pexolo di pexolo
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Kierkegaard, Søren - Categoria di possibilità

In quanto inferiore all'esistenza divina, quella umana è limitata, finita: è « essere nella possibilità» (concetto sviluppato nell’Esistenzialismo novecentesco); lo stesso termine «esistere», nella sua etimologia, indica la precarietà (ex-sistem) della condizione dell’«essere». L’esistenza non ha essenza spiegabile razionalmente; c’è un’incolmabile distanza tra pensiero e realtà. Altro è la coscienza concreta che il singolo ha della propria condizione, altro è il pensiero astratto della filosofia hegeliana, in cui sembrano materializzarsi molteplici accattivanti possibilità, dietro la quale, invece, c’è un unico identico esito: lo scacco esistenziale, la «angosciosa impossibilità radicale». La libertà, che l’uomo sperimenta nello scegliere, si rivela, in quanto libertà radicale di possibilità infinite, «vertigine» che paralizza la coscienza. Se cadono le illusioni, si resta coscienti che la scelta non offre vie di mezzo e che non esiste una logica che conduca, per gradi, da una decisione ad un’altra: c’è un salto, un «aut-aut». L’atto di scegliere è ragione, a se stesso, di ciò che produce, e produce senza possibilità di tornare indietro. La realtà di ciò che viene all'essere, per effetto della libertà umana, comporta la soppressione delle rimanenti alternative; il successo di una, comporta l’impossibilità eterna delle rimanenti; né (per il concetto non unidirezionale che Kierkegaard ha del tempo) è possibile ripristinare successivamente, le condizioni identiche della possibilità del venire all'essere di ciò che è rima sto inattuato (non c’è «ripetizione»).
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