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Trilly - Sapiens - 615 Punti
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Questa ricerca è sull' alimentezione con specificazione sull'anoressia.
L'alimentazione è l'assunzione da parte di un organismo vivente delle sostanze indispensabili per il suo metabolismo e le sue funzioni vitali.
Le sostanze nutritive vengono prelevate dall'ambiente esterno e, a seconda della natura chimica di queste sostanze, gli organismi viventi possono essere suddivisi in due grosse categorie:
• Autotrofi (vegetali): assorbono dall'ambiente sostanze inorganiche semplici
• Eterotrofi (animali, tra cui l'uomo): devono assumere dall'ambiente molecole organiche
Gli organismi eterotrofi sono ulteriormente classificati in funzione delle caratteristiche della dieta in:
• Erbivori
• Insettivori
• Carnivori
• Onnivori
Col termine alimentazione si intende sia l'assunzione di cibo come attività fisiologica in risposta a stimoli fisici e psichici (fame e appetito) sia più in generale il regime alimentare adottato dall'uomo (che è più correttamente definito dieta).
Disordini alimentari
Esistono una serie di disturbi caratterizzati da una alterazione del normale comportamento alimentare, con sintomi che variano dall'eccessiva e/o incontrollata assunzione di cibo al rifiuto di alimentarsi. Molti di questi disordini sono riconosciuti come disturbi psichici, tra i quali si possono citare:
• Anoressia
• Bulimia
• Ortoressia
L'anoressia, detta anche anoressia nervosa (AN), è un disturbo del comportamento alimentare dalle origini nosografiche molto antiche. La prima descrizione clinica dell'anoressia nervosa risale infatti al 1689, quando viene pubblicato ad opera del medico britannico Richard Morton il primo resoconto di due pazienti (un maschio di 16 anni ed una femmina di 18) che rifiutavano di alimentarsi in assenza di cause organiche di malattia.
Sintomatologia
L'anoressia nervosa viene diagnosticata nel 90-95 % dei casi a pazienti di sesso femminile.
I criteri standard raccomandati dai manuali psichiatrici per fare diagnosi di anoressia nervosa sono attualmente:
1. una magrezza estrema (non costituzionale) con rifiuto di mantenere il peso al di sopra di una soglia minima di peso ritenuta normale (il peso del soggetto deve essere sotto l'85% del peso previsto in base all'età ed alla altezza e/o l'indice di massa corporea - BMI -inferiore a 17,5)
2. una forte paura di ingrassare anche in presenza di un evidente sottopeso
3. una preoccupazione estrema per il peso e l'aspetto fisico, che includa sia una alterazione del vissuto corporeo, sia una importanza eccessiva data al peso nei riguardi della propria autostima, o ancora il rifiuto di ammettere la gravità delle proprie condizioni fisiologiche
4. nei pazienti di sesso femminile, un'amenorrea (sospensione del ciclo mestruale) che dati da almeno tre mesi.
5. spesso, ed è difficile accorgersene, i soggetti affetti da anoressia nervosa sono bugiardi con se stessi e con gli altri e fanno di tutto per nascondere questa loro malattia.
Non è necessario avere tutti i parametri, in alcuni casi ne basta anche uno solo per diagnosticare la malattia...
Bulimia e anoressia
È possibile individuare due sottotipi di anoressia nervosa a seconda che la paziente presenti o meno abbuffate e/o condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici, o clisteri). Se non sono presenti abbuffate e/o condotte di eliminazione, se la paziente cioè si limita a digiunare per mantenere basso il proprio peso, parleremo di una "anoressia nervosa con restrizioni", se invece usa anche altre tecniche oltre alla semplice dieta, parleremo di una "anoressia nervosa con condotte di eliminazione".
Tale differenziazione, apparentemente sofistica, serve in realtà a differenziare una paziente anoressica da una paziente bulimica un po' sottopeso. L'età di esordio dell'anoressia nervosa è di solito compresa tra i 12 ed i 25 anni, con due picchi di maggiore frequenza tra i 14 ed i 18 anni; negli ultimi dieci anni si è assistito, tuttavia, ad un numero sempre maggiore di casi con soggetti sempre di età inferiore, fin sotto i 10 anni e ad una incidenza sempre maggiore di questa patologia negli individui di sesso maschile.

Il disagio psicologico può esprimersi attraverso l'ansia o la depressione ma in ogni caso chiama in causa legami e modelli culturali, quindi i rapporti fra le persone. Per l'anoressia quello che conta veramente non è il metodo terapeutico ma la domanda di guarire che una persona riesce ad esprimere
Cause
Le cause che portano allo sviluppo di una anoressia nervosa sono multiple, ovvero esistono delle cause predisponenti di natura sia biologica, che sociale, che psicologica su cui si sovrappongono ad un certo punto dei fattori scatenanti che portano allo sviluppo della malattia.
Tra i fattori predisponenti è importante tenere presente il fatto di avere un familiare che soffre, o ha sofferto, di un disturbo del comportamento alimentare, il fatto di crescere in una famiglia dove esiste una oggettiva difficoltà a comunicare ed esprimere le emozioni, il fatto di appartenere ad un gruppo sociale "a rischio" per il controllo del peso (ad es. ballerine/i, ginnaste/i, cicliste/i, ecc.), il fatto di vivere in un'area urbana di un paese occidentale dove la magrezza viene enfatizzato come un valore sociale positivo, il fatto di soffrire di un disturbo della personalità.
Tra i fattori scatenanti, il più noto è il fatto di sottoporsi a diete ferree, e poi c'è sicuramente la difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti e agli eventi stressanti che la vita impone. In questo senso possono essere considerati fattori scatenanti l'anoressia nervosa un fallimento amoroso, una bocciatura a scuola, un licenziamento dal lavoro, la perdita di un caro, ecc.
Alle volte la volontà di non mangiare non è correlata al fattore estetico o alla magrezza: persone che subiscono continuamente delusioni in campo affettivo, lavorativo, scolastico o sociale si sentono impotenti, incapaci di controllare la propria vita ottenendo ciò che vorrebbero, schiavi degli altri. Il cibo è una delle poche cose che possono controllare, e per dimostrare di essere forti e di avere il controllo devono dimostrare che potrebbero non essere dipendenti dal cibo, di poterne farne a meno, poiché il mangiare è visto come un'ulteriore schiavitù. Il riuscire a combattere la fame e rifiutare il cibo potrebbe essere una vittoria che accresce l'autostima.

L'anoressia e la bulimia sono in rapida crescita nei paesi occidentali.In Italia circa l'1% degli adolescenti soffre di anoressia, circa il 5% di bulimia e l'8% e il 15% presentano disturbi alimentari e comportamenti a rischio. Inoltre la patologia è in crescita nella fascia tra i 45 e 55 anni di età. Una donna,Fabiola Declerca ha fondato l'ABA per aiutare e guarire le persone malate con l'approccio psicoanalitico. Lo psicoanalista Massimo Recalcati afferma che l'anoressia è "la passione per il niente". L'anoressica utilizza il niente per chiedere all'altra/o un segno d'amore. Soffrire di anoressia è meno doloroso che vivere affrontando un dolore incontrollabile; quel dolore che può nascere dall'incontro con l'altra/o o dalla possibilità di essere respinti, abbandonati, offesi, traditi. E' un modo per cercare di realizzare un'identità minacciata da chi non ci lascia essere quello che siamo. L'anoressia e la bulimia sono una scelta, perché rifugiarsi nel sintomo consente di evitare pericoli, minacce, dolori in nome di un'ideale di purezza, di distacco, di autonomia; chi riesce a non mangiare pensa di non avere bisogno di nulla e di nessuno. E' una fuga dalla realtà con un bisogno totale di controllare la propria vita, la propria sofferenza e quindi il proprio mondo.

L'anoressia è paradossale perché significa assenza di fame, di desiderio e invece le anoressiche sono affamate, avide e terrorizzate dalla loro avidità. Avendo bisogno disperato di tutto, rinunciano a tutto e non accettano il cibo come sostituto di un amore di cui hanno un bisogno assoluto. L'anoressia è un tentativo di fare ordine dentro di sè ed intorno a sè eliminando il superfluo. "Se non posso controllare il mondo intorno a me e le mie emozioni, mi concentro sul controllo del peso, del corpo e del cibo."
L'anoressica aspira ad essere invisibile non solo perché il suo corpo diventa sempre più magro, ma perché può chiudersi in casa, rifiutare ogni rapporto, sottrarsi alla vista e alla comunicazione con l'altra/o. E' un progetto fallimentare ma prima di abbandonarlo c'è bisogno che all'anoressica vengano riconosciuti/e coraggio e sofferenza.

Storia della malattia
Il termine anoressia deriva dal greco ανορεξία (anorexia), mancanza di appetito, ma il significato che noi oggi gli attribuiamo fu introdotto nel 1873, quasi contemporaneamente, da Charles Lasegue (anoressia isterica) a Parigi e da William S. Gull (anoressia nervosa) a Londra. Fu lo stesso Lasegue a fornire la prima descrizione approfondita del nucleo psicopatologico centrale del disturbo.
Da quel momento in poi la descrizione di casi di anoressia - intesa come disturbo psicopatologico - nella letteratura medica europea, divenne un fatto abbastanza comune. Negli anni compresi tra il 1889 ed il 1911 troviamo infatti contributi interessanti per la comprensione della psicopatologia anoressica ad opera di famosi neurologi dell'epoca quali Jean-Martin Charcot, Jilles de la Tourette, Pierre Janet.
Una svolta importante nella storia della anoressia si verificò nel 1914, allorché il fisiologo Morris Simmonds suggerì l'ipotesi fisiopatologica di una insufficienza pituitaria grave che, nelle pazienti affette, era a suo dire la causa fondamentale del disturbo.
Per tale motivo, dal 1911 fin quasi a tutto il 1930, l'approccio endocrinologico all'anoressia nervosa fece la parte del leone, facendo quasi dimenticare le precedenti ipotesi psicopatologiche.
È soltanto a partire dal 1930, a seguito della pubblicazione di uno studio condotto da Berkman su 117 pazienti, che l'interpretazione psicopatologica riprende dignità clinica ed importanza nosologica.
I grandi progressi verso l'interpretazione dell'anoressia nervosa - così come noi oggi intendiamo questa patologia - sono stati compiuti negli ultimi trent'anni e sono da attribuirsi all'opera di Hilde Bruch, Arthur H. Crisp e Gerald M.F. Russell. A questi autori dobbiamo, infatti, la gran parte delle descrizioni ancora attuali sui meccanismi psicopatologici dell'anoressia nervosa.
Grazie anche alle loro descrizioni la categoria diagnostica dell'anoressia nervosa è stata presente nel DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali) sino dalla sua seconda edizione (DSM-II) avvenuta nel 1968.
Bulimia e anoressia
È possibile individuare due sottotipi di anoressia nervosa a seconda che la paziente presenti o meno abbuffate e/o condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici, o clisteri). Se non sono presenti abbuffate e/o condotte di eliminazione, se la paziente cioè si limita a digiunare per mantenere basso il proprio peso, parleremo di una "anoressia nervosa con restrizioni", se invece usa anche altre tecniche oltre alla semplice dieta, parleremo di una "anoressia nervosa con condotte di eliminazione".
Tale differenziazione, apparentemente sofistica, serve in realtà a differenziare una paziente anoressica da una paziente bulimica un po' sottopeso. L'età di esordio dell'anoressia nervosa è di solito compresa tra i 12 ed i 25 anni, con due picchi di maggiore frequenza tra i 14 ed i 18 anni; negli ultimi dieci anni si è assistito, tuttavia, ad un numero sempre maggiore di casi con soggetti sempre di età inferiore, fin sotto i 10 anni e ad una incidenza sempre maggiore di questa patologia negli individui di sesso maschile.

Il disagio psicologico può esprimersi attraverso l'ansia o la depressione ma in ogni caso chiama in causa legami e modelli culturali, quindi i rapporti fra le persone. Per l'anoressia quello che conta veramente non è il metodo terapeutico ma la domanda di guarire che una persona riesce ad esprimere
Cause
Le cause che portano allo sviluppo di una anoressia nervosa sono multiple, ovvero esistono delle cause predisponenti di natura sia biologica, che sociale, che psicologica su cui si sovrappongono ad un certo punto dei fattori scatenanti che portano allo sviluppo della malattia.
Tra i fattori predisponenti è importante tenere presente il fatto di avere un familiare che soffre, o ha sofferto, di un disturbo del comportamento alimentare, il fatto di crescere in una famiglia dove esiste una oggettiva difficoltà a comunicare ed esprimere le emozioni, il fatto di appartenere ad un gruppo sociale "a rischio" per il controllo del peso (ad es. ballerine/i, ginnaste/i, cicliste/i, ecc.), il fatto di vivere in un'area urbana di un paese occidentale dove la magrezza viene enfatizzato come un valore sociale positivo, il fatto di soffrire di un disturbo della personalità.
Tra i fattori scatenanti, il più noto è il fatto di sottoporsi a diete ferree, e poi c'è sicuramente la difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti e agli eventi stressanti che la vita impone. In questo senso possono essere considerati fattori scatenanti l'anoressia nervosa un fallimento amoroso, una bocciatura a scuola, un licenziamento dal lavoro, la perdita di un caro, ecc.
Alle volte la volontà di non mangiare non è correlata al fattore estetico o alla magrezza: persone che subiscono continuamente delusioni in campo affettivo, lavorativo, scolastico o sociale si sentono impotenti, incapaci di controllare la propria vita ottenendo ciò che vorrebbero, schiavi degli altri. Il cibo è una delle poche cose che possono controllare, e per dimostrare di essere forti e di avere il controllo devono dimostrare che potrebbero non essere dipendenti dal cibo, di poterne farne a meno, poiché il mangiare è visto come un'ulteriore schiavitù. Il riuscire a combattere la fame e rifiutare il cibo potrebbe essere una vittoria che accresce l'autostima.

L'anoressia e la bulimia sono in rapida crescita nei paesi occidentali.In Italia circa l'1% degli adolescenti soffre di anoressia, circa il 5% di bulimia e l'8% e il 15% presentano disturbi alimentari e comportamenti a rischio. Inoltre la patologia è in crescita nella fascia tra i 45 e 55 anni di età. Una donna,Fabiola Declerca ha fondato l'ABA per aiutare e guarire le persone malate con l'approccio psicoanalitico. Lo psicoanalista Massimo Recalcati afferma che l'anoressia è "la passione per il niente". L'anoressica utilizza il niente per chiedere all'altra/o un segno d'amore. Soffrire di anoressia è meno doloroso che vivere affrontando un dolore incontrollabile; quel dolore che può nascere dall'incontro con l'altra/o o dalla possibilità di essere respinti, abbandonati, offesi, traditi. E' un modo per cercare di realizzare un'identità minacciata da chi non ci lascia essere quello che siamo. L'anoressia e la bulimia sono una scelta, perché rifugiarsi nel sintomo consente di evitare pericoli, minacce, dolori in nome di un'ideale di purezza, di distacco, di autonomia; chi riesce a non mangiare pensa di non avere bisogno di nulla e di nessuno. E' una fuga dalla realtà con un bisogno totale di controllare la propria vita, la propria sofferenza e quindi il proprio mondo.

L'anoressia è paradossale perché significa assenza di fame, di desiderio e invece le anoressiche sono affamate, avide e terrorizzate dalla loro avidità. Avendo bisogno disperato di tutto, rinunciano a tutto e non accettano il cibo come sostituto di un amore di cui hanno un bisogno assoluto. L'anoressia è un tentativo di fare ordine dentro di sè ed intorno a sè eliminando il superfluo. "Se non posso controllare il mondo intorno a me e le mie emozioni, mi concentro sul controllo del peso, del corpo e del cibo."
L'anoressica aspira ad essere invisibile non solo perché il suo corpo diventa sempre più magro, ma perché può chiudersi in casa, rifiutare ogni rapporto, sottrarsi alla vista e alla comunicazione con l'altra/o. E' un progetto fallimentare ma prima di abbandonarlo c'è bisogno che all'anoressica vengano riconosciuti/e coraggio e sofferenz
Epidemiologia

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L'anoressia nervosa ha una frequenza ed una distribuzione abbastanza uniformi sul territorio italiano: va dallo 0,36 - 0,4% nel Centro-Nord allo 0,2-0,3% [citazione necessaria] nel Centro-Sud [citazione necessaria]. Tale frequenza è andata costantemente aumentando negli ultimi dieci anni [citazione necessaria].
L'anoressia nervosa appare oggi distribuita in maniera omogenea anche a livello sociale: le classi agiate appaiono infatti colpite con la stessa frequenza delle classi meno agiate. Ciò vuol dire che in una popolazione di mille persone possiamo attenderci di trovare due o tre ragazze anoressiche.
Terapia
La terapia dell'anoressia nervosa dipende molto dalla gravità dei sintomi presentati dal soggetto. In generale, però, questa si basa su una diversa combinazione di terapie psicologiche e nutrizionali con finalità diversamente riabilitative.
Sulla base della gravità del caso, e dietro valutazione specialistica, tali terapie possono essere più opportunamente somministrate a livello ambulatoriale o a livello ospedaliero.
Stando agli studi di medicina basata sulle evidenze attualmente disponibili, non esistono al momento dei farmaci che abbiano una indicazione specifica per la terapia dell'anoressia nervosa.

aLesSi@98 HelP mE!!!
aLesSi@98 HelP mE!!! - Sapiens - 512 Punti
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mi spiace ma io di questa materia non ne so prorio niente _cerca_
mitraglietta
mitraglietta - Mito - 62639 Punti
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VALENTINAEMY
VALENTINAEMY - Sapiens - 656 Punti
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Io sono sicura che tu abbia una malattia chiamata anoressia o bulimia,secondo me cerca queste parole su Wikepedia...

Pagine: 12

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