pexolo di pexolo
Ominide 10537 punti

La libertà di cui Sartre parla non è quell'improbabile «essenza» di cui le filosofie di ogni tempo hanno gratificato la natura umana in generale; invece, è l'esperienza («sentimento ontologico fondamentale») di una reazione alla brutalità dell'«in sé», e quindi un'esperienza che ciascuno può fare. Nel volgersi verso il mondo degli oggetti, la libertà è il sentimento dell'estraneità da essi, il sentirli come «di troppo», «gratuiti in sé». La nausea manifesta la possibilità di essere liberi; in essa l'uomo è, finalmente, sincero con se stesso, abbandona le ipocrite aperture di credito che poteva aver fatto all'in sé, «commerciandosi» con esso nella «vita inautentica». Ipocrisia può essere la fede religiosa, la sicumera della scienza o della magia, la dignità della mora (cfr. la corrispondente figura kierkegaardiana); ipocrisia involontaria può essere la pazzia (la malattia mentale è spiegata, da Sartre, nella sua radice esistenziale); si tratta di forme diverse della medesima ipocrisia consolatoria, rassicurante, del «nascondersi a se stessi», allontanando la responsabilità della libertà. La nausea, invece, costringe l'uomo, sia pure a caro prezzo, o in situazione autentica», cioè dinanzi al fatto che vivere = scegliere, e scegliere = scegliere se stesso (per lo «scacco» di tutte le possibilità). L'uomo, se ha scelto la vita autentica, non è libero di non essere libero; perciò, secondo Sartre, la libertà, lungi dal rappresentare la soluzione dello «sradicamento», è la causa della «lacerazione» stessa, la dimensione della «vocazione» situata nella struttura «mancante» e, dunque, «desiderante» dell’uomo.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Calendario Scolastico 2017/2018: date, esami, vacanze