pexolo di pexolo
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L'errore di molte storiografie (compresa quella marxista) è di avvalersi dei medesimi tipi ideali per tutto il corso storico, quasi fossero costanti oggettive o metafisiche, e non semplici funzioni interpretative. La generazione di storici successiva alla morte di Hegel (Droysen, Burckhardt, Dilthey, Weber, ecc.) avviò una tendenza nuova nella comprensione dei fatti storici, lontana dai presupposti del Romanticismo e del razionalismo hegeliano. Hegel aveva considerato la storia come il progressivo sviluppo dello spirito assoluto, intrinsecamente razionale e finalizzata al progresso; essa realizzerebbe la coincidenza di finito e infinito, di particolare e universale. Questo modo di valutare la storia, esaltando l'idea di cui essa è portatrice, apparve agli storicisti del tutto astratta e improponibile; secondo essi, la storia va letta come prodotto dell'attività dell'uomo, in quanto essere finito e libero, dunque va inquadrata nel contesto del mondo naturale e sociale. Le metodiche delle discipline storico-sociali sono lo strumento di questo nuovo modo di intendere il problema della storia e le strutture storiche. Secondo Weber, il Materialismo dialettico fornisce una chiave d'interpretazione interessante, ma banalizzata dai seguaci di Marx.

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