pexolo di pexolo
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Horkheimer e Adorno sostennero che la cultura settecentesca dell'Illuminismo era tesa al positivo sviluppo della ragione umana, tuttavia aveva in sé il germe della negazione di se stessa. Infatti, già nella forma d'illuminismo proposta nel Positivismo borghese della seconda metà dell'Ottocento, è evidente la crisi della «ragione dialettica»; nella società avanzata del Ventesimo secolo, la razionalità produce, ormai, soltanto asservimento. La ragione produce un’aporia: la sua «regressione alla mitologia» è conseguenza del fatto che l'Illuminismo tende a paralizzarsi, per paura della verità che ha intravisto; la ragione produce mostri, e si arrende a essi. Leggiamo in Dialettica dell'Illuminismo: «La libertà era inseparabile dal pensiero illuministico; ma abbiamo compreso che, il concetto stesso di questo pensiero, nonché le forme storiche concrete a cui è strettamente legato, implicano il germe di quella regressione che oggi si verifica ovunque». L'intento dei due autori è individuare quali possibilità ha la ragione per fermare tale regressione, e rigenerare la luce; non quella che brucia, ma che rischiara e demistifica pregiudizi e dommatismi, e libera l'uomo dell'asservimento al potere. Il rimedio sta nel prendere coscienza della regressività, lì dov'essa si annida, nel pensiero pragmatizzato: «Il pensiero ciecamente pragmatizzato perde il suo carattere superante e quindi anche il suo rapporto alla verità... ».

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