pexolo di pexolo
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Herbart produsse una metafisica dei « reali », finalizzata a dare di essi cognizioni che integrassero quelle ricavate attraverso le scienze della natura. Definì « reali» le particelle costitutive di ogni esistente, e che hanno forma, posizione, consistenza fisica oggettive, indipendenti dall'osservatore. I reali sono « semplici, immutabili, completi in sé» e, alla maniera delle monadi leibniziane, isolati; ne ignoriamo l'intima natura, ma sappiamo che sono all'origine delle sensazioni. Leggiamo in Introduzione alla filosofia: « Esistono effettivamente fuori di noi una quantità di enti, la cui natura semplice e propria ci è sconosciuta, ma sulle cui condizioni interne ed esterne possiamo acquisire una somma di conoscenze aumentabile all'infinito ». Le sensazioni si originano (in modo non chiaramente conosciuto) dai « reali », e hanno, sulla psiche, un vigore tale da generare un senso di « certezza ». Tuttavia, è anche vero che l'esperienza diretta, se non è opportunamente guidata, non fornisce un sapere coerente, e il dubbio si insinua facilmente (« contraddittorietà ») quando si cercano le correlazioni tra i reali. La principale fonte di contraddizione sono le connessioni spaziotemporali e causali tra gli oggetti. E compito della filosofia indagare la strada migliore per ovviare a tale condizione di incertezza e contraddittorietà dell'esperienza sensoriale; la soluzione sta nel « metodo delle relazioni» che è un procedimento logico, diametralmente opposto alla «dialettica» che opera la sintesi tra gli opposti. Secondo Herbart, infatti, caratteristica del sapere scientifico è il «distinguere », isolando i nuclei problematici, fino a individuarne gli elementi semplici, costitutivi (« reali »).

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