pexolo di pexolo
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Russell e Whitehead diedero alla «logica proposizionale» contributi di prima grandezza, inquadrabili nel «programma logicista». La logica proposizionale applica regole di trasformazione, funtori e connettivi logici (del tipo dell'implicazione, congiunzione, disgiunzione, ecc.) a funzioni che non sono «variabili termini», bensì intere proposizioni. La logica aristotelica e quella medievale, invece, erano logiche terministiche (salvo a dimostrare, con Lukasiewicz, una loro implicita valenza proposizionale). Rispetto alla logica terministica, quella proposizionale può ricorrere più frequentemente, per il valore di verità delle asserzioni, alla semplice «verifica formale» (diversa dalla «verifica materiale» riferita all'esperienza). Infatti, le variabili proposizionali sono opportunamente collegabili tra loro e, così, in parte, neutralizzate come incognite: da «variabili reali» diventano «variabili apparenti» che, in certe condizioni, grazie a opportune leggi logiche, sono utili alla deduzione. Per connotare le proposizioni formalizzate, Russell adottò le lettere p, q, r; per i funtori e i connettivi usò simboli, come l'accento, la parentesi, ecc.; altre scuole adottano simboli convenzionali differenti. Russell definisce «proposizione» qualsiasi espressione che possa essere vera o falsa. Nella «funzione proposizionale» intervengono variabili date come incognite e, dunque, verità o falsità sono determinabili o sostituendo le incognite con termini noti, o trasformandole in incognite apparenti.

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