pexolo di pexolo
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Mounier è stato un precursore della linea, attuata nel Concilio Vaticano II, della stretta connessione tra “promozione umana” ed evangelizzazione; infatti, la Chiesa, abbandonate le nostalgie per il potere temporale, si è orientata incisivamente al servizio degli “ultimi”. Non cosi avveniva all'epoca di Mounier, quando la Chiesa appariva, in materia sociale, meno attiva di certi movimenti socialisti. E il momento, dice Mounier, di “togliere gli ormeggi”, di sciogliere i compromessi (che sono sopravvivenze di precedenti epoche storiche) in cui la Chiesa è impastoiata: la vecchia tentazione teocratica, il conservatorismo (che lega la Chiesa alla sorte di regimi sorpassati), la logica del profitto. Scrive Mounier, nel suo capolavoro: «Il Cristianesimo ritorna alla primitiva posizione: rinunziare al governo della terra per dedicarsi alla comunità dei cristiani. Niente teocrazia e niente liberalismo, ma ritorno al duplice rigore della trascendenza e dell'incarnazione». Pertanto, secondo Mounier, la Chiesa deve restare immune dalla tentazione ebraica dell'insediamento diretto del Regno di Dio sul piano della potenza temporale. Per questo convincimento, Mounier fu contrario al programma di un partito che si battesse per l'instaurazione di uno Stato cristiano; i cattolici devono si recuperare le proprie origini popolari, ma sarebbe impossibile l'attuazione del “messaggio”, attraverso un partito politico. Oltretutto, si tenga presente che nella situazione francese dell'epoca, i movimenti cattolici si orientavano all'alleanza con forze politiche moderate, in funzione anti-comunista (“utopia centrista”).

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