pexolo di pexolo
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Russell aveva giudicato aberrante che certi filosofi (contro il comune «buon senso») negassero il riferimento oggettivo dei fenomeni, riducendoli a semplici prodotti del pensiero soggettivo. Leggiamo in Introduzione alla filosofia matematica: «Il solo fine che i filosofi si pongono, giudicando i fenomeni, è quello di persuadere se stessi e gli altri che il mondo reale è differente dal mondo apparente. Molti di loro non attribuiscono controparti oggettive ai fenomeni». Questa miopia dei filosofi, a parere di Russell, rende gran parte della filosofia un trastullo inutile, quando non dannoso perché privo di controllo. È evidente che, in questo modo, Russell avvia la svalutazione della filosofia che ritroviamo, marcata, nel Circolo di Vienna e in Wittgenstein; si comprende, altresì, perché in queste filosofie si dedichi ogni sforzo alla formulazione chiara e inequivoca del linguaggio, come efficace tramite tra pensiero e realtà. In merito al linguaggio, Russell proseguì nei suoi studi sul linguaggio scientifico; gli «analisti di Oxford» e Wittgenstein, invece, a Cambridge, sostennero la superiorità o, almeno, l'originarietà del linguaggio comune, come matrice di tutti i linguaggi settoriali tecnici. La filosofia ha, per Wittgenstein, la funzione di esplorare l'universo delle possibilità linguistiche e di individuare le condizioni del linguaggio coerente, esaustivo di tutto ciò che è possibile dire.

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