pexolo di pexolo
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L'uomo, che si mette in discussione, sperimenta lo «scacco»; ogni scelta gli si vanifica, la sua libertà non gli consente di spezzare le catene della «datità»; d'altra parte, anche liberarsi della libertà gli è impossibile, se ha scelto di vivere «autenticamente». Come in un gioco crudele e disperato, l'uomo cerca di progettarsi secondo libertà , ma trova dinanzi a sé solo fantasmi, ombre vane e fifgaci (tali, egli stesso ha reso le realtà.) che non pub dominare e che gli spalancano l'abisso dell'inessenziale: l'angoscia diviene, cosi, il «paradigma dell'esistente», camuffata soltanto nel tran tran quotidiano. Questo dualismo tra libertà e «datità» provoca «angoscia», perché né la libertà annulla la necessità, né si è liberi di non essere liberi. La coscienza, prigioniera di sé o delle cose, si dibatte per affermarsi; è libera angosciante, come nel caso della figura kierkegaardiana di Abramo: deve scegliere da solo, perché l'angelo che gli parla è angelo solo se la coscienza ritiene che lo sia. Leggiamo in L'Esistenzialismo e un umanismo: «Se una voce si rivolge a me, sarò sempre io che deciderò che questa voce è di un angelo... Se esamino un'azione sarò sempre io che deciderò se è buona o no… È un'angoscia come condizione stessa dell'azione, poiché presuppone che si esaminino attentamente altri casi possibili, e quando se ne sceglie uno, ci si rende conto che esso non ha valore se non in quanto è stato scelto». Tutto ciò che esiste nasce privo di garanzie esterne alla coscienza; per questo la scelta, affidata interamente al singolo, è carica di responsabilità, ha effetti incalcolabili nello spazio e nel tempo: l'uomo, decidendo di se stesso, in definitiva decide del proprio coefficiente di fortuna o avversità, in una catena di effetti universali ed eterni.

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