spiega un pò il perchè di questo tuo punto di vista...senza offese ovviamente, ognuno si crea le sue idee in base all'esperienza che personalmente ha vissuto.
A questo punto ti parlo della mia di esperienza: io ho cambiato 4 stage prima di trovare lavoro...ho iniziato a farli ancora prima che finissi l'università, facendo degli enormi sacrifici e sacrificando la quasi totalità del mio tempo libero per far combaciare studio e lavoro (non retribuito ovviamente).
Ora, finalmente ho un lavoro. Ma non l'ho trovato grazie ad un annuncio su internet o su un giornale, bensì grazie al mio prof della tesi che, giusto un anno fa, mi segnalò ad un'azienda di un suo amico. Lì, dopo uno stage di tre mesi, sono stato finalmente assunto (contratto a progetto a 700 euro e senza contributi).
Alla fine credo di essermelo meritato ma allo stesso tempo penso che se i miei genitori non avessero avuto i soldi per mantenermi anche dopo glio studi (per mantenermi non intendo ovviamente i soldi per andare in vacanza ed uscire la sera) e se il prof non mi avessi aiutato, adesso mi troverei nella stessa situazione di altri molti altri miei colleghi. Ovvero quella in cui sei costretto a rinunciare ai tuoi sogni in cambio di un lavoro da commessi da Leroi Marlen o da Footlocker che però ti consente di sopravvivere. E questo solo perchè non potevano permettersi di fare stage o perchè non conoscevano nessuno.
Evidentemente tu sia davvero una mosca bianca: sappi che la maggior parte degli imprenditori non ragiona come te ma fonda i propri modelli di business proprio sugli stagisti, ovvero su forza lavoro gratuita. te lo dico perchè in quasi tutte le esperienze di stage che ho avuto, ho visto datori di lavoro compiacersi con colleghi ed amici di produrre tot spendendo tot, grazie all'elevata presenza di tirocinanti presso la propria struttura. Non hai idea dell'umiliazione che ho subito e sono strasicuro di non essere l'unico ad aver scippato certe frasi dalle bocche dei propri capi.
Che dire...continua così e cerca di non approfittarti di tutti quei ragazzi che per sedersi su una delle tue scrivanie fanno un'enormità di sacrifici e spesso rinunciano anche ad una semplice birra (a me è successo)

beltipo-votailprof
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Entrambi i punti di vista sono validi...e sono felice che se ne parli, qualcuno diceva che la verità rende liberi...Spero solo che, imprenditore, stagista, impiegato tutti concordino su un fatto: se non si lavora, gli stipendi non cadono dal cielo...
aperdichizzi-votailprof
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Desidero dare il mio contributo a questa interessante discussione, visto che il tema mi sta molto a cuore. Per come la penso io, lo stage rappresenta il passaggio fondamentale tra il sapere e il saper fare. Una porta d’accesso al mondo del lavoro che può essere aperta grazie alla volontà di chi intraprende questo percorso (aspetto molto importante) e da alcune caratteristiche che deve avere lo stage.
Prima di tutto il project work che, definendo metodi e obiettivi, consente di dare un’impostazione operativa e un’applicazione pratica delle conoscenze acquisite nel proprio percorso formativo: a volte questo tema è trascurato.
Per la valorizzazione dello stage è inoltre fondamentale il profilo dell’azienda ospitante, che dovrà essere ben organizzata, con una forte brand identity e capace di garantire la presenza costante di un tutor e una durata dello stage di almeno 6 mesi. Infatti tre mesi sono troppo e un anno rappresenta il limite massimo (ovviamente considerando per un periodo così lungo un rimborso consistente).

Volevo poi condividere con voi questo sito, che ritengo essere una delle risorse più interessanti sul tema: Home - Repubblicadeglistagisti.it.

saluti a tutti,

A.
lateb-votailprof
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Anche io, da ex stagista e neo laureato, trovo interessante questa discussione.
Oltre a quello che dice beltipo, e cioè che il mercato del lavoro è ormai molto competitivo, io inserirei lo stage anche in un altro contesto: ormai è obbligatorio, per legge, in quasi tutti i piani di studio e questo da un lato comporta un numero immenso di stagisti da gestire (alcuni che lo fanno ahimé controvoglia) dall'altro imprese che, in condizioni normali, non ospiterebbero stagisti e che invece li ospitano perché ormai è "di moda" o comunque influenzati da altri fattori esterni.
Sono poche, e questo lo dobbiamo riconoscere, le imprese e gli imprenditori che riconoscono nello stage quell'occasione di trasferimento di conoscenza. Di qui molti dei problemi di cui avete discusso.
Probabilmente lo stage va ripensato anche a livello normativo.

Purtroppo, e anche questo lo devo riconoscere, sento spesso storie di stage di ragazzi messi a fare fotocopie per 3 mesi o comunque esperienze che lasciano poco dal punto di vista professionale e molto sconforto.

Sarà perché io ho avuto un bella esperienza, ma vorrei invitare futuri stagisti a non scoraggiarsi :) Molti problemi, secondo me, derivano dalla scelta dell'azienda sbagliata (sì insomma dato che noi stagisti dobbiamo apprendere siamo sopratutto noi che dobbiamo scegliercela e non solo loro che ci selezionano) e dall'atteggiamento: molti miei colleghi si deprimono perché si sentono umiliati e trattati male ("come degli schiavi";) sol perché gli viene chiesto di fare delle fotocopie o di scannerizzare dei documenti (certo essendo quasi laureati o giunti quasi alla seconda deve essere davvero umiliante... :rolleyes: )
Ma anche questo è apprendimento! Si impara a stare su un posto di lavoro da subordinati, magari in modo intelligente e se si ha da far notare che quella fotocopia è inutile tanto meglio! Quello che voglio dire è che accanto alle conoscenze "operative" lo stage è una grande possibilità di apprendere ciò di cui è fatta l'organizzazione di un'azienda: procedure, routine organizzative, gerarchie, organizzazione del lavoro, rispetto delle scadenze e puntualità, e via dicendo.

Altra cosa: lo stage, secondo me, è un ottimo mezzo per allargare la rete delle nostre conoscenze, quelle stesse conoscenze, magari, tramite le quali possiamo trovare un lavoro. A parte i raccomandati (maledetti! :D ) e coloro i quali trovano il lavoro affidandosi esclusivamente agli annunci o alle inserzioni di curricula online, tutti gli altri trovano un lavoro (o lo cambiano) grazie alle loro consoscenze personali, spesso al di fuori dei familiari o degli amici più intimi bensì grazie a conoscenze meno "strette". E' la celebre teoria della "forza dei legami deboli" di Granovetter che ho constatato personalmente quanto fosse vera: in seguito al mio stage, ho avuto la possibilità di entrare in contatto e ho lavorato con diverse per persone, una delle quali, quando sono tornato a Catania, mi ha chiesto se ero interessato a un lavoro! Non era il lavoro della mia vita, ma un lavoro part-time, ma ho accettato ugualmente pensando che non avrei dovuto buttare un'occasione del genere (e sperando di allargare ulteriormente la mia rete di conoscenze "deboli" :D ).
Insomma, io non ero nessuno per questa persona, mi aveva solo visto lavorare saltuarimanente durante i miei 180 giorni di stage e invece mi ha proposto per un lavoro!

Alla fine, anche Luckigno ha trovato lavoro grazie a un legame "debole" anche se al di fuori dallo stage, ma i docenti universitari in questo sono una grande risorsa.

Ultima cosa e concludo: non sono sempre d'accordo sullo stage come anticamera sistematica per l'assunzione. E' pericoloso, secondo me, attribuire allo stage la funzione di valutare la persona: per questo ci sono altri istituti più adatti, regolarmente retribuiti naturalmente ma il fatto che ormai TUTTI scrivano "stage con possibilità di assunzione" indica quanto siano vuote queste parole. E i dati, come facevate notare voi, lo dimostrano. L'eccezione, forse, può essere rappresentata dalle piccole imprese ma lì se lo stagista non è ben seguito, il rischio di fallimento dello stage è amplificato (nel senso che rischia di non imparare nulla) quindi l'attenzione in questi casi deve essere maggiore.
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