pexolo di pexolo
Ominide 10532 punti

La coscienza, nella sua esistenza concreta (il «per sé»), si trova a contatto con la realtà mondana, che Sartre chiama «essere in sé»; questo è conchiuso in un limite invalicabile, ed è «opaco» alla coscienza, contrapposto ad essa in modo «brutale». D'altronde, la coscienza è, in sé, vuota; è sempre coscienza di qualcosa («intenzionale») ma in contrasto lacerante col mondo cui è legata. In eguale situazione di opacità risultano anche le coscienze altrui, reciprocamente impenetrabili, «datità» ineluttabilmente conflittuali; ogni «per sé» e, per gli altri, un o in sé». E questa una ben triste condizione, che non consente di conseguire una coscienza compiuta, pacificata (un «in sé-per sé»); anzi l'uomo, fatto oggetto dell'altrui attenzione, ne viene reificato, ne arrossisce e prova «odio e rancore». Questo isolamento consegue alla terribile presenza del «nulla», che la coscienza avverte nel rifiutare la realtà. Il «per sé», originatosi dal nulla, annullando (nell'atto di scegliere) gli oggetti, ed essendo privo di meta, è «vuoto di essere»; il suo essere sarebbe completamente nell'«oggettività»; tuttavia, l'uomo rifiuta di identificarvisi e, con «immaginazione», trasforma l'essere in nulla (attività «irrealizzante»). Per questo, il progetto è una «passione inutile» che realizza nulla. Malgrado che attività della coscienza sia rivolta al mondo degli oggetti (a cominciare dal fatto che la coscienza è necessariamente in un corpo), da questo rivolgersi la coscienza non ricava alcunché.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
I Licei Scientifici migliori d'Italia secondo Eduscopio 2017