pexolo di pexolo
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Col ritorno all'attività filosofica, Wittgenstein maturò le modifiche teoretiche che risultano dagli appunti raccolti dai suoi collaboratori dopo il 1931, e pubblicati postumi. Wittgenstein ripudiò sostanzialmente il Tractatus, che, espresso in forma categorica, nella sua perentorietà non tneva nel giusto conto le sfumature e le ricchezze del linguaggio comune; rifiutò, altresì, l'assunto realistico della «corrispondenza» tra nomi e oggetti designati. Rispetto al Tractatus, le Ricerche filosofiche non si propongono come una globale filosofia del linguaggio (Wittgenstein non la riteneva più possibile) e si fanno attente ad analizzare le ,regole e i «giochi» peculiari dei diversi ambiti linguistici; si riconosce, inoltre, che il linguaggio è in evoluzione continua, e si danno teorie risolutive solo limitatamente a fenomeni linguistici specifici e parziali. Da ciò trasse esempio la Scuola degli analisti di Oxford (già orientata in tal senso della filosofia di G.E. Moore) dedita alla analisi del linguaggio comune, meno ordinato, certamente, di quello scientifico, ma più vitale e interessante: meglio idoneo a fornire il quadro dell'esperienze possibili all'uomo. Leggiamo in Ricerche filosofiche: «Riconosciamo che ciò che chiamiamo linguaggio, proposizione, non è quell'unità formale che immaginavamo, ma una famiglia di costrutti, più o meno imparentati tra loro... Quando i filosofi usano una parola: sapere, oggetto, essere, ecc., e tentano di cogliere l'essenza delle cose, ci si deve chiedere: questa parola viene mai usata effettivamente così come nel linguaggio nel quale ha la sua patria? Noi vogliamo riportare le parole dal loro impiego metafisico al loro impiego comune».

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