Clarinky
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Avete qualche appunto riguardante la zoologia? Devo sostenere l'esame di zoologia I, per il corso di studi in scienze biologiche. Grazie mille :))

Achille95
Achille95 - Sapiens Sapiens - 1768 Punti
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Materia è tutto ciò che ha una determinata massa ed occupa un determinato uno spazio. Tutte le forme di materia rappresentano l’aggregazione di una o più sostanze fondamentali dette elementi. Questa semplice definizione si può applicare anche alla “materia vivente”, in cui l’organizzazione degli elementi che la compongono raggiunge la sua massima complessità ed efficienza. Gli organismi viventi sono formati da componenti inorganiche (acqua e sali minerali) e da componenti organiche (proteine, acidi nucleici, lipidi e carboidrati).

L’acqua è il costituente chimico più abbondante della materia vivente


L' acqua è anche il più importante: infatti, almeno secondo le più accreditate ipotesi, la vita sul nostro pianeta si sarebbe originata appunto in ambiente acquatico e ancora oggi un ciclo vitale stabile è possibile solo in presenza di acqua.

L’acqua è formata dal legame di una molecola di ossigeno (O) con due atomi di idrogeno (H) e rappresenta circa il 70-95% del peso di ogni sistema vivente. Può essere presente sia in forma libera che combinata.

Per forma libera si intende quella quantità nella quale si trovano in soluzione tutti i minerali e tutte le macromolecole contenute all’interno di una cellula: quì avvengono le reazioni metaboliche che necessitano di un mezzo liquido. Per acqua combinata si intende, invece, quella legata a proteine o a macromolecole mediante legami-idrogeno; questi ultimi sono fondamentali per l’interazione dell’acqua con altre molecole, vengono formati dall’interazione di un idrogeno (che possiede una bassa carica positiva) con un atomo che possiede una leggera carica negativa, questo secondo atomo può essere anche l’ossigeno di un’altra molecola di acqua.

All’interno di un organismo vivente, anche una sola cellula, i sali minerali sono dissociati in ioni, ed i cationi più comuni sono il ferro (Fe2+), il sodio (Na+), il potassio (K+) e il calcio (Ca2+), mentre gli anioni più comuni sono il cloro (Cl-), il solfato (SO42-), il carbonato (CO3 2-) e il fosfato (PO4 3-).

A livello cellulare i suddetti ioni sono distribuiti secondo una precisa dislocazione così che, ad esempio, il sodio e il cloro sono più concentrati a livello extracellulare, al contrario il potassio risulta più concentrato a livello intracellulare. Lo ione fosfato può essere a sua volta presente come ione libero nel sangue o nei liquidi interstiziali, come pure può trovarsi legato ad altri composti a formare fosfolipidi, fosfoproteine o nucleotidi. Inoltre il ferro, presente in piccole quantità, ha una localizzazione peculiare essendo contenunto prevalentemente nella molecola dell’emoglobina e della mioglobina.

I composti organici per definizione sono tutti quei composti che contengono l’atomo di carbonio (C). A tale categoria appartengono quttro tipi di molecole, fondamentali per la vita: glucidi, lipidi, nucleotidi e protidi. Tutte queste sostanze contengono anche idrogeno e ossigeno; inoltre i protidi contengono azoto (N) e zolfo (S) e i nucleotidi azoto e fosforo (P).


I glucidi sono composti da carbonio, idrogeno e ossigeno e poiché per ogni atomo di carbonio sono presenti un atomo di ossigeno e due atomi di idrogeno essi vengono anche chiamati carboidrati. I carboidrati sono formati da 5-6 atomi di carbonio disposti secondo una struttura ciclica.

Si parlerà di monosaccaridi quando un glucide è formato da una sola molecola ad esempio il glucosio, di disaccaride quando un glucide è formato da due molecole, ad esempio il saccarosio (glucosio + fruttosio), si parlerà di polisaccaridi quando i glucidi risultano formati da lunghe catene di monosaccaridi come nel caso dell’ amido e il glicogeno formati da numerose molecole di glucosio.

Infine, un altro esempio di polisaccaridi è rappresentato dai cosiddetti polisaccaridi strutturali, quali la cellulosa e la chitina. La prima, formata da lunghi polimeri non ramificati di glucosio, rappresenta uno dei principali costituenti della parete cellulare delle cellule vegetali, la seconda, formata da polimeri di glucosio cui è legato un atomo di azoto (N), viene utilizzata dalla maggior parte degli artropodi e da qualche protozoo (foraminiferi) per la costruzione del loro esoscheletro.IL BRODO PRIMORDIALE
All'inizio del secolo XX° il biochimico russo Oparin ed il biologo inglese Haldane hanno per primi formulato un'ipotesi alternativa alle precedenti, anche se molto vicina, per certi aspetti, a quella della generazione spontanea. Secondo questi autori la vita avrebbe avuto origine a partire da materiale non vivente: in particolare il fenomeno si sarebbe prodotto per la prima volta durante il Precambrico, oltre 3,3 miliardi di anni fa, allorquando l'atmosfera primitiva della terra doveva gia' contenere le materie prime essenziali per la vita: gas vulcanici (metano, ammoniaca, azoto), idrogeno, vapore acqueo e, in quantita' minori, ossigeno ed anidride carbonica. Si doveva trattare di un'atmosfera riducente, ricca di carbonio e azoto allo stato ridotto rispettivamente di idrocarburi ed ammoniaca, molto diversa dall'atmosfera attuale ricca di ossigeno e azoto e, pertanto,ossidante; i mari, d'altro canto, dovevano risultare ricchi di metano, ammoniaca, sali e sostanze minerali provenienti dalla degradazione e dal dilavamento della crosta terrestre.


I primi sistemi viventi si sarebbero formati, appunto, in mare, in acque poco profonde, in una sorta di "brodo organico primordiale" (prebiotico). In un tale ambiente si sarebbero realizzate le prime reazioni di sintesi tra acqua, metano ed ammoniaca; queste avrebbero portato successivamente alla formazione dei primi composti organici, dai quali sarebbero derivati composti organici via via piu' complessi.

Quindi, verosimilmente, dopo una serie enorme di tentativi "abortiti", sostanze chimiche ancora piu' complesse e, infine, le prime cellule viventi.

La vita avrebbe in definitiva avuto origine attraverso un processo di "evoluzione molecolare" mediante il quale le forme viventi più primitive sarebbero state prodotte da molecole inorganiche attraverso numerosissime interazioni reciproche.


Tali miscele chimiche, infatti, esposte ad una energia esterna, avrebbero potuto produrre molti composti organici i quali avrebbero formato, appunto, il "coacervato primordiale" nel quale si sarebbero originate ed evolute le prime forme di vita.
Queste ultime,quindi, avrebbero avuto più successo delle forme non viventi nei riguardi dello spazio disponibile, e quelle più idonee svilupparono pienamente tutte le caratteristiche della vita, compresa la capacità di autoriprodursi.

L'energia indispensabile per lo svolgimento delle suddette sintesi doveva essere gia' ampiamente disponibile. Si trattava, innanzitutto, di energia derivante dal sole che bombardava il nostro pianeta con particelle ad elevata energia e di grandi quantita' di calore e di energia derivanti dalle scariche elettriche prodotte dai violenti uragani che si abbattevano allora sulla giovane terra.

Recentemente il biologo tedesco Wachterhauser ha sostenuto che una particolare energia utilizzata dall' evoluzione chimica sarebbe stata fornita dal processo di formazione della pirite, che libera appunto idrogeno, il "carburante" delle prime tappe dell'evoluzione biologica. All'inizio l'ipotesi di Oparin-Haldane non venne unanimemente accettata dal mondo scientifico sia per il persistere ancora di una forte propensione degli studiosi verso l'ipotesi della generazione spontanea, sia per la mancanza di adeguate prove sperimentali che la convalidasse pienamente.

Nel 1953, però, le condizioni suggerite dai suddetti autori sono state riprodotte con successo in laboratorio da S. Miller e H. Urey (fig.1) che hanno messo in evidenza numerose reazioni con le quali, partendo da materiale inorganico, si riesce a sintetizzare sostanze organiche; ad esempio, alcuni idrocarburi metallici, reagendo con acqua, formano acetilene e, successivamente, polimeri con lunghe catene di atomi di carbonio; allo stesso modo, miscele di vapor acqueo, metano, ammoniaca ed idrogeno, sottoposte a forti scariche elettriche o a radiazione ultravioletta, possono dar luogo a composti organici complessi ed amminoacidi che rappresentano le unita' costitutive delle proteine, componenti essenziali della materia vivente.

Successivamente Fox ed altri biologi americani dimostrarono che, riscaldando amminoacidi semplici in assenza di ossigeno si possono formare lunghe catene di amminoacidi (polipeptidi); questi, miscelati con acqua, possono dar luogo a microsfere di proteinoidi cellulosimili in grado di assumere zuccheri ed amminoacidi dall'ambiente esterno! Le suddette microsfere potrebbero, appunto, rappresentare un possibile passaggio tra le miscele chimiche suggerite da Oparin e Haldane e le prime cellule (protocellule). Queste ultime avrebbero, quindi, acquisito la capacità di autoreplicarsi, di svolgere processi metabolici e di riprodursi, acquisendo definitivamente le caratteristiche fondamentali della vita.


Tuttavia, anche i modelli proposti da Miller, Urey e da Fox possono essere suscettibili di commenti e di critiche. Anzitutto, i composti prebiotici, ottenuti negli esperimenti di Miller del 1955 e in quelli compiuti da lui e da altri ricercatori nei quarant'anni successivi, sono solo una minima percentuale dei prodotti ottenuti. Inoltre, in nessuno dei suddetti esperimenti sono mai stati ottenuti contemporaneamente tutti i venti amminoacidi presenti nelle proteine; al contrario, sono stati prodotti, spesso in quantità maggiore dei primi, amminoacidi che non si ritrovano nelle proteine. Infine si deve porre l'accento sul fatto che gli esperimenti di Miller partivano da una particolare ipotesi sulla formazione del sistema solare, diversa da quella oggi unanimemente accettata, e che prevede peraltro un'atmosfera primitiva non molto diversa dall'attuale, salvo forse per la mancanza di ossigeno, formatosi solo dopo la comparsa di organismi provvisti di clorofilla.


Un tentativo per ovviare ad alcune delle suddette obiezioni viene fatto nel 1981 dal gruppo del chimico statunitense Allen J. Bard, che ottiene, attraverso reazioni successive in presenza di luce ultravioletta e di vari catalizzatori inorganici, amminoacidi a partire da una miscela di gas simile all' ipotizzata "atmosfera primitiva". Purtroppo tra i catalizzatori usati da Bard vi era anche il biossido di titanio ricoperto di platino finemente suddiviso, che non esiste in natura, e si può preparare soltanto artificialmente ! Si può, quindi, concludere che a tutt'oggi le prove sperimentali a favore dell'abiogenesi risultano ancora piuttosto dubbie e scarsamente documentate.

UN PRIMITIVO "MONDO A RNA"
Uno dei "passi" più importanti verso la che soluzione del problema dell'origine della vita si deve a due biologi americani T.R. Cech e S. Altman, premi Nobel per la medicina nel 1989, i quali, negli anni 1982-1983, dimostrarono la possibilità che molecole di RNA possano svolgere funzioni enzimatiche, cioè siano in grado di promuovere reazioni chimiche autonome, senza l'intervento di enzimi proteici. Tali funzioni enzimatiche, peraltro osservabili nell' RNA di organismi viventi attuali, potrebbero essere, appunto, la testimonianza di un primitivo "mondo a RNA" nel quale tutti gli organismi dovevano essere costituiti solo da RNA, e dal quale si sarebbe solo successivamente evoluto il mondo attuale costituito da DNA e proteine, con funzioni rispettivamente genetiche e metaboliche.

A questo punto ci si può, tuttavia, porre un' ulteriore domanda: come si sarebbe originato l'ipotizzato "mondo a RNA" di Cech a Altman ?

Il chimico tedesco Eigen e successivamente Orgel hanno dimostrato che, in presenza di enzimi proteici, miscele di nucleotidi possono dar luogo a RNA capace di replicarsi (riprodursi), di mutare e di competere con altri organismi. Secondio questi autori la vita sulla terra potrebbe aver avuto origine proprio a partire da popolazioni di molecole di RNA simili ("quasi specie";) i cui individui, capaci di competizione, si sarebbero associati con popolazioni proteiche, dapprima stabilendo con esse un rapporto parassitario, quindi un equilibrio stabile: l'attuale "divisione del lavoro" tra acidi nucleici e proteine!

L'ipotesi di un mondo ancestrale a RNA, sebbene molto probabile, solleva dubbi sia di tipo chimico che probabilistico. Per quanto riguarda i primi, nessun ricercatore è riuscito sinora a proporre un modello secondo il quale negli oceani e nell' atmosfera primitiva si siano potute formare adeguate quantità di nucleotidi; il secondo dubbio riguarda la possibiltà che molecole di RNA in grado di replicarsi e di competere possano essere state abbastanza stabili nel tempo da evolversi successivamente in organismi più complessi.

PRIMA IL METABOLISMO?

Recentemente alcuni ricercatori (Dyson, Neumann) hanno proposto una ipotesi alternativa alla precedente secondo la quale la vita avrebbe avuto una doppia origine: si sarebbero formati per primi sistemi metabolici basati sulle proteine e, successivamente, a partire da questi, sistemi genetici basati sull' RNA.

Questi ultimi in un primo tempo i sarebbero uniti ai primi stabilendo con essi rapporti di tipo parassitario, quindi rapporti piu' equilibrati di mutualismo e simbiosi. In particolare, secondo Dyson, i primi organismi viventi sarebbero stati delle cellule, dotate di capacità metaboliche ed in grado di riprodursi senza "errori" in quanto sprovviste di sistemi genetici che li potevano favorire; successivamente, molto probabilmente a causa di un errore accidentale, si formarono i primi nucleotidi i quali, con la collaborazione di particolari enzimi, si aggregarono per formare le prime molecole di RNA capaci di autoreplicazione.

LA VITA SI E' FORMATA SUL FONDO O SULLA SUPERFICIE DEGLI OCEANI ?
La vita si è formata sui fondali oceanici o nella schiuma superficiale degli stessi oceani?

La prima di queste due ipotesi sostiene che la vita si sarebbe prodotta in sorgenti idrotemali abissali: essa sarebbe confermata dalla scoperta di batteri termofili attualmente presenti nei suddetti ambienti, come pure dai recenti rinvenimenti su fondali al largo della Columbia Britannica, ad opera di ricercatori dell'Università di Washington, di strutture basaltiche, ancora calde, all'interno delle quali sono stati rinvenuti organismi microbici molto primitivi.

Recentemente un gruppo di ricercatori dell'Università di Duke (nella Carolina del Nord) ha esposto un' affascinante teoria su Nature. Un fantastico sistema sottomarino fatto di sorgenti termali e di pinnacoli, denominato Lost City, infatti, si sarebbe rivelato un fertile terreno di riproduzione per microrganismi che potrebbero spiegare la formazione della vita sulla Terra.

Lo scorso dicembre alcuni oceanografi si sono imbattuti in una antica crosta terrestre immersa nel mezzo dell'Atlantico. Alcuni dei pinnacoli trovati sono i più alti mai rinvenuti (circa 5.400 metri di altezza). Si chiamano giacimenti idro-termali e sono il risultato dell'accumulo di minerali sciolti in acqua calda attraverso alcune fessure conosciute come "buchi termali". "Dopo studi più accurati sul sistema dei buchi termali", afferma Jeff Karson, che ha partecipato alla ricerca, "abbiamo notato che questi pinnacoli erano stati creati non dai vulcani sottomarini, conosciuti proprio perché producono simili formazioni, ma da interazioni chimiche tra le rocce oceaniche e l'acqua marina".

Secondo i suddetti ricercatori, i buchi idro - termali potrebbero essere presenti in una porzione di oceani più grande di quella che si può pensare. Inoltre in questo sistema sottomarino l'acqua risulta più fredda e più acida di quella che circonda le normali formazioni create dai vulcani. "Pensiamo che in questi luoghi vivano nuovi tipi di organismi che possono darci molti indizi sui processi di formazione della Terra e sulle forme di vita esistenti", ha aggiunto Karson. Ma non tutti i ricercatori sono oggi d'accordo:secondo Susan Humphris, scienziata al Woods Hole Oceanographic Institution (Stati Uniti), non si può essere certi che i sistemi idro-termale siano stati il luogo di inizio della vita.

In accordo con la seconda ipotesi, attualmente sostenuta da alcuni ricercatori della Berkley University (U.S.A.), le schiume marine superficiali avrebbero potuto favorire l'incontro di molecole organiche sempre più complesse. Il meccanismo, molto improbabile da un punto di vista umano del fattore tempo, ma più facilmente interpretabile alla luce di una scala temporale geologica di miliardi di anni, si sarebbe svolto con le modalità seguenti: le schiume marine dovevano contenere, in gran quantità, molecole idrorepellenti situate all'esterno delle bolle della stessa schiuma; tali molecole ne attiravano altre, con componenti idrorepellenti, assimilandole. In tal modo le sostanze organiche poterono reagire tra loro e produrre molecole "vive", capaci di replicarsi, cioè di riprodursi!

LA VITA SI E' FORMATA CON L'ARGILLA COME ADAMO !
Questa elegante ipotesi è stata recentemente proposta dal biologo scozzese Alexander Graham Cairn-Smith che sostiene che alcuni cristalli possono autoreplicarsi, fratturandosi in microcristalli, più piccoli, della stessa forma. Le argille sono microcristalli capaci di replicarsi: anch'esse, al pari degli organismi viventi, sarebbero capaci di competizione e di evoluzione: alcune strutture possono essere più adatte di altre al fine della propagazione, evitando di conseguenza il rischio di assorbire acqua in eccesso dal terreno: vanno avanti, cioè, le più adatte! Questo autore sostiene che proprio le argille, per mezzo delle loro caratteristiche fessurazioni e scanalature, avrebbero potuto "catturare" molecole organiche, trasferendovi il "codice genetico", in definitiva la vita !!!

Nel 1951 J.D. Bernal nella sua pubblicazione "The phisical bases of life" ritiene fondamentali per la vita prebiotica la presenza di argille ed altri minerali allo scopo di concentrare, proteggere e catalizzare le prime reazioni organiche. Questa teoria, sviluppata successivamente da A.G. Cairns-Smith agli inizi degli anni '80, suggerisce che i cristalli microscopici dei minerali che si trovano nelle argille possano essere serviti come supporti di replicazione, finché non comparvero gli acidi nucleici che presero il controllo di tale processo.

... How close are scientists to knowing the origin of life on earth? When, if ever, will we be able to explain the origin of life in purely scientific terms?
Scientists are not close to knowing the exact processes that took place on the earth which led to the origins of life. They may never know the exact answer because the evidence for this very primitive life has probably been destroyed by the more efficient life which evolved from it. But scientists have made important progress in understanding the types of chemical processes that may have led
to the origins of life ... (James P. Ferris)

Il problema dell'origine della vita (biogenesi e abiogenesi) non puo' prescindere da una esatta definizione della "vita". Appare, tuttavia, subito evidente di quanto possa essere difficile fornire una esatta interpretazione di un fenomeno tanto complesso ed imponente; molti studiosi, addirittura, ritengono che non sia possibile definire la stessa parola "vita"!

Molteplici sono stati nel passato ed in epoca più recente, i tentativi di dare una precisa definizione del fenomeno "vita", in alcuni casi fornendo interpretazioni approssimative o troppo generiche che potrebbero includere, tra i viventi, anche sistemi meccanici particolarmente sofisticati, in altri arrivando alla esclusione di alcune forme biologiche quali, ad esempio, i virus.

Comunque, anche se risulta oggettivamente difficile trovare una corretta definizione che tenga contemporaneamente conto di tutti i diversi aspetti di una tale fenomeno, e' facile riconoscere negli organismi viventi le seguenti caratteristiche peculiari ed esclusive che li separano nettamente da tutti gli altri:


I sistemi viventi sono capaci di autoconservazione, cioe' sono in grado di riprodurre se stessi e di originare discendenti a loro volta in grado di riprodursi.

Tali sistemi sono soggetti ad un basso tasso di alterabilita' (mutazione) ed allo stesso tempo sono capaci di trasmetterlo alla propria progenie.

Gli organismi viventi risultano complessi ed altamente organizzati; al contrario, i corpi inanimati costituiscono generalmente miscugli casuali di composti chimici piuttosto semplici. Gli stessi cristalli, che rappresentano strutture piu' ordinate e complesse, sono molto semplici se confrontati con una cellula vivente.

I sistemi viventi utilizzano energie presenti nell'ambiente, trasformandole; comunque, la capacita' di utilizzare e trasformare energia non e' una prerogativa dei soli organismi viventi. Anche i minerali e le rocce, infatti, assumono e trasformano energia (solare) pero', a differenza degli organismi viventi, tale scambio energetico con l'ambiente comporta generalmente una diminuzione del loro ordine struttturale.

Ciascun essere vivente e' in grado di adattarsi all'ambiente in cui vive (omeostasi).


TELEONOMIA DEI SISTEMI VIVENTI

Un' altra fondamentale caratteristica degli organismi viventi e' la loro teleonomia (Monod, 1970), cioè la presenza di processi diretti verso uno scopo, molto diffusi nel mondo organico (vivente).

I viventi sono cioè strutture dotate di un progetto: un animale, per esempio, ha occhi per vedere, zampe per camminare, apparati boccali per nutrirsi, etc.

Non esiste quasi nessuna attività e nessun comportamento, a partire dallo sviluppo dell'uovo, che non siano diretti verso un determinato scopo. A questo stesso ambito possono essere ricondotte tutte le fasi della riproduzione, la ricerca del nutrimento, le interazioni preda-predatore, le migrazioni, etc.

L'universalità dei processi diretti verso un ben definito scopo è forse la proprietà più caratteristica del mondo vivente.

Il termine "teleonomico " è stato introdotto da C. S. Pittendrigh per designare i processi che hanno queste caratteristiche. Secondo l' autore un processo o un comportamento teleonomico è quello la cui direzione verso uno scopo è dovuta all'opera di un preciso programma. Il comportamento teleonomico è caratterizzato da due componenti: 1) è guidato da un 'programma" e 2) dipende dall'esistenza di un fine o scopo, previsto nel programma stesso, che regola il comportamento. Questo scopo può essere una struttura (come nell'ontogenesi), una funzione fisiologica, una nuova posizione geografica (come nel caso della migrazione) o un atto "consumatorio" (come nell'accoppiamento).

Per capire bene che cos'è un programma si può affermare, che il programma di base è il genotipo dell'individuo.

Ogni programma genetico è il prodotto della selezione naturale ed è costantemente messo a punto dal valore selettivo dello scopo raggiunto. L'aspetto più caratteristico di un tale processo consiste nel fatto che la sua causalità è intrinseca. Il carattere immanente di questo tipo di teleologia è già stato chiaramente visto da Aristotele e da molti autori dopo di lui, assai prima della scoperta della genetica moderna.

Sinteticamente gli organismi viventi possono considerarsi come complessi di molecole che obbediscono alle leggi fondamentali della termodinamica e della cibernetica, cioe' un insieme di molecole compartimentate ed attraversate da un flusso di materiali, energia ed informazioni: "regions of order which use energy to maintain their organization against the disruptive force of entropy" (Peter Molton, 1978).

Da un punto di vista più generale si può affermare che ciascun organismo vivente è rappresentato da una struttura altamente complessa, in grado di autoconservarsi, e di utilizzare energie esterne servendosi rispettivamente di un sistema genetico e di un sistema metabolico: Il primo si basa sugli acidi nucleici DNA e RNA, il secondo sulle proteine. I due sistemi sono entrambi indispensabili per mantenere la vita, tuttavia quale dei due si sarebbe formato per primo? A questa domanda e ad altre quali "come", "quando" e "dove" il fenomeno si sarebbe verificato, si rifanno praticamente tutte le ipotesi formulate circa l'origine della vita!

Nel passato la biogenesi (origine della vita da forme viventi pre-esistenti) e la abiogenesi (origine della vita da forme non viventi) hanno sempre stimolato l'interesse e la curiosita' scientifica di scienziati e filosofi (Democrito, Epicuro, Aristotele, Lucrezio, Darwin, Lamarck. Haeckel, etc.) e un tale affascinante problema e' stato oggetto di studi e controversie da parte di molti biologi e naturalisti di differente specializzazione e diverse sono state le ipotesi proposte a tale riguardo. Di queste, se si esclude a priori quella, scientificamente non proponibile,del "Creazionismo", secondo la quale la vita sarebbe stata creata da un Ente Soprannaturale, le due principali ipotesi storiche riguardo l'origine della vita prendono in considerazione la possibilita' che il "fenomeno" sia stato importato sulla terra da altri pianeti, mediante germi o spore (ipotesi cosmozoica o della panspermia) (Arrhenius, 1903) o che la vita si sia originata direttamente sul nostro pianeta per "generazione spontanea".

Entrambe le suddette ipotesi sono attualmente facilmente confutabili: la prima, in quanto non risolverebbe il problema dell'origine delle spore o dei germi responsabili del trasporto, peraltro improbabile se si tiene conto delle enormi difficolta' di un ipotetico viaggio interplanetario; la seconda, perche' e' stato ormai ampiamente dimostrato (Redi, Spallanzani, Pasteur) che batteri ed altri microorganismi non possono originarsi che da altri organismi preesistenti (Omne vivum e vivo; omnis cellula e cellula).

Tuttavia, in tempi più recenti, Crick e Orgel hanno parzialmente rivalutato la prima delle suddette ipotesi, suggerendone un'altra, più "ardita", definita "della panspermia orientata". Secondo questi autori la terra potrebbe essere stata colonizzata deliberatamente da esseri intelligenti, molto evoluti, provenienti da altri sistemi solari; una tale affascinante ipotesi sarebbe confortata dalla constatazione che, ad esempio, il molibdeno, molto scarso sul nostro pianeta, sia d'altro canto essenziale per il funzionamento di numerosi enzimi!


http://www.luciopesce.net/zoologia/dispense.html ,Il biologo Lucio Pesce è un drago,ho letto tutte le sue dispense. Facci un salto.

Aggiunto 3 secondi più tardi:

Materia è tutto ciò che ha una determinata massa ed occupa un determinato uno spazio. Tutte le forme di materia rappresentano l’aggregazione di una o più sostanze fondamentali dette elementi. Questa semplice definizione si può applicare anche alla “materia vivente”, in cui l’organizzazione degli elementi che la compongono raggiunge la sua massima complessità ed efficienza. Gli organismi viventi sono formati da componenti inorganiche (acqua e sali minerali) e da componenti organiche (proteine, acidi nucleici, lipidi e carboidrati).

L’acqua è il costituente chimico più abbondante della materia vivente


L' acqua è anche il più importante: infatti, almeno secondo le più accreditate ipotesi, la vita sul nostro pianeta si sarebbe originata appunto in ambiente acquatico e ancora oggi un ciclo vitale stabile è possibile solo in presenza di acqua.

L’acqua è formata dal legame di una molecola di ossigeno (O) con due atomi di idrogeno (H) e rappresenta circa il 70-95% del peso di ogni sistema vivente. Può essere presente sia in forma libera che combinata.

Per forma libera si intende quella quantità nella quale si trovano in soluzione tutti i minerali e tutte le macromolecole contenute all’interno di una cellula: quì avvengono le reazioni metaboliche che necessitano di un mezzo liquido. Per acqua combinata si intende, invece, quella legata a proteine o a macromolecole mediante legami-idrogeno; questi ultimi sono fondamentali per l’interazione dell’acqua con altre molecole, vengono formati dall’interazione di un idrogeno (che possiede una bassa carica positiva) con un atomo che possiede una leggera carica negativa, questo secondo atomo può essere anche l’ossigeno di un’altra molecola di acqua.

All’interno di un organismo vivente, anche una sola cellula, i sali minerali sono dissociati in ioni, ed i cationi più comuni sono il ferro (Fe2+), il sodio (Na+), il potassio (K+) e il calcio (Ca2+), mentre gli anioni più comuni sono il cloro (Cl-), il solfato (SO42-), il carbonato (CO3 2-) e il fosfato (PO4 3-).

A livello cellulare i suddetti ioni sono distribuiti secondo una precisa dislocazione così che, ad esempio, il sodio e il cloro sono più concentrati a livello extracellulare, al contrario il potassio risulta più concentrato a livello intracellulare. Lo ione fosfato può essere a sua volta presente come ione libero nel sangue o nei liquidi interstiziali, come pure può trovarsi legato ad altri composti a formare fosfolipidi, fosfoproteine o nucleotidi. Inoltre il ferro, presente in piccole quantità, ha una localizzazione peculiare essendo contenunto prevalentemente nella molecola dell’emoglobina e della mioglobina.

I composti organici per definizione sono tutti quei composti che contengono l’atomo di carbonio (C). A tale categoria appartengono quttro tipi di molecole, fondamentali per la vita: glucidi, lipidi, nucleotidi e protidi. Tutte queste sostanze contengono anche idrogeno e ossigeno; inoltre i protidi contengono azoto (N) e zolfo (S) e i nucleotidi azoto e fosforo (P).


I glucidi sono composti da carbonio, idrogeno e ossigeno e poiché per ogni atomo di carbonio sono presenti un atomo di ossigeno e due atomi di idrogeno essi vengono anche chiamati carboidrati. I carboidrati sono formati da 5-6 atomi di carbonio disposti secondo una struttura ciclica.

Si parlerà di monosaccaridi quando un glucide è formato da una sola molecola ad esempio il glucosio, di disaccaride quando un glucide è formato da due molecole, ad esempio il saccarosio (glucosio + fruttosio), si parlerà di polisaccaridi quando i glucidi risultano formati da lunghe catene di monosaccaridi come nel caso dell’ amido e il glicogeno formati da numerose molecole di glucosio.

Infine, un altro esempio di polisaccaridi è rappresentato dai cosiddetti polisaccaridi strutturali, quali la cellulosa e la chitina. La prima, formata da lunghi polimeri non ramificati di glucosio, rappresenta uno dei principali costituenti della parete cellulare delle cellule vegetali, la seconda, formata da polimeri di glucosio cui è legato un atomo di azoto (N), viene utilizzata dalla maggior parte degli artropodi e da qualche protozoo (foraminiferi) per la costruzione del loro esoscheletro.IL BRODO PRIMORDIALE
All'inizio del secolo XX° il biochimico russo Oparin ed il biologo inglese Haldane hanno per primi formulato un'ipotesi alternativa alle precedenti, anche se molto vicina, per certi aspetti, a quella della generazione spontanea. Secondo questi autori la vita avrebbe avuto origine a partire da materiale non vivente: in particolare il fenomeno si sarebbe prodotto per la prima volta durante il Precambrico, oltre 3,3 miliardi di anni fa, allorquando l'atmosfera primitiva della terra doveva gia' contenere le materie prime essenziali per la vita: gas vulcanici (metano, ammoniaca, azoto), idrogeno, vapore acqueo e, in quantita' minori, ossigeno ed anidride carbonica. Si doveva trattare di un'atmosfera riducente, ricca di carbonio e azoto allo stato ridotto rispettivamente di idrocarburi ed ammoniaca, molto diversa dall'atmosfera attuale ricca di ossigeno e azoto e, pertanto,ossidante; i mari, d'altro canto, dovevano risultare ricchi di metano, ammoniaca, sali e sostanze minerali provenienti dalla degradazione e dal dilavamento della crosta terrestre.


I primi sistemi viventi si sarebbero formati, appunto, in mare, in acque poco profonde, in una sorta di "brodo organico primordiale" (prebiotico). In un tale ambiente si sarebbero realizzate le prime reazioni di sintesi tra acqua, metano ed ammoniaca; queste avrebbero portato successivamente alla formazione dei primi composti organici, dai quali sarebbero derivati composti organici via via piu' complessi.

Quindi, verosimilmente, dopo una serie enorme di tentativi "abortiti", sostanze chimiche ancora piu' complesse e, infine, le prime cellule viventi.

La vita avrebbe in definitiva avuto origine attraverso un processo di "evoluzione molecolare" mediante il quale le forme viventi più primitive sarebbero state prodotte da molecole inorganiche attraverso numerosissime interazioni reciproche.


Tali miscele chimiche, infatti, esposte ad una energia esterna, avrebbero potuto produrre molti composti organici i quali avrebbero formato, appunto, il "coacervato primordiale" nel quale si sarebbero originate ed evolute le prime forme di vita.
Queste ultime,quindi, avrebbero avuto più successo delle forme non viventi nei riguardi dello spazio disponibile, e quelle più idonee svilupparono pienamente tutte le caratteristiche della vita, compresa la capacità di autoriprodursi.

L'energia indispensabile per lo svolgimento delle suddette sintesi doveva essere gia' ampiamente disponibile. Si trattava, innanzitutto, di energia derivante dal sole che bombardava il nostro pianeta con particelle ad elevata energia e di grandi quantita' di calore e di energia derivanti dalle scariche elettriche prodotte dai violenti uragani che si abbattevano allora sulla giovane terra.

Recentemente il biologo tedesco Wachterhauser ha sostenuto che una particolare energia utilizzata dall' evoluzione chimica sarebbe stata fornita dal processo di formazione della pirite, che libera appunto idrogeno, il "carburante" delle prime tappe dell'evoluzione biologica. All'inizio l'ipotesi di Oparin-Haldane non venne unanimemente accettata dal mondo scientifico sia per il persistere ancora di una forte propensione degli studiosi verso l'ipotesi della generazione spontanea, sia per la mancanza di adeguate prove sperimentali che la convalidasse pienamente.

Nel 1953, però, le condizioni suggerite dai suddetti autori sono state riprodotte con successo in laboratorio da S. Miller e H. Urey (fig.1) che hanno messo in evidenza numerose reazioni con le quali, partendo da materiale inorganico, si riesce a sintetizzare sostanze organiche; ad esempio, alcuni idrocarburi metallici, reagendo con acqua, formano acetilene e, successivamente, polimeri con lunghe catene di atomi di carbonio; allo stesso modo, miscele di vapor acqueo, metano, ammoniaca ed idrogeno, sottoposte a forti scariche elettriche o a radiazione ultravioletta, possono dar luogo a composti organici complessi ed amminoacidi che rappresentano le unita' costitutive delle proteine, componenti essenziali della materia vivente.

Successivamente Fox ed altri biologi americani dimostrarono che, riscaldando amminoacidi semplici in assenza di ossigeno si possono formare lunghe catene di amminoacidi (polipeptidi); questi, miscelati con acqua, possono dar luogo a microsfere di proteinoidi cellulosimili in grado di assumere zuccheri ed amminoacidi dall'ambiente esterno! Le suddette microsfere potrebbero, appunto, rappresentare un possibile passaggio tra le miscele chimiche suggerite da Oparin e Haldane e le prime cellule (protocellule). Queste ultime avrebbero, quindi, acquisito la capacità di autoreplicarsi, di svolgere processi metabolici e di riprodursi, acquisendo definitivamente le caratteristiche fondamentali della vita.


Tuttavia, anche i modelli proposti da Miller, Urey e da Fox possono essere suscettibili di commenti e di critiche. Anzitutto, i composti prebiotici, ottenuti negli esperimenti di Miller del 1955 e in quelli compiuti da lui e da altri ricercatori nei quarant'anni successivi, sono solo una minima percentuale dei prodotti ottenuti. Inoltre, in nessuno dei suddetti esperimenti sono mai stati ottenuti contemporaneamente tutti i venti amminoacidi presenti nelle proteine; al contrario, sono stati prodotti, spesso in quantità maggiore dei primi, amminoacidi che non si ritrovano nelle proteine. Infine si deve porre l'accento sul fatto che gli esperimenti di Miller partivano da una particolare ipotesi sulla formazione del sistema solare, diversa da quella oggi unanimemente accettata, e che prevede peraltro un'atmosfera primitiva non molto diversa dall'attuale, salvo forse per la mancanza di ossigeno, formatosi solo dopo la comparsa di organismi provvisti di clorofilla.


Un tentativo per ovviare ad alcune delle suddette obiezioni viene fatto nel 1981 dal gruppo del chimico statunitense Allen J. Bard, che ottiene, attraverso reazioni successive in presenza di luce ultravioletta e di vari catalizzatori inorganici, amminoacidi a partire da una miscela di gas simile all' ipotizzata "atmosfera primitiva". Purtroppo tra i catalizzatori usati da Bard vi era anche il biossido di titanio ricoperto di platino finemente suddiviso, che non esiste in natura, e si può preparare soltanto artificialmente ! Si può, quindi, concludere che a tutt'oggi le prove sperimentali a favore dell'abiogenesi risultano ancora piuttosto dubbie e scarsamente documentate.

UN PRIMITIVO "MONDO A RNA"
Uno dei "passi" più importanti verso la che soluzione del problema dell'origine della vita si deve a due biologi americani T.R. Cech e S. Altman, premi Nobel per la medicina nel 1989, i quali, negli anni 1982-1983, dimostrarono la possibilità che molecole di RNA possano svolgere funzioni enzimatiche, cioè siano in grado di promuovere reazioni chimiche autonome, senza l'intervento di enzimi proteici. Tali funzioni enzimatiche, peraltro osservabili nell' RNA di organismi viventi attuali, potrebbero essere, appunto, la testimonianza di un primitivo "mondo a RNA" nel quale tutti gli organismi dovevano essere costituiti solo da RNA, e dal quale si sarebbe solo successivamente evoluto il mondo attuale costituito da DNA e proteine, con funzioni rispettivamente genetiche e metaboliche.

A questo punto ci si può, tuttavia, porre un' ulteriore domanda: come si sarebbe originato l'ipotizzato "mondo a RNA" di Cech a Altman ?

Il chimico tedesco Eigen e successivamente Orgel hanno dimostrato che, in presenza di enzimi proteici, miscele di nucleotidi possono dar luogo a RNA capace di replicarsi (riprodursi), di mutare e di competere con altri organismi. Secondio questi autori la vita sulla terra potrebbe aver avuto origine proprio a partire da popolazioni di molecole di RNA simili ("quasi specie";) i cui individui, capaci di competizione, si sarebbero associati con popolazioni proteiche, dapprima stabilendo con esse un rapporto parassitario, quindi un equilibrio stabile: l'attuale "divisione del lavoro" tra acidi nucleici e proteine!

L'ipotesi di un mondo ancestrale a RNA, sebbene molto probabile, solleva dubbi sia di tipo chimico che probabilistico. Per quanto riguarda i primi, nessun ricercatore è riuscito sinora a proporre un modello secondo il quale negli oceani e nell' atmosfera primitiva si siano potute formare adeguate quantità di nucleotidi; il secondo dubbio riguarda la possibiltà che molecole di RNA in grado di replicarsi e di competere possano essere state abbastanza stabili nel tempo da evolversi successivamente in organismi più complessi.

PRIMA IL METABOLISMO?

Recentemente alcuni ricercatori (Dyson, Neumann) hanno proposto una ipotesi alternativa alla precedente secondo la quale la vita avrebbe avuto una doppia origine: si sarebbero formati per primi sistemi metabolici basati sulle proteine e, successivamente, a partire da questi, sistemi genetici basati sull' RNA.

Questi ultimi in un primo tempo i sarebbero uniti ai primi stabilendo con essi rapporti di tipo parassitario, quindi rapporti piu' equilibrati di mutualismo e simbiosi. In particolare, secondo Dyson, i primi organismi viventi sarebbero stati delle cellule, dotate di capacità metaboliche ed in grado di riprodursi senza "errori" in quanto sprovviste di sistemi genetici che li potevano favorire; successivamente, molto probabilmente a causa di un errore accidentale, si formarono i primi nucleotidi i quali, con la collaborazione di particolari enzimi, si aggregarono per formare le prime molecole di RNA capaci di autoreplicazione.

LA VITA SI E' FORMATA SUL FONDO O SULLA SUPERFICIE DEGLI OCEANI ?
La vita si è formata sui fondali oceanici o nella schiuma superficiale degli stessi oceani?

La prima di queste due ipotesi sostiene che la vita si sarebbe prodotta in sorgenti idrotemali abissali: essa sarebbe confermata dalla scoperta di batteri termofili attualmente presenti nei suddetti ambienti, come pure dai recenti rinvenimenti su fondali al largo della Columbia Britannica, ad opera di ricercatori dell'Università di Washington, di strutture basaltiche, ancora calde, all'interno delle quali sono stati rinvenuti organismi microbici molto primitivi.

Recentemente un gruppo di ricercatori dell'Università di Duke (nella Carolina del Nord) ha esposto un' affascinante teoria su Nature. Un fantastico sistema sottomarino fatto di sorgenti termali e di pinnacoli, denominato Lost City, infatti, si sarebbe rivelato un fertile terreno di riproduzione per microrganismi che potrebbero spiegare la formazione della vita sulla Terra.

Lo scorso dicembre alcuni oceanografi si sono imbattuti in una antica crosta terrestre immersa nel mezzo dell'Atlantico. Alcuni dei pinnacoli trovati sono i più alti mai rinvenuti (circa 5.400 metri di altezza). Si chiamano giacimenti idro-termali e sono il risultato dell'accumulo di minerali sciolti in acqua calda attraverso alcune fessure conosciute come "buchi termali". "Dopo studi più accurati sul sistema dei buchi termali", afferma Jeff Karson, che ha partecipato alla ricerca, "abbiamo notato che questi pinnacoli erano stati creati non dai vulcani sottomarini, conosciuti proprio perché producono simili formazioni, ma da interazioni chimiche tra le rocce oceaniche e l'acqua marina".

Secondo i suddetti ricercatori, i buchi idro - termali potrebbero essere presenti in una porzione di oceani più grande di quella che si può pensare. Inoltre in questo sistema sottomarino l'acqua risulta più fredda e più acida di quella che circonda le normali formazioni create dai vulcani. "Pensiamo che in questi luoghi vivano nuovi tipi di organismi che possono darci molti indizi sui processi di formazione della Terra e sulle forme di vita esistenti", ha aggiunto Karson. Ma non tutti i ricercatori sono oggi d'accordo:secondo Susan Humphris, scienziata al Woods Hole Oceanographic Institution (Stati Uniti), non si può essere certi che i sistemi idro-termale siano stati il luogo di inizio della vita.

In accordo con la seconda ipotesi, attualmente sostenuta da alcuni ricercatori della Berkley University (U.S.A.), le schiume marine superficiali avrebbero potuto favorire l'incontro di molecole organiche sempre più complesse. Il meccanismo, molto improbabile da un punto di vista umano del fattore tempo, ma più facilmente interpretabile alla luce di una scala temporale geologica di miliardi di anni, si sarebbe svolto con le modalità seguenti: le schiume marine dovevano contenere, in gran quantità, molecole idrorepellenti situate all'esterno delle bolle della stessa schiuma; tali molecole ne attiravano altre, con componenti idrorepellenti, assimilandole. In tal modo le sostanze organiche poterono reagire tra loro e produrre molecole "vive", capaci di replicarsi, cioè di riprodursi!

LA VITA SI E' FORMATA CON L'ARGILLA COME ADAMO !
Questa elegante ipotesi è stata recentemente proposta dal biologo scozzese Alexander Graham Cairn-Smith che sostiene che alcuni cristalli possono autoreplicarsi, fratturandosi in microcristalli, più piccoli, della stessa forma. Le argille sono microcristalli capaci di replicarsi: anch'esse, al pari degli organismi viventi, sarebbero capaci di competizione e di evoluzione: alcune strutture possono essere più adatte di altre al fine della propagazione, evitando di conseguenza il rischio di assorbire acqua in eccesso dal terreno: vanno avanti, cioè, le più adatte! Questo autore sostiene che proprio le argille, per mezzo delle loro caratteristiche fessurazioni e scanalature, avrebbero potuto "catturare" molecole organiche, trasferendovi il "codice genetico", in definitiva la vita !!!

Nel 1951 J.D. Bernal nella sua pubblicazione "The phisical bases of life" ritiene fondamentali per la vita prebiotica la presenza di argille ed altri minerali allo scopo di concentrare, proteggere e catalizzare le prime reazioni organiche. Questa teoria, sviluppata successivamente da A.G. Cairns-Smith agli inizi degli anni '80, suggerisce che i cristalli microscopici dei minerali che si trovano nelle argille possano essere serviti come supporti di replicazione, finché non comparvero gli acidi nucleici che presero il controllo di tale processo.

... How close are scientists to knowing the origin of life on earth? When, if ever, will we be able to explain the origin of life in purely scientific terms?
Scientists are not close to knowing the exact processes that took place on the earth which led to the origins of life. They may never know the exact answer because the evidence for this very primitive life has probably been destroyed by the more efficient life which evolved from it. But scientists have made important progress in understanding the types of chemical processes that may have led
to the origins of life ... (James P. Ferris)

Il problema dell'origine della vita (biogenesi e abiogenesi) non puo' prescindere da una esatta definizione della "vita". Appare, tuttavia, subito evidente di quanto possa essere difficile fornire una esatta interpretazione di un fenomeno tanto complesso ed imponente; molti studiosi, addirittura, ritengono che non sia possibile definire la stessa parola "vita"!

Molteplici sono stati nel passato ed in epoca più recente, i tentativi di dare una precisa definizione del fenomeno "vita", in alcuni casi fornendo interpretazioni approssimative o troppo generiche che potrebbero includere, tra i viventi, anche sistemi meccanici particolarmente sofisticati, in altri arrivando alla esclusione di alcune forme biologiche quali, ad esempio, i virus.

Comunque, anche se risulta oggettivamente difficile trovare una corretta definizione che tenga contemporaneamente conto di tutti i diversi aspetti di una tale fenomeno, e' facile riconoscere negli organismi viventi le seguenti caratteristiche peculiari ed esclusive che li separano nettamente da tutti gli altri:


I sistemi viventi sono capaci di autoconservazione, cioe' sono in grado di riprodurre se stessi e di originare discendenti a loro volta in grado di riprodursi.

Tali sistemi sono soggetti ad un basso tasso di alterabilita' (mutazione) ed allo stesso tempo sono capaci di trasmetterlo alla propria progenie.

Gli organismi viventi risultano complessi ed altamente organizzati; al contrario, i corpi inanimati costituiscono generalmente miscugli casuali di composti chimici piuttosto semplici. Gli stessi cristalli, che rappresentano strutture piu' ordinate e complesse, sono molto semplici se confrontati con una cellula vivente.

I sistemi viventi utilizzano energie presenti nell'ambiente, trasformandole; comunque, la capacita' di utilizzare e trasformare energia non e' una prerogativa dei soli organismi viventi. Anche i minerali e le rocce, infatti, assumono e trasformano energia (solare) pero', a differenza degli organismi viventi, tale scambio energetico con l'ambiente comporta generalmente una diminuzione del loro ordine struttturale.

Ciascun essere vivente e' in grado di adattarsi all'ambiente in cui vive (omeostasi).


TELEONOMIA DEI SISTEMI VIVENTI

Un' altra fondamentale caratteristica degli organismi viventi e' la loro teleonomia (Monod, 1970), cioè la presenza di processi diretti verso uno scopo, molto diffusi nel mondo organico (vivente).

I viventi sono cioè strutture dotate di un progetto: un animale, per esempio, ha occhi per vedere, zampe per camminare, apparati boccali per nutrirsi, etc.

Non esiste quasi nessuna attività e nessun comportamento, a partire dallo sviluppo dell'uovo, che non siano diretti verso un determinato scopo. A questo stesso ambito possono essere ricondotte tutte le fasi della riproduzione, la ricerca del nutrimento, le interazioni preda-predatore, le migrazioni, etc.

L'universalità dei processi diretti verso un ben definito scopo è forse la proprietà più caratteristica del mondo vivente.

Il termine "teleonomico " è stato introdotto da C. S. Pittendrigh per designare i processi che hanno queste caratteristiche. Secondo l' autore un processo o un comportamento teleonomico è quello la cui direzione verso uno scopo è dovuta all'opera di un preciso programma. Il comportamento teleonomico è caratterizzato da due componenti: 1) è guidato da un 'programma" e 2) dipende dall'esistenza di un fine o scopo, previsto nel programma stesso, che regola il comportamento. Questo scopo può essere una struttura (come nell'ontogenesi), una funzione fisiologica, una nuova posizione geografica (come nel caso della migrazione) o un atto "consumatorio" (come nell'accoppiamento).

Per capire bene che cos'è un programma si può affermare, che il programma di base è il genotipo dell'individuo.

Ogni programma genetico è il prodotto della selezione naturale ed è costantemente messo a punto dal valore selettivo dello scopo raggiunto. L'aspetto più caratteristico di un tale processo consiste nel fatto che la sua causalità è intrinseca. Il carattere immanente di questo tipo di teleologia è già stato chiaramente visto da Aristotele e da molti autori dopo di lui, assai prima della scoperta della genetica moderna.

Sinteticamente gli organismi viventi possono considerarsi come complessi di molecole che obbediscono alle leggi fondamentali della termodinamica e della cibernetica, cioe' un insieme di molecole compartimentate ed attraversate da un flusso di materiali, energia ed informazioni: "regions of order which use energy to maintain their organization against the disruptive force of entropy" (Peter Molton, 1978).

Da un punto di vista più generale si può affermare che ciascun organismo vivente è rappresentato da una struttura altamente complessa, in grado di autoconservarsi, e di utilizzare energie esterne servendosi rispettivamente di un sistema genetico e di un sistema metabolico: Il primo si basa sugli acidi nucleici DNA e RNA, il secondo sulle proteine. I due sistemi sono entrambi indispensabili per mantenere la vita, tuttavia quale dei due si sarebbe formato per primo? A questa domanda e ad altre quali "come", "quando" e "dove" il fenomeno si sarebbe verificato, si rifanno praticamente tutte le ipotesi formulate circa l'origine della vita!

Nel passato la biogenesi (origine della vita da forme viventi pre-esistenti) e la abiogenesi (origine della vita da forme non viventi) hanno sempre stimolato l'interesse e la curiosita' scientifica di scienziati e filosofi (Democrito, Epicuro, Aristotele, Lucrezio, Darwin, Lamarck. Haeckel, etc.) e un tale affascinante problema e' stato oggetto di studi e controversie da parte di molti biologi e naturalisti di differente specializzazione e diverse sono state le ipotesi proposte a tale riguardo. Di queste, se si esclude a priori quella, scientificamente non proponibile,del "Creazionismo", secondo la quale la vita sarebbe stata creata da un Ente Soprannaturale, le due principali ipotesi storiche riguardo l'origine della vita prendono in considerazione la possibilita' che il "fenomeno" sia stato importato sulla terra da altri pianeti, mediante germi o spore (ipotesi cosmozoica o della panspermia) (Arrhenius, 1903) o che la vita si sia originata direttamente sul nostro pianeta per "generazione spontanea".

Entrambe le suddette ipotesi sono attualmente facilmente confutabili: la prima, in quanto non risolverebbe il problema dell'origine delle spore o dei germi responsabili del trasporto, peraltro improbabile se si tiene conto delle enormi difficolta' di un ipotetico viaggio interplanetario; la seconda, perche' e' stato ormai ampiamente dimostrato (Redi, Spallanzani, Pasteur) che batteri ed altri microorganismi non possono originarsi che da altri organismi preesistenti (Omne vivum e vivo; omnis cellula e cellula).

Tuttavia, in tempi più recenti, Crick e Orgel hanno parzialmente rivalutato la prima delle suddette ipotesi, suggerendone un'altra, più "ardita", definita "della panspermia orientata". Secondo questi autori la terra potrebbe essere stata colonizzata deliberatamente da esseri intelligenti, molto evoluti, provenienti da altri sistemi solari; una tale affascinante ipotesi sarebbe confortata dalla constatazione che, ad esempio, il molibdeno, molto scarso sul nostro pianeta, sia d'altro canto essenziale per il funzionamento di numerosi enzimi!


http://www.luciopesce.net/zoologia/dispense.html ,Il biologo Lucio Pesce è un drago,ho letto tutte le sue dispense. Facci un salto.

Clarinky
Clarinky - Ominide - 8 Punti
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Grazie infinite! L'ultima parte mi potrebbe esssere molto utile! :D
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