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  • Aristotele e la teoria della conoscenza

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manuelrossi87
manuelrossi87 - Ominide - 3 Punti
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qualcuno potrebbe farmi un riassunto fatto bene sulla teoria della conoscenza di aristotele?

Questa risposta è stata cambiata da gio_1984 (08-01-15 16:09, 2 anni 8 mesi 16 giorni )
melody_gio
melody_gio - Tutor - 33033 Punti
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https://www.skuola.net/filosofia-antica/aristotele-l-anima.html
http://www.filosofico.net/scienz.html
https://www.skuola.net/filosofia-antica/aristotele-vita-opere.html
https://www.skuola.net/filosofia-antica/aristotele-vita-opere-2x.html
https://www.skuola.net/filosofia-antica/aristotele-vita-opere-2x4662x.html
https://www.skuola.net/filosofia-antica/aristotele-vita-opere3969x.html
https://www.skuola.net/filosofia-antica/aristotele-politica-vita-politica.html
http://isintellettualistoria2.myblog.it/2009/04/06/giuseppe-bailone-aristotele-i-livelli-della-conoscenza/
https://www.skuola.net/filosofia-antica/aristotele-opere.html

oppure per una ricerca più generica guarda qui:
https://www.skuola.net/ricerca/aristotele+vita+e+opere+

Ciao,
Giorgia.
maryanp86
maryanp86 - Genius - 2551 Punti
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METAFISICA
Le definizioni che Aristotele diede della metafisica sono quattro:
a) la metafisica indaga le cause prime e i principi primi o supremi.
b) indaga l’essere in quanto essere
c) indaga la sostanza
d) indaga Dio e la sostanza soprasensibile.

Queste definizioni sintetizzano tutta la precedente filosofia (da Talete a Platone), ma, soprattutto, sono in armonia fra di loro, sono reciprocamente collegate, perché (come vedremo) tutte convergono nel problema della sostanza e della sostanza sovrasensibile.

Esaminiamo la prima definizione della Metafisica: “la metafisica indaga le cause prime e i principi primi o supremi”.
Per Aristotele si tratta di comprendere innanzitutto le cause che determinano ciascuna delle singole cose di cui è composto il mondo. Tuttavia, anche se dovessero essere chiarite nel dettaglio le cause di ogni cosa particolare la ricerca non potrebbe dirsi conclusa. Il mondo infatti non è soltanto composto di parti, ciascuna isolata rispetto alle altre, ma è un tutto ordinato: il mondo non è un insieme di cose e di eventi distinti tra loro, ma forma un’unità e quindi la realtà nel suo complesso ci pone domande fondamentali. Si tratta in questo caso di comprendere le cause prime (o ultime), le ragioni originarie che possano permetterci di capire perché la realtà è fatta così. (per esempio posso capire chela causa dell’esistenza degli esseri viventi è il meccanismo della riproduzione, ma qual è la causa prima della catena ininterrotta di generazioni? perché la vita esiste in questo modo?)
Una precisazione: con il termine causa Aristotele intende un concetto piuttosto ampio, più ampio del significato che questa parola ha per noi; egli intende le condizioni che è necessario ammettere per spiegare le cose e il loro divenire.
Aristotele distingue quattro tipi di cause:
1) causa formale 2) causa materiale 3) causa efficiente 4) causa finale
Le prime due non sono altro che la forma (o essenza) e la materia, che costituiscono tutte le cose, e di cui dovremo parlare con maggiore ampiezza più avanti. Ora si badi: materia e forma sono sufficienti a spiegare la realtà, se la consideriamo staticamente; se, invece, la consideriamo dinamicamente, cioè nel suo divenire, nel suo prodursi e nel suo corrompersi, allora non bastano più. Così, ad esempio, una statua è da noi ben conosciuta se conosciamo ciò di cui è fatta (ad esempio il marmo o il bronzo = causa materiale); la forma che fa sì che sia quella determinata statua e non un’altra (ad esempio la forma di Ermes o di Apollo = causa formale); chi ha fatto quella statua (lo scultore = causa efficiente); lo scopo per cui è stata fatta (il guadagno dello scultore oppure il culto religioso = causa finale).

I significati dell’essere
La seconda definizione della metafisica, come abbiamo visto sopra, viene data da Aristotele in chiave ontologica: «c’è una scienza che considera l’essere in quanto essere e le proprietà che gli competono in quanto tale. Essa non si identifica con nessuna delle scienze particolari: infatti nessuna delle altre scienze considera l’essere in quanto essere universale, ma, dopo aver delimitato una parte di esso, ciascuna studia le caratteristiche di questa parte». La metafisica, dunque, considera l’essere come “intero”, mentre le scienze particolari considerano solo parti di esso. la metafisica vuole pervenire alle “cause prime dell’essere come essere”, ossia al perché che dà ragione della realtà nella sua totalità; le scienze particolari si fermano alle cause particolari, alle particolari sezioni della realtà.
Ma che cos’è l’essere? Parmenide lo aveva inteso come “unico”. Platone aveva già compiuto un grande progresso introducendo il concetto di “non-essere” come “diverso”, che permetteva di giustificare la molteplicità degli esseri intelligibili (le Idee). Ma Platone non aveva avuto ancora il coraggio di far rientrare nella sfera del vero essere anche il mondo sensibile, che preferì denominare “intermedio fra essere e non-essere (perché diviene). Ora Aristotele introduce la sua grande riforma che comporta il totale superamento dell’ontologia eleatica; l’essere non ha un solo significato ma molteplici significati. Tutto ciò che non è un puro nulla rientra pienamente nella sfera dell’essere, sia esso una realtà sensibile sia esso una realtà intelligibile. Ma, secondo Aristotele, tutti i significati dell’essere implicano un comune riferimento ad un’unità, ossia uno strutturale riferimento alla sostanza . Questa concezione aristotelica, sviluppata poi dai filosofi medievali, sarà chiamata teoria dell’ analogia dell’essere.
Pertanto l’essere o è sostanza, o è affezione della sostanza o attività della sostanza, o , in tutti i casi, qualcosa-che-si-riporta- alla -sostanza.
Aristotele ha cercato anche di redigere una tavola che raccogliesse tutti i significati possibili dell’essere e ha distinto quattro gruppi fondamentali di significati:
1) l’essere come CATEGORIE
2) l’essere come ATTO E POTENZA
3) l’essere come ACCIDENTE
4) l’essere come VERO e il non-essere come falso

1) LE CATEGORIE rappresentano il gruppo principale dei significati dell’essere e costituiscono le originarie “divisioni dell’essere”, o i “supremi generi dell’essere”. Ecco la tavola delle categorie:
1. Sostanza 2. Qualità 3. Quantità 4. Relazione 5. Azione 6. Passione
7. Luogo 8. Tempo ( 9. Avere 10. Giacere)
La nona e decima categoria sono indicate tra parentesi perché Aristotele ne parla pochissime volte.
E’ da rilevare che malgrado si tratti di significati originari, solo la prima categoria ha una sussistenza autonoma, mentre tutte le altre presuppongono la prima e si fondano sull’essere della prima (la “qualità” e la “quantità” sono sempre di una sostanza, le “relazioni” sono fra sostanze ecc.).
Un’altra osservazione va fatta riguardo alla sostanza: infatti il termine sostanza può riferirsi sia al singolo individuo, sia al genere: il “gatto” è certamente una sostanza, in quanto non è predicato di altro, ha sussistenza autonoma, tuttavia solo il singolo gatto, l’individuo, esiste realmente, mentre il genere gatto è frutto di un’astrazione, esiste come concetto mentale: Aristotele quindi parla di Sostanza prima per riferirsi alla sostanza individuale, realmente esistente, e di Sostanza seconda per riferirsi alla sostanza generica, che esiste solo concettualmente.
2) ESSERE IN ATTO - ESSERE IN POTENZA Una seconda via, battuta da Aristotele per superare le aporie di Parmenide, è quella dei concetti di essere-in-atto e di essere-in-potenza. Secondo Parmenide il divenire è impossibile, perché l’essere non può divenire dall’essere, dato che l’essere c’è già, né dal non-essere, perché il non-essere non esiste e quindi nulla può divenire da esso.
Per Aristotele invece il divenire, che è una realtà evidente, si può concepire come possibile se si pone attenzione al fatto che fra il non essere assoluto e l’essere pienamente in atto v’è l’essere-in-potenza. Se un pezzo di legno diventa una statua attraverso l’opera dello scultore è perché esso lo può diventare, perché è “in potenza” una statua. Il legno possiede già questo essere-in-potenza, a differenza, ad esempio, dell’aria o del fuoco che non possono diventare una statua. Così il seme è in potenza la pianta, l’uovo è in potenza l’uccello, il bimbo è in potenza l’uomo, ecc. Dunque l’essere (l’essere-in-atto, cioè l’essere così come si presenta attualmente, nella sua realizzazione attuale) non diviene dal nulla assoluto, ma dall’essere-in-potenza.
D’altro lato, quando tale essere-in-potenza si è realizzato, noi diciamo che l’essere è in atto. Così è essere-in-atto la statua compiuta rispetto al legno informe, la pianta rispetto al seme, l’uccello rispetto all’uovo, l’uomo rispetto al bimbo. Fra potenza e atto c’è una perfetta corrispondenza. Non qualsiasi cosa, infatti, può diventare una qualsiasi altra cosa (per esempio un seme di frumento non può diventare una quercia o una pianta di mais, ma solo una pianta di frumento).
L’atto, inoltre, è sempre anteriore alla potenza. Sia perché solo riferendoci all’atto noi possiamo concepire la potenza (sappiamo che il seme è in potenza una pianta perché abbiamo presente nella mente la pianta in atto), sia perché ogni potenza è tale in quanto deriva da un precedente atto (il seme deriva dalla pianta, la statua scolpita deriva dallo scultore che ha già in mente la statua in atto, ecc.).
La dottrina della potenza e dell’atto avrà, come vedremo, molteplici applicazioni nella filosofia aristotelica; ad essa, infatti, Aristotele si riferirà per cercare di comprendere tutta una serie di fenomeni del mondo fisico e umano che altrimenti sarebbero incomprensibili.
3) L’ESSERE ACCIDENTALE è l’essere casuale e fortuito (ciò che “accade che sia”). Si tratta di un modo di essere che non solo dipende da un altro essere, ma che non è legato a questo da alcun vincolo essenziale (per esempio, è un puro “accadimento” che io sia in questo momento seduto, o pallido, ecc.) E’ dunque un tipo di essere che “non è né sempre né per lo più”, ma solo “talora”, casualmente.
4) L’ESSERE COME VERO è quel tipo di essere che è proprio della mente umana che pensa le cose e le sa congiungere come sono congiunte in realtà, o disgiungere come sono disgiunte in realtà. Quest’ultimo tipo di essere è studiato nella Logica (vedi oltre).

Metafisica: il significato di sostanza
Il punto di riferimento unitario dei vari significati dell’essere è per Aristotele la sostanza. Ogni cosa può esser detta “essere” perché è sempre in qualche modo collegata con la sostanza. La sostanza è allora l’essere fondamentale, tanto che domandarsi «che cos’è l’essere?» equivale, per Aristotele, a domandarsi «che cos’è la sostanza?». Il problema della molteplicità degli esseri diventa quindi il problema della molteplicità delle sostanze, e la metafisica, come scienza dell’essere, diventa per Aristotele primariamente scienza della sostanza.
La metafisica dovrà quindi studiare che cosa sia la sostanza in generale, e poi porsi il problema di quali sostanze esistano: se solo le sostanze sensibili o anche le sostanze soprasensibili.
SOSTRATO. Sostanza, dice Aristotele, significa anzitutto “sostrato”. E con sostrato egli intende «ciò di cui vengono predicate tutte le altre cose, mentre esso non viene predicato di nessun’altra». In questo senso la sostanza, come prima categoria dell’essere, si contrappone alle altre categorie. Mentre la qualità, la quantità, ecc. si predicano dell’essere sostanziale, l’essere sostanziale rimane il soggetto ultimo di ogni altra cosa. Così possiamo dire che il bianco è la qualità di una statua, ma non possiamo poi dire che la statua sia il predicato o l’attributo di qualcos’altro. Essa esiste autonomamente in sé e per sé, ed è appunto questa esistenza autonoma ciò che caratterizza in ultima analisi un essere come sostanza.
Procedendo nell’analisi, Aristotele dice che sostanza è sia il sinolo (o composto) di materia e forma (per esempio la statua concreta che deriva dall’unione di forma e materia), sia la forma (e cioè la struttura o configurazione della statua), mentre la materia non può essere considerata sostanza perché non esiste una materia pura, priva di qualsiasi forma (la materia di fatto si presenta sempre in una certa forma). Pertanto la materia, in quanto tale, non esiste autonomamente, in sé e per sé.
FORMA: la forma delle cose è sostanza perché è la forma che determina la materia in un certo modo e che costituisce una realtà nel suo essere più profondo: la forma di una cosa esprime l’essenza della cosa stessa. Quindi la forma delle cose non è solo il fondamento costitutivo delle cose, ma anche il principio per cui noi le possiamo conoscere in ciò che esse propriamente sono.
Teniamo a mente che “forma” non significa aspetto esteriore, apparenza, ma “struttura”, “ principio organizzatore” (per esempio la forma di una casa è il progetto che determina la disposizione dei mattoni, delle travi, delle porte ecc.) .
NOTA BENE: Le forme di cui parla Aristotele corrispondono evidentemente alle Idee di Platone. C’è tuttavia una differenza importantissima: le idee di Platone erano realtà sussistenti, esistenti in una dimensione ultraterrena, separate dalle cose di cui erano causa. Per Aristotele invece le forme delle cose devono essere immanenti alle cose, infatti se le idee o forme sono fuori delle cose, non si vede come possano spiegarne l’essere o farcele meglio conoscere. Questa difficoltà era già presente allo stesso Platone, il quale aveva cercato di risolverla facendo ricorso al mito del Demiurgo: Platone aveva cioè risolto il problema del rapporto fra le idee e le cose parlando di “imitazione” e facendo ricorso a una divinità mediatrice. Aristotele però non accetta questa soluzione perché (secondo lui) non si tratta di una spiegazione razionale, ma solo di una invenzione poetica e mitica.
Quindi le forme delle cose, secondo Aristotele, non sono separate dalle cose stesse, ma sono immanenti, cioè esistono dentro le cose, e solo così possono essere principio ontologico e gnoseologico delle cose.
In definitiva Aristotele nega l’esistenza delle Idee, cioè di forme delle cose separate dalle cose, ma tuttavia non nega, come vedremo, l’esistenza di sostanze immateriali.
SINOLO: a questo punto risulta chiaro che sostanze sono anche, per Aristotele, i sinoli, vale a dire i “composti di materia e forma”, vale a dire tutte le cose e tutti gli individui concreti: infatti essi hanno esistenza autonoma, e sono sostrato di determinazioni. Sostanza in senso proprio è il sinolo di materia e forma.

Metafisica: sostanza, materia e forma, potenza e atto
Le dottrine esposte fin qui vanno ancora integrate con alcune precisazioni riguardanti la potenza e l’atto riferiti alla sostanza, alla materia e alla forma. Secondo Aristotele c’è una corrispondenza tra la materia e la potenza, e tra la forma e l’atto. Infatti la materia è potenza o potenzialità perché è capacità di assumere o di ricevere la forma: ad es.. il bronzo è potenza della statua, perché è capacità di assumere la forma della statua. La forma si configura invece come atto o attuazione di quella capacità: la forma della statua è l’attuazione della potenzialità insita nel bronzo. Le sostanze-sinoli, in quanto composti di materia e forma, saranno pertanto dei misti di potenza e atto: questo significa che tutte le cose materiali avranno un’esistenza attuale identificata dalla loro forma, ma avranno anche una certa potenzialità, vale a dire la capacità di trasformarsi, di assumere nuove forme.
Se esistessero degli esseri immateriali, questi, in quanto privi di materia, sarebbero anche privi di potenzialità, e quindi non sarebbero suscettibili di trasformazioni.

Metafisica: la sostanza soprasensibile
Il problema che si pone alla fine della metafisica è: esistono degli esseri immateriali, o spirituali, vale a dire: esistono delle sostanze soprasensibili, costituite solo da forma (forme pure e atti puri)?
L’argomentazione di Aristotele a favore dell’esistenza di sostanze soprasensibili presuppone alcuni concetti trattati nella Fisica, che qui dobbiamo anticipare: 1°) quando parla di movimento Aristotele si riferisce a qualsiasi tipo di mutamento o di divenire (quindi movimento nello spazio, ma anche trasformazione, generazione e corruzione, accrescimento e diminuzione) 2°) ogni movimento-divenire è passaggio dalla potenza all’atto, ed esige una causa che sia già in atto: quindi ogni cosa in movimento è mossa da altro. 3°) il tempo è eterno, infatti se avesse un inizio e una fine ci sarebbero un “prima” e un “dopo” del tempo, ma “prima” e “dopo” sono ancora tempo: l’eternità del tempo implica l’eternità del movimento e del mondo, perché il tempo dipende dal movimento (senza movimento non ci sarebbe percezione del tempo).
Seguiamo ora il ragionamento con cui Aristotele dimostra l’esistenza della sostanza soprasensibile, cioè di Dio. Le sostanze materiali sono tutte dotate di movimento (in quanto hanno una potenzialità che si deve attuare). Ora tutto ciò che si muove è necessario che sia mosso da altro: ogni movimento richiede un “movente” o “motore”; se questo si muove rimanda a un altro “motore” ancora, e così via (per esempio la rete è mossa dalla pallina, ma questa è mossa dalla racchetta, la racchetta è mossa dal braccio e così via). In questo processo di rimandi non è possibile risalire di motore in motore all’infinito, perchè altrimenti non avremmo mai la causa del movimento e dunque neppure il movimento stesso.
E’ necessario quindi che ci sia un principio assolutamente “primo” e assolutamente “immobile” che sia la causa prima del movimento intero.
Poiché il movimento è inteso da Aristotele come passaggio dalla potenza all’atto, tale principio, assolutamente immobile, dovrà essere inteso come assolutamente privo di potenza e quindi come atto puro (solo l’atto puro non si muove, non diviene, perché è già completamente attuato, non ha nessuna potenzialità da realizzare). Come tale non potrà avere in sé alcuna materialità, dato che la materia implica potenzialità e movimento.
Aristotele pertanto afferma l’esistenza di un PRIMO MOTORE IMMOBILE, ATTO PURO (perché privo di potenzialità), FORMA PURA (perché immateriale), e questo Primo Motore è Dio.
Secondo Aristotele non esiste un unico Dio, in realtà sono molti i motori immobili, quindi le sostanze immateriali che danno origine al movimento delle cose materiali: il primo Motore Immobile muove la sfera delle stelle fisse e poi c’ è un Motore Immobile (una sostanza immateriale e divina) per ognuna delle 55 sfere che stanno fra la sfera delle stelle fisse e la Terra. Aristotele però sente il bisogno di unificare questa pluralità di cause affermando l’esistenza di un PRIMO Motore al quale gli altri sono subordinati; insomma in Aristotele c’è un monoteismo esigenziale più che effettivo.

Ma in che modo questo Dio Atto Puro può muovere le cose restando assolutamente immobile? Come oggetto di desiderio e di amore. “Il primo motore muove come l’oggetto di amore attrae l’amante”. Dio è perfetto (proprio perché è atto puro) e quindi è il bene sommo, è sommamente desiderabile e amabile, per questo muove le cose semplicemente attirandole, senza muoversi. Pertanto la causalità di Dio non è una causalità efficiente (che implica il movimento), ma finale: Dio muove le cose perché è il bene supremo e perfetto a cui esse tendono

Secondo Aristotele Dio, oltre che Primo Motore Immobile, Atto Puro, Sostanza immateriale, è anche Vita intellettiva o Intelligenza o Pensiero, perché se egli è perfetto deve possedere la vita nella sua forma più alta e libera (la vita intellettiva è attività superiore a tutte le altre perché non è determinata dall’esterno ed è quindi assolutamente libera)
Ma che cosa pensa Dio? pensa la cosa più eccellente: se stesso. Per questo Aristotele lo definisce “Pensiero di Pensiero”. Dio non può pensare le cose del mondo e gli uomini, esseri imperfetti e mutevoli, perché altrimenti si abbasserebbe, si degraderebbe. Per la stessa ragione Dio non ama il mondo e gli uomini, perché l’amore è una manifestazione di bisogno (Amore è figlio di Povertà, aveva detto Platone) incompatibile con la perfezione divina; Dio quindi è oggetto di amore ma non soggetto di amore (= è amato, non amante).
Infine Dio non ha creato il mondo, ma è soltanto causa del divenire del mondo: di fronte all’esistenza eterna di Dio sta l’esistenza eterna della materia che si muove e si attua perché attratta, ultimamente, dalla perfezione divina.

Come si vede la concezione teologica di Aristotele è molto distante sia da quella della religione olimpica (la divinità aristotelica non è antropomorfa, non ha sembianze, comportamenti e sentimenti umani), sia da quella biblica e cristiana: in particolare nella teologia biblica e cristiana c’è la creazione, la provvidenza e l’amore di Dio per le creature, amore gratuito e donativo, che ovviamente non nasce da un bisogno o da una imperfezione, ma da una ricchezza e sovrabbondanza d’essere. Tuttavia non mancano alcune somiglianze tra il Dio aristotelico e quello biblico (la perfezione, l’immutabilità e quindi l’eternità, il monoteismo nel senso che abbiam detto), che verranno valorizzate dalla teologia cristiana.

In conclusione occorre rilevare che Aristotele, dopo aver negato l’esistenza delle Idee platoniche intelligibili immateriali, ha tuttavia introdotto una sostanza immateriale; quindi la sua critica a Platone non nega la validità della “seconda navigazione” platonica, vale a dire la scoperta di una dimensione spirituale, soprasensibile; però Aristotele concepisce la realtà spirituale in modo diverso, non come forma intelligibile delle cose, ma come causa intelligente del divenire delle cose.

melody_gio
melody_gio - Tutor - 33033 Punti
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Ciao Maryan,

per regolamento devi sempre citare la fonte da cui prendi le risposte che in questo caso è questa: http://www.liceogalvani.it/download_file.php?id=7812

Non va bene fare copia e incolla non citando le fonti.

Grazie,
Giorgia.
maryanp86
maryanp86 - Genius - 2551 Punti
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Cara gio,
forse non conosco a pieno il regolamento,forse mi è sfuggito aggiungere in nota la fonte e me ne scuso, ma non ho semplicemente fatto copia e incolla: ho letto e anche apportato qualche modifica. Questo perché ho trovato il contenuto, per sintesi e completezza, opportuno per la richiesta.
Credo che che chi pone interrogativi o semplicemente chiede, a questa comunità, una piccola mano, non sia tanto importante se nella risposta si cita la fonte, ma che sia esaustiva.
Ti ringrazio comunque, starò molto più attenta.
Mi permetto però di ricordarti che non siamo qui a gareggiare,
Buona serata
melody_gio
melody_gio - Tutor - 33033 Punti
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Ciao,
io non sto assolutamente gareggiando, controllo come vengono date le risposte, le fonti vanno sempre riportate come da regolamento, figurati se a me interessa fare le gare, semplicemente mi occupo del forum e le risposte devono seguire quanto ti ho scritto sopra.

Con questo non ce l'ho con te e non volevo fare nessun tipo di gara,

Ciao :) e buona serata.
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