• Terza Media
  • aiutoo ragaa mi servono molte notizie sull colonialismo di stroia mi aitate pleasee???graziee ;)

peccialia
peccialia - Ominide - 8 Punti
Rispondi Cita Salva
molte nnotizie sul colonialismo di storia
.anonimus.
.anonimus. - Tutor - 45284 Punti
Rispondi Cita Salva

Guardati questi siti se ti sono utili :
http://web.tiscalinet.it/appuntiericerche/Storia/ILCOLONIALISMO.htm
http://www.inftube.com/storia/Il-colonialismo-STORIA-DEL-COL11978.php
http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/075.htm

Aggiunto 46 secondi più tardi:

I L C O L O N I A L I S M O
Il COLONIALISMO è una politica di conquista e di dominio di uno stato su di un altro. Protagonista di questo tipo di politica fu soprattutto l'Europa nei confronti dei paesi extraeuropei. Si possono distinguere DUE TIPI DI COLONIALISMO :
COLONIALISMO DI INSEDIAMENTO : è quello in cui un certo numero di abitanti del paese colonizzatore fondano delle colonie in un altro paese, si stabiliscono lì e danno origine ad una nuova civiltà. E' il caso dell' Australia e dell' America del Nord, colonizzate dagli Inglesi e dell'Africa del sud colonizzata dagli Olandesi. (dalla colonizzazione inglese dell’America del Nord hanno avuto origine gli USA )
COLONIALISMO DI SFRUTTAMENTO : è quello in cui un territorio viene conquistato e sfruttato; vi si trasferisce un numero ridotto di abitanti del paese colonizzatore che formano la classe dominante (governatore, funzionari, soldati....) E' il caso dell'India, colonia dell'Inghilterra.
Una conseguenza importante del colonialismo di sfruttamento è stato il sottosviluppo : infatti i paesi attualmente sottosviluppati sono stati tutti sottoposti al colonialismo di sfruttamento, mentre quelli dove vi è stato un colonialismo di insediamento fanno parte dei paesi sviluppati.
FASI DEL COLONIALISMO
Il colonialismo si svolse in due fasi:
1^ FASE : dall’inizio del 1500, dopo la scoperta dell'America, fino alla seconda metà del 1700 2^ FASE : sec. XIX
1^ FASE : dopo la scoperta dell’ America ed i viaggi di esplorazione intorno al mondo, iniziarono le conquiste da parte dei paesi europei negli altri continenti. Le prime potenze coloniali furono SPAGNA e PORTOGALLO che conquistarono vasti imperi coloniali nell'A¬merica Latina .
SPAGNA : dal Messico al Cile nell’ America Meridionale e le Filippine in Asia
PORTOGALLO : Brasile, Angola e Mozambico in Africa e scali commerciali in Asia.
Ci furono poi l’ INGHILTERRA che colonizzò le coste atlantiche dell'A¬merica del Nord (1620 ), la FRANCIA che controllava alcune zone dell'America Settentrionale dei porti in India, e infine l'OLANDA che aveva occupato l' Insulindia e parte dell'Africa meridionale.
In questa fase lo sfruttamento commerciale da parte di Compagnie di navigazione, precedeva generalmente la conquista militare e politica dei territori.
2^ FASE : la causa di questa fase del colonialismo è la Rivoluzione Industriale, ( = nascita e sviluppo dell’ industria ) che avviene in Inghilterra alla fine del 1700 e poi anche negli altri paesi europei ed in seguito anche negli USA : il motivo è che alle industrie occorrevano mercati in cui esportare i prodotti delle loro industrie e materie prime, come oro e diamanti che erano abbondanti nei paesi extraeuropei e piante come caucciù, cotone, canna da zucchero, tè, caffè, cacao che crescevano solo nei climi tropicali e quindi non si trovavano in Europa.
Si ebbe una vera e propria corsa alla conquista delle colonie e numerosi contrasti tra le nazioni. Questa politica di conquista dei paesi extraeuropei da parte degli Europei è chiamata IMPERIALISMO e fu una delle cause della Prima Guerra Mondiale. In questa fase, a differenza della prima, la conquista militare e politica precede lo sfruttamento commerciale.
Tra le nazioni che partecipano alla seconda fase non figurano più Spagna e Portogallo, ma a Francia ed Inghilterra e 0landa, si aggiungono il Belgio, la Germania, gli USA, il Giappone ed anche l'Italia.
L'Africa, fino ad allora sconosciuta nella parte interna, fu oggetto di numerosi viaggi di esplorazione ed in seguito fu quasi completamente divisa tra le nazioni europee e così pure l'Asia.
Nell'America Latina e nelle Filip¬pine al dominio della Spagna si sostituì quello degli USA. L’India e l’ Australia furono conquistate dagli Inglesi, che grazie alla potenza industriale e commerciale ed alla flotta ebbero il più vasto impero coloniale.
Strettamente collegato a colonialismo ed imperialismo è il RAZZISMO cioè la pretesa di superiorità di una razza sull'altra : spesso la conquista delle colonie veniva giustificata come una missione civilizzatrice dell' Europa nei riguardi di paesi ritenuti incivili. Anche la religione e la diffusione della fede furono indicate come un pretesto per la conquista, specialmente nella prima fase del colonialismo.
DECOLONIZZAZIONE E NEOCOLONIALISMO
Dopo la 1-guerra mondiale (1918) e soprattutto dopo la 2^ (1945), si ha la fase di DECOLONIZZAZIONE, nella quale le colonie per vie politiche o con lotte armate, diventano stati indipendenti. La decolonizzazione tuttavia non sempre ha portato all'effettiva indipendenza economica e politica : infatti in tempi recenti si è affermata una nuova forma di colonialismo detta NEOCOLONIALISMO, che consiste nel controllo da parte di un paese dominante di settori della economia di paesi decolonizzati e indipendenti per esempio attraverso società multinazionali. ( cioè diffuse in diverse nazioni ) A questo tipo di controllo se ne affianca spesso uno politico, come quello attuato mediante il sostegno a gover¬ni dittatoriali o di altro tipo purché “amici”.
CONSEGUENZE DEL COLONIALISMO
Il colonialismo ebbe conseguenze notevoli sia sui paesi europei sia sui territori colonizzati. In Europa affluirono enormi ricchezze, soprattutto in materie prime che, a costo zero, permisero un grande sviluppo dell'industria. Nei paesi colonizzati la vita e l'economia furono completamente sconvolte. Ciò vale soprattutto per l'Africa dove gli Europei imposero la coltivazione in piantagioni di prodotti tropicali come caffè, cotone, caucciù ecc. destinati alla esportazione, togliendo terre alla coltivazione ed al consumo locale. Tali prodotti venivano poi lavorati nelle industrie della madrepatria, impedendo uno sviluppo dell'industria locale e creando una dipendenza economica che continua tuttora.

Aggiunto 1 minuto più tardi:

dove c'è la faccina in realtà era (1918 ) *

Aggiunto 3 minuti più tardi:

https://www.skuola.net/ricerca/colonialismo guardati qualcosa anche qui D:

ciao ciao
Laura


Questa risposta è stata cambiata da laura bella (24-05-12 16:52, 8 anni 4 mesi 28 giorni )
peccialia
peccialia - Ominide - 8 Punti
Rispondi Cita Salva
Grazieeeeee Lauraaaa...!!!!! :D :D :D
DOCTOR WHO
DOCTOR WHO - Sapiens - 312 Punti
Rispondi Cita Salva

Ciao peccialia prima di tutto dovresti sapere che cosa è il colonialismo


Il Colonialismo è il Termine con cui si designa la politica di conquista di territori d’oltremare e risorse (materiali e umane) attuata dalle potenze europee a partire dal XV secolo. Indica inoltre l’insieme dei principi a sostegno di tale politica e, infine, l’organizzazione del sistema di dominio.Lo sviluppo del colonialismo può essere distinto in due fasi: una prima, che parte dal XV secolo per giungere fino alla metà del XIX secolo; una seconda, che parte dagli ultimi decenni del XIX secolo e termina a metà degli anni Settanta del Novecento con il crollo del sistema coloniale portoghese.Il colonialismo si sviluppò a partire dal Quattrocento, a seguito delle esplorazioni geografiche, e coinvolse soprattutto i territori asiatici e americani, fondando in Africa, in un primo tempo, solo delle stazioni commerciali (per l’approvvigionamento di oro, avorio e schiavi) e portuali, di supporto per le spedizioni marittime verso l’Asia. Nella prima fase, l’Europa occidentale, guidata da Spagna e Portogallo, attuò una politica espansionistica nelle Indie Orientali e in America centrale e meridionale. Nella seconda fase, la Gran Bretagna e la Francia guidarono l’espansione europea in America settentrionale, Asia, Africa e nell’oceano Pacifico.

I portoghesi, grazie alla stabilità politica interna, alla favorevole posizione geografica e alle esplorazioni marittime, verso la fine del XV secolo furono i primi ad avventurarsi oltre il capo di Buona Speranza. Interessati principalmente al controllo del commercio delle spezie, crearono stazioni commerciali e piazzeforti. Verso la fine del XVI secolo il predominio portoghese fu però minacciato da inglesi e olandesi, che stabilirono una fitta rete di scambi commerciali (vedi Compagnie commerciali privilegiate). Agli inizi del XIX secolo il sistema di stazioni commerciali si era trasformato in un controllo politico del territorio, che, amministrato inizialmente tramite le Compagnie, passò in seguito sotto il diretto controllo degli stati europei. Nell’Ottocento gli olandesi controllavano Giava, Sumatra, le Molucche e il Borneo meridionale; gli inglesi controllavano l’India, l’Australia, le Maldive, le Seychelles, la Tasmania e Ceylon (l’attuale Sri Lanka), tolta agli olandesi; i francesi controllavano il Sud-Est asiatico, fuso in un’unica colonia denominata Indocina francese.Diversi sono i motivi che portarono alla colonizzazione delle Americhe: l’ansia di esplorare e conquistare nuovi territori sui quali estendere il proprio dominio; il desiderio di accrescere la potenza personale, dinastica e statale appropriandosi delle risorse naturali e dei metalli preziosi di cui si favoleggiava esistessero sterminati giacimenti (il famoso Eldorado spagnolo); infine, la ricerca della libertà dalle persecuzioni religiose che devastavano il Vecchio Continente. Grazie a massicci flussi migratori, la colonizzazione stanziale presto finì per prevalere su quella temporanea, basata sugli empori costieri e, una volta istituite, le colonie furono soggette a rapporti commerciali esclusivi con le rispettive madrepatrie in Europa. L’impero spagnolo fu il più vasto del Nuovo Mondo, estendendosi sulla maggior parte dell’America centrale e meridionale; i portoghesi si stabilirono in Brasile (vedi Trattato di Tordesillas). Inglesi e francesi si insediarono prevalentemente nell’America del Nord; gli olandesi occuparono piccole aree nell’America del Sud.Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo gli imperi coloniali europei in America crollarono. Al Nord, le colonie britanniche si emanciparono dalla madrepatria con una guerra d’indipendenza che si concluse nel 1783 con la formazione degli Stati Uniti d’America; la maggior parte delle colonie spagnole ottenne l’indipendenza attraverso una lotta decennale, culminata nel 1825 con la cacciata definitiva delle truppe spagnole dal continente (vedi Guerre d’indipendenza latinoamericane). Il Brasile dichiarò la propria indipendenza dal Portogallo nel 1822; solo il Canada rimase sotto il diretto controllo britannico fino al 1867, quando ottenne lo status di dominion e una maggiore autonomia. La Gran Bretagna restò tuttavia una grande potenza coloniale: oltre al controllo dell’India, mantenne a scopi strategici alcune delle colonie sottratte alla Francia durante le guerre napoleoniche, come Tobago e le dipendenze nell’oceano Indiano.Dopo la metà del XIX secolo iniziò la seconda fase dell’espansione coloniale. La spinta venne sia dagli interessi europei già radicati nelle periferie degli imperi – come in Australia, dove i coloni erano penetrati sempre più profondamente nell’entroterra alla ricerca di terre coltivabili e di nuove risorse – sia dalle esigenze poste dallo sviluppo del sistema industriale, cioè quelle di trovare materie prime a buon mercato e sbocchi per le merci.Con l’abolizione della schiavitù si aprì il periodo del commercio cosiddetto “legittimo”, che da una parte vide l’esportazione di manufatti dai paesi industrializzati verso le colonie, dall’altra lo sfruttamento di risorse (minerali, legname, cotone ecc.) indispensabili alla produzione industriale. In questo periodo le postazioni commerciali stabilite nel corso dei secoli precedenti furono utilizzate dalle potenze coloniali come basi per la conquista militare dei territori interni e si andò definendo il sistema amministrativo coloniale.
In seguito al congresso di Berlino del 1884-85 l’Africa fu suddivisa tra Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Portogallo (vedi Africa: L’imperialismo europeo). Nel 1914 la rete coloniale racchiudeva tutto il globo. Quello britannico era di gran lunga l’impero più più vasto, ma altri paesi – tra cui la Francia, il Belgio, la Germania, gli Stati Uniti e il Giappone – erano diventati ragguardevoli potenze coloniali (vedi Imperi coloniali).Nel Novecento, il crollo degli equilibri di potere in Europa e le due guerre mondiali segnarono comunque la fine del colonialismo. La crescita di una coscienza nazionalista nelle colonie, il declino dell’influenza politica e militare europea, l’erosione delle giustificazioni morali che per secoli avevano sostenuto l’espansione coloniale contribuirono infine a una rapida decolonizzazione dopo il 1945. Le ragioni della corsa alle colonie sono molteplici e controverse. Per quanto riguarda la prima fase del fenomeno, quella avviatasi nel XV secolo in seguito alle grandi esplorazioni, i motivi sono vari: il prestigio delle monarchie e delle nazioni; la possibilità di impadronirsi, attraverso il controllo di territori vergini, di immense risorse; l’intento di diffondere la propria civiltà (le leggi, i costumi, la religione) tra popoli considerati “selvaggi”.Il colonialismo sviluppatosi alla fine del XIX secolo conservò alcune di queste istanze, ma vi prevalsero le motivazioni economiche e strategiche delle potenze europee e delle due nuove potenze internazionali, gli Stati Uniti e il Giappone. Per i paesi che stavano vivendo un grosso sviluppo industriale diventò infatti vitale proteggere i mercati interni dalla penetrazione di merci straniere e conquistare altri mercati per le proprie, costituendo aree di sottomissione prevalentemente economica.
Questa fu la spiegazione di molti studiosi marxisti e in particolare di Lenin, che definì il nuovo fenomeno colonialista con il termine “imperialismo”, inteso come la fase monopolistica del capitalismo. Secondo questi studiosi il colonialismo del XIX e XX secolo si spiegava con le dinamiche del mercato capitalista e con le esigenze di materie prime e di sbocchi per il proprio capitale eccedente. Altri spiegarono invece il fenomeno con motivazioni strategiche o diplomatiche, oltreché economiche. Sicuramente fu un complesso di ragioni – politiche, militari, economiche, culturali ecc. – ad agire nel processo storico che, nel corso di cinque secoli, segnò indelebilmente lo sviluppo di interi continenti.Qualsiasi valutazione del colonialismo deve tenere conto del mutare delle circostanze storiche. Oggi esso è inaccettabile in quanto contrasta con i diritti dei popoli all’autodeterminazione. Questi diritti, tuttavia, solo di recente sono stati riconosciuti come universalmente applicabili. I costruttori di imperi del XIX secolo, infatti, erano spesso convinti che i popoli “civilizzati” avessero la responsabilità morale di guidare i popoli “arretrati” e di recare loro i frutti della cultura occidentale.Neanche gli effetti del colonialismo sono univoci, sia per i colonizzatori sia per i colonizzati. È evidente che il possesso di un impero arrecò alle potenze coloniali numerosi benefici, tra cui opportunità di emigrazione, espansione del commercio, possibilità di accedere a risorse strategiche, profitti. Allo stesso tempo però i colonizzatori dovettero provvedere all’amministrazione, all’assistenza tecnica, alla difesa delle colonie.Per chi lo subì, il colonialismo ebbe da una parte indiscutibili effetti negativi: i modi di vita tradizionali furono cancellati, le culture distrutte e interi popoli soggiogati o sterminati. Anche il bilancio economico e politico non è positivo, perché il colonialismo lasciò delle economie “estravertite”, che producevano ciò che non consumavano e consumavano ciò che non producevano, restando quindi totalmente dipendenti dal mercato estero ed esponendo i paesi che avevano appena raggiunto l’indipendenza a nuove forme di colonialismo, stavolta prettamente economiche. Lasciò inoltre in eredità una serie di stati autoritari, diretti da élite autocratiche, che non furono capaci o non vollero trasformare le istituzioni ereditate in senso democratico. D’altra parte, il contatto con la cultura europea portò ai popoli colonizzati indiscutibili benefici nel campo della sanità, dell’istruzione, dell’accesso alle nuove tecnologie. Oggi il rapporto tra paesi ex colonizzatori ed ex colonizzati presenta ancora un notevole squilibrio a sfavore di questi ultimi, sprovvisti, tranne alcune eccezioni, di strutture politiche ed economiche adeguate. Gli effetti perversi ancora attivi del colonialismo (visibili, ad esempio, nella forte instabilità della gran parte dei paesi africani), insieme con quelli della globalizzazione dell’economia e dei conflitti in corso in molte regioni del mondo, continueranno a gravare per molti anni sui paesi ex coloniali, esponendoli al rischio di nuove politiche di conquista, forse meno cruente ma altrettanto devastanti di quelle attuate in passato dalle potenze europee.
spero che ti sia stato di aiuto ci vediamo ciaooooo :hi

Come guadagno Punti nel Forum? Leggi la guida completa