pexolo di pexolo
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Ciò che la rappresentazione ci consente di conoscere e illusorio « fenomeno », in quanto è mediato dalle categorie del « principium individuationis » (spazio, tempo e causalità). L'enigma dell'esistenza è sciolto quando si scopre che la conoscenza sensoriale e intellettiva sono strumenti della volontà (sono funzioni biologiche attraverso cui l'impulso vitale ottimizza le proprie possibilità) e, quindi, non danno all'uomo un dominio sulla realtà; al contrario, lo irretiscono nell'« obiettività » cioè nella « proiezione » spaziale di sensazioni soggettive, interiori, collegate, con nesso causale, a produrre la vana rete di immagini del cervello (« Il mondo e la mia rappresentazione »). Se, seguendo l'insegnamento dei testi indiani Veda e Upanishad, si perviene all'intuizione del proprio nucleo spirituale, si scopre la terribile verità: la volontà di esistere e vana. Leggiamo nell'opera citata: « II mondo fenomenico è lo specchio e l'oggettività della volontà... La volontà e la cosa in sé, la sostanza, l'essenza del mondo... Ne deriva che ii fenomeno e inseparabile dalla volontà ». Se la via della conoscenza irretisce l'uomo nell'illusione fenomenica, Parte può, in qualche modo, emanciparlo. Il « genio » sa leggere la realtà senza ricorso all'intelletto, e puntando direttamente alle idee immateriali ed immutabili. Il genio agisce irrazionalmente, dimentica ii luogo e il tempo delle cose, non ne riconosce premesse ne conseguenze deterministiche; intuisce direttamente, senza concetto e, perfino, per esempio nella musica, senza figure; dall'esercizio di tale o intuizione » il genio-artista trae imperturbabilità (attitudine alla contemplazione che lo allontana, in parte, dai desideri, dalla irrequietezza che genera il dolore).

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