pexolo di pexolo
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Il primo difetto consiste nel fatto che le maggioranze, pur legittimate dal criterio del numero, spesso non lo sono sotto il profilo morale, perché disconoscono i diritti delle minoranze, e agiscono in forme arbitrarie. Ma la considerazione più grave è quella circa la natura fittizia del «consenso» popolare, specialmente ai nostri giorni, in cui l'élite possiede tecniche sofisticate di propaganda. I gruppi sociali che detengono il potere hanno un immenso potere sul resto della popolazione; la riforniscono di beni quanto mai in altri secoli, ma nello stesso tempo la asservono all'apparato: insieme alle risorse, le fanno «piovere» addosso una cortina ideologica che la rende docile e culturalmente impotente. Leggiamo in Eclisse della ragione: «Il principio di maggioranza è diventato la forza sovrana davanti alla quale il pensiero deve inchinarsi... Quanto più la propaganda di interessi di ogni genere limita l'indipendenza di giudizio del pubblico, tanto più la maggioranza appare arbitra della vita culturale... Quanto maggiore è la misura in cui la propaganda scientifica fa dell'opinione pubblica lo strumento di forze oscure, tanto più l'opinione pubblica appare come il surrogato della ragione; e questo illusorio trionfo del principio democratico consuma la sostanza intellettuale di cui la democrazia è vissuta fino ad oggi». Nell'attitudine delle masse, tecnicamente educate, a cadere in balia di qualunque dispotismo, nella loro tendenza auto-distruttiva alla paranoia popolare, in tutta quest’assurdità si rileva la debolezza della ragione.

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