pexolo di pexolo
Ominide 10532 punti

Nella seconda metà dell'Ottocento, la Scuola storica tedesca si propose di individuare il compito delle scienze storico-sociali, e le loro caratteristiche metodologiche. Max Weber fu, con Dilthey, tra i protagonisti del dibattito su tale programma, sostenendo la inseparabilità dell'analisi storica da quella sociologica, e la necessità di una metodologia rigorosa. Max Weber riteneva che i fenomeni sociali, e i processi culturali in genere, sono passibili di indagine obiettiva; sono, dunque, scienze. Il sociologo può evidenziare quali valori predominano in un certo contesto storico, ma non ne deve assumere alcuno a criterio d'interpretazione; egli studia e descrive la rete delle «implicazioni condizionali» (non deterministiche) presenti in una specifica società, tuttavia tale descrizione resta limitata a «dati di fatto», e non assume il valore d'interpretazione. L'indagine resta «avalutativa», estranea a «valori di verita», libera da presupposti ideologici, etici, religiosi ecc. La scienza storica weberiana non offre spunti messianici, profetici, né il dover essere («sollen») bensì l'essere reale; ciò fa con l'onestà intellettuale, raccomandata da Weber nelle conferenze raccolte nel libro: Il lavoro intellettuale come professione.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove