pexolo di pexolo
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Come sappiamo, l'in-sé resta «opaco» alla coscienza, cioè, è impossibile che in sé e per sé coincidano; pertanto, l'essere che ne realizza la coincidenza o è fantasia (Dio) o è un equivoco (per esempio, la morte, nella concezione di Heidegger). Nella morte il per-sé cessa di essere progetto, e diventa stasi (compiutezza del corpo inanimato); questa realtà, tuttavia, c'è quando non c'è il per-sé. Secondo Sartre non ha senso dire che l'esistenza dell'esserci consiste nella propria impossibilità radicale (la morte) perché, in tal caso, la morte è intesa come qualcosa (per Heidegger la morte è la «possibilità più propria dell'esserci»). Per Sartre, o c'è l'esserci, o c'è la morte; la morte non ha alcunché a vedere con la coscienza; la coscienza non può né attendere la morte, né capirla, né andarle incontro, né orientare ad essa l'esistenza: la morte è un fatto «assurdo», come la nascita. A proposito del concetto di Dio, Sartre osserva che viene pensato come «essenza esistente»; tale concetto è la proiezione del desiderio, dell'uomo stesso, di esistere sì, come coscienza, ma senza angoscia, nella compiutezza («in sé»); tale desiderio di essere Dio è un desiderio mancato, «scacco ontologico», perché se esistesse un tale essere divino non potrebbe esserci la libertà umana; infatti, l'esistenza di Dio comporterebbe una essenza dell'uomo, cioè una realtà della coscienza, già compiuta anteriormente all'esistenza. Secondo Sartre «non c'è un'essenza umana, perché non c'è Dio che la concepisca. L'uomo è soltanto quale si concepisce e si vuole... Se veramente l'esistenza precede l'essenza, l'uomo è responsabile di ciò che è... Se Dio non esiste, non troviamo dinanzi a noi dei valori, siamo soli, condannati ad essere liberi».

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