pexolo di pexolo
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Confronto tra Comte e Mill


Mill riconobbe i limiti e i meriti del fondatore del Positivismo: «Non discuterò del valore delle conclusioni di Comte, e specialmente delle sue predizioni e raccomandazioni rispetto al futuro della società (che mi sembrano assai inferiori alla sua interpretazione del passato)... Non è facile dire quanta luce la sua legge fondamentale del progresso scientifico getti sull'intero corso della storia... Col suo ausilio possiamo non solo proiettarci molto al di là nel futuro dell'umanità, ma anche determinare i mezzi artificiali con cui accelerare il progresso naturale». A parte questo attestato, Comte e Mill sono piuttosto distanti nel concepire l'eziologia logia della scienza; Mill ritiene che l'esperienza (in quanto aggregato di sensazioni particolari, tenute insieme dal tenue legame dell’associazione mentale) non conduca molto al di là dei limiti già segnalati da Hume; al contrario, per Comte, nella formulazione delle leggi scientifiche, l'uomo si avvale non soltanto della somma delle osservazioni particolari, ma delle capacità logiche che consentono l'induzione «perfetta» dal particolare all'universale. Mill non accetta per il proprio metodo la denominazione di induzione perfetta, in quanto considera questa non meno insicura e presuntuosa della deduzione sillogistica, che dall'universale pretende di ricavare certezze particolari. Ciò sarebbe in contrasto con quanto Comte stesso accetta, circa il carattere, sempre problematico ed evolutivo, dei risultati scientifici. A parte questa che è la principale differenza epistemologica tra i due massimi esponenti del Positivismo, si può notare, in generale, che il sistema di Mill è scevro (avvalendosi anche della tradizionale impostazione metodologica inglese) dall'impalcatura metascientifica presente in Comte.
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