pexolo di pexolo
Ominide 10532 punti

Nel primo periodo della sua produttività, Sartre giudicò che la «riduzione fenomenologica» husserliana coglie il senso profondo dell'essere, perché disvela la struttura intima della coscienza trascendentale (la coscienza è sempre coscienza di qualcosa, della «realtà mondana»). Anche in seguito, la filosofia di Sartre deve molto a quella husserliana, per la concezione di «coscienza»; tuttavia, Sartre sottolinea lo slittamento della Fenomenologia in senso spiritualistico, per via dal fatto che Husserl indaga le strutture della coscienza in modo autonomo rispetto al riferimento coscienza-mondo (questo, infatti, è posto «tra parentesi») non è corretto, secondo Sartre, intendere gli oggetti della realtà semplicemente come oggetti di coscienza; occorre, per completezza dell'impianto fenomenologico, riconoscere che la coscienza non ha realtà propria, e riconoscere che, nel rapporto col mondo, la coscienza «irrealizza» la realtà «mondana» rimpiazzando l'irreale al reale (cfr. concetto di immaginazione). La considerazione che Sartre e Heidegger ebbero del concetto di «possibilità» nei rapporti uomo-mondo, di cui entrambi riconobbero la negatività e l'angosciosità presenta forti analogie. A parte singole teorie discordanti (cfr. il tema della morte) la dissonanza più marcata tra i due filosofi si registra dopo la svolta sartriana in direzione dell'impegno politico, radicalmente incompatibile con il convincimento, costante in Heidegger, che la filosofia sia inattuale, non propositiva di orientamenti, e, meno che meno, moda perché resta tutta risolta nella dimensione ontologica.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove