pexolo di pexolo
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L'uomo si emancipa dall'illusoria apparenza del « principium individuationis » quando scopre, con l'« intuizione », che la realtà in sé è « volontà », inopprimibile, di essere. Tutto l'universo è sospinto da tale volontà di permanere; una volontà cieca, che solo nell'uomo diviene cosciente. Appena l'uomo comprende l'essenza ditale volontà, essa gli appare sconvolgente: non ha scopo alcuno, è tensione fine a se stessa. Leggiamo nel capolavoro di Schopenhauer: «La volontà è un impulso incosciente, cieco ed irresistibile; tale si manifesta nella natura inorganica e vegetale, come pure nella parte vegetativa della nostra vita. Ma grazie al mondo come rappresentazione, che le si offre sviluppandosi al suo servizio, la volontà diviene conscia di se stessa e del suo oggetto... Dire volontà di vivere, è tutt'uno che dire volontà ». La volontà di esistere, presente sia nei viventi che nella materia inorganica (impenetrabilità dei corpi materiali, tropismo, valenza chimica, istinto animale, sentimento e ragione) non ha senso né scopo: è realtà autentica ma inutile. Inoltre, la tendenza, che ogni cosa ha, a permanere, non approdando a nulla, produce insoddisfazione, squilibrio, contrapposizione (« polarità »), e produce nell'uomo un conflitto interiore tra noia del presente e inutilità del futuro.

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