puccina92
puccina92 - Erectus - 68 Punti
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sapete commentarmi questo brano che fa parte del sistema dell'idealismo trascendentale di schelling. il mio libro lo intitola, "Schelling: l'arte come sintesi di conscio e inconscio" (in cui Schelling spiega l'accordo che sussiste tra la realtà e le nostre rappresentazioni, riconducendole entrambi ad un'unica attività che si differenzia solo per il fatto che è inconscia quando produce la realtà, cosciente quando orienta l'agire. e questa origine comune può essere colta mediante l'arte.) ho scritto questo per dire di che parla più o meno il brano però avrei bisogno di un commento su questo!!!

Aggiunto 4 ore 21 minuti più tardi:

non si può concepire come il mondo obbiettivo possa accomodarsi secondo le nostre rappresentazioni, e queste alla loro volta giusta il mondo obbiettivo, se non si ammette che tra i 2 mondi, l'ideale e il reale, esista un'armonia prestabilita. quest'armonia prestabilita peraltro non è anche essa pensabile, se l'attività per cui si produce il mondo obbiettivo non è orinariamente identica a quella che si manifesta nel volere, e viceversa.
ora è senza dubbio un'attività produttiva quella che si manifesta nel volere; ogni libero agire è produttivo, produttivo soltanto con coscienza. se si pone ora che, siccome le 2 attività devono essere solo nel principio una sola, quella medesima attività, la quale nel libero agire è produttiva con coscienza, nell produzione del mondo sia produttiva senza coscienza, quell'armonia prestabile è reale, e la contraddizione è sciolta. posto che tutto accada realmente cosi,quella attività originaria tra l'attività che si spiega nella produzione del mondo e quella che si manifesta nel volere, si rappresenterà mei prodotti della prima; e questi prodotti dovranno apparire come prodotti di un 'attività conscia ed inconscia ad un tempo. la natura, sia come un tutto, sia nei singoli suoi prodotti, dovrà apparire quale un'opera formata consapevolmente, e pur tuttavia quale un prodotto del più cieco meccanismo; essa è finalistica, senza essere finalisticamente spiegabile. la filosofia dei fini della natura, o la teologia, è adunque il punto di congiunzione tra la filosofia teoretica e la pratica.
si è finora postulata soltanto in generale l'identità tra l'attività inconscia, che ha formato la natura, e quella conscia, che si manifesta nel volere, senza decidere ove risieda il principio di tale attività, se nella natura, o in noi.
ma il sistema del sapere solo allora potrà considerarsi come compiuto, quando sarà ricondotto al suo principio. la filosofia trascendentale sarebbe compiuta solo quando potesse dimostrare del suo intero problema.
si postula adunque che nel subiettivo, nella coscienza stessa, venga dimostrata quell'attività conscia ed inconscia ad un tempo.
una simile attività è soltanto la estetica, e ogni prodotto dell'arte e quello reale degli obbiettivi sono perciò i prodotti di una sola e medesima attività; la combinazione dell'uno e dell'altro,senza coscienza, dà il mondo reale; con la coscienza, dà il mondo estetico.
il mondo obbiettivo non è se non la poesia primitiva e ancora inconscia dello spirito; l'organo universale della filosofia - e la chiave di volta dell'intero suo edificio - è la filosofia dell'arte.

Aggiunto 2 giorni più tardi:

scusami, ma io di filosofia proprio non ci capisco niente, però non sarebbe più indicato se iniziassi il commento da quando dici che per schelling esiste un rapporto tra mondo reale e irreale ecc??

Aggiunto 33 minuti più tardi:

e poi scusami ancora, c'è un pezzo che non mi è chiaro, quello in cui tu mi hai detto di riprendere quello che hai scirtto nell'altro post. ovvero esce cosi:Esiste un rapporto per S tra il mondo reale e quello irreale. la natura non è un cieco meccanicismo, ma lo spirito la fa somigliare ad un organismo: è una somma meccanica di parti staccate, ma con un'unità che ha in sé il principio di sviluppo e la capacità di relazionarsi alle sue parti. "e questi prodotti dovranno apparire come prodotti di un 'attività conscia ed inconscia ad un tempo. la natura, sia come un tutto, sia nei singoli suoi prodotti, dovrà apparire quale un'opera formata consapevolmente, e pur tuttavia quale un prodotto del più cieco meccanismo; essa è finalistica, senza essere finalisticamente spiegabile. la filosofia dei fini della natura, o la teologia, è adunque il punto di congiunzione tra la filosofia teoretica e la pratica".
è giusto? comunque grazie mille

Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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Potresti scrivermi il testo? cmq per il riassunto puoi usare questo link nella parte in cui spiega idealismo trascendentale, puoi usarlo come guida per il tuo commento:
http://www.amedeopaolucci.it/Filosofia/Friedrich%20Schelling/Friedrich%20Schelling.html

Aggiunto 15 ore 25 minuti più tardi:

PEr S, come per tutti i romantici è inaccettabile la teoria cartesiana che divideva la res extensa dalla res cogitans in maniera troppo netta. Per S essite un principio unitario di natura e spirito: l'assoluto che è al centro della filosofia schellingiana, per Assoluto S, intende “ciò che è sciolto da ogni legame, libero da ogni condizionamento”, quel principio infinito e creatore della realtà, quindi l'assoluto potrebbe essere identificato con Dio stesso (si rifà al concetto spinoziano). Nell'infinito per S si trova l'unità tra sogg. e ogg., l'assoluto comprende sia lo spirito che la natura. Esiste un rapporto per S tra il mondo reale e quello irreale...qui per commento inserisci quello che ti ho scritto nell'altro post sulla natura che non è un cieco meccanicismo ma un organismo... e poi inserisci questa citazione "e questi prodotti dovranno apparire come prodotti di un 'attività conscia ed inconscia ad un tempo. la natura, sia come un tutto, sia nei singoli suoi prodotti, dovrà apparire quale un'opera formata consapevolmente, e pur tuttavia quale un prodotto del più cieco meccanismo; essa è finalistica, senza essere finalisticamente spiegabile. la filosofia dei fini della natura, o la teologia, è adunque il punto di congiunzione tra la filosofia teoretica e la pratica".
S. vuole indicare come la fil della natura sia un punto di unione tra la filo teoretica e pratica, in questo testo S postula che "nella coscienza stessa, venga dimostrata quell'attività conscia ed inconscia ad un tempo". e ne desume che "una simile attività è soltanto la estetica, e ogni prodotto dell'arte e quello reale degli obbiettivi sono perciò i prodotti di una sola e medesima attività, la combinazione dell'uno e dell'altro,senza coscienza, dà il mondo reale; con la coscienza, dà il mondo estetico". solo l'arte infatti può ricomporre l'unità può ricomporre l'unità assoluta e l'identità originaria di Io e Non Io, il genio artistico infatti parte dalla coscienza per arrivare all'inconscio. L'opera d'arte diventa così un'esatta riproduzione dell'assoluto, che supera la comprensione anche del suo stesso creatore, poiché nella produzione artistica non è dettata dalla volontà soggettiva del suo creatore, ma è dettata dall'assoluto originario. l'arte quindi diventa il vero organo della filo, poiché fornisce una visione concreta dell'assoluta identità di spirito e natura, superando i concetti dell'intelletto. Solo in un secondo momento lo S più maturo sostituirà all'intuizione artistica quella mistico-religiosa.

Aggiunto 2 giorni più tardi:

si è quella la parte che devi aggiungere, naturalmente rielabora il tutto in periodi sensati e scritti meglio, io ho fatto tutto molto di fretta...Se hai altre domande chiedimi pure!

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