pexolo di pexolo
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L'«immaginazione» è il modo in cui la coscienza tende a trasformare l'essere in nulla («attività irrealizzante»). Ciò la coscienza fa nella misura in cui è libera, svincolata dal mondo, e l'immagine che crea è altrettanto estranea all'oggetto di cui è immagine; l'attività immaginativa, quindi, testimonia la libertà dell'uomo di negare il mondo delle cose. Il «per sé», come libertà assoluta, nullifica l'«in sé» ma, reciprocamente, il mondo degli oggetti gli è indispensabile per «essere» (la coscienza, di per sé, infatti, è vuota). Se l'uomo si lega all'in sé cade nella «banalità», nel «conformismo», nella «nausea»; la sola alternativa è nullificare l'in sé, ma ciò fa permanere il «vuoto d'essere», e rappresenta una ben tragica vittoria della libertà sul mondo, perché vanifica la libertà stessa (l'assolutezza della libertà equivale all'inesistenza di riferimenti esterni): che cosa resta, infatti, della libertà, se annulla l'in sé dei riferimenti, tra cui dovrebbe scegliere, o li pone tutti sullo stesso piano, come tra essi non differenti? In questo modo, il «per sé» non è libero di non scegliere se stesso, visto che, per effetto della sua assoluta libertà, ciò che per lui esiste è soltanto, in definitiva, se stesso. La terribile conclusione è che la coscienza, proprio perché è la libertà assoluta, in definitiva coincide col nulla: è «potenza nullificante», e il nulla è la sola possibilità dell'essere che «si è messo in questione», rifiutando l'esistenza banale.

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