pexolo di pexolo
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Kierkegaard, Søren - Stili mentali


Gli uomini vivono la condizione di inquietudine e infelicità della vita (dovuta alla finitezza e all'«impossibilità radicale») secondo tre stili mentali.
Il primo è caratterizzato dalla superficialità, dalla mancanza di progettualità, di coinvolgimento, dal vivere alla giornata e, quindi, dalle incombenti noia e disperazione, per l'inconcludenza complessiva della vita del «seduttore». La salvezza, in questa condizione dell'essere, è rappresentata, sempre che sopravvenga (ma non è frequente), dall'ironia (uno stato d'animo che Kierkegaard aveva fatto oggetto della propria tesi di laurea).
Il secondo stile è quello dell'uomo determinato e serio, che mantiene propositi e impegni, ha rispetto delle esigenze e della personalità altrui. Questo tipo d'uomo si affeziona al proprio ruolo sociale e finisce col credere alla propria maschera (spesso il lavoro, o il dovere del «padre di famiglia», dell'educatore, del giudice probo); insomma, crede, o finge di credere, nelle convenzioni, nelle buone maniere, nell'ordine sociale. Tuttavia, al di là dei propositi, più o meno sinceri, resta la cruda realtà della finitezza umana che, nella fattispecie, comporta il fallimento (manifesto, o segreto) dei buoni propositi. Il «padre di famiglia» può, dunque, avere coscienza dell'abisso che separa la propria maschera dall'assoluto, e può provare angoscia, al crollare delle illusioni; il sentimento della propria finitezza, la leale presa d'atto dello «scacco subito» lo sbalza dallo scenario convenzionale della legge e del dovere umani, a quello scomodissimo della religione, al « vertiginoso problema » dell'infinito.
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