pexolo di pexolo
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Il tema husserliano della «intenzionalità» permane in Heidegger, nella caratterizzazione del modo d'essere (« trascendenza ») della «vita autentica» (anche se, a differenza che in Husserl, in Heidegger la dinamicità dell'esserci non ha senso né scopo). In complesso, Heidegger ammira l'intento husserliano di una «filosofia prima », e considera la Fenomenologia una prospettiva di analisi adeguata alla filosofia; scrive in Essere e tempo: «L'espressione fenomenologia significa, prima di tutto, un concetto di metodo,... esprime un motto che potrebbe venir formulato così: Alle cose stesse! E ciò in contrapposizione alle costruzioni campate in aria, ai problemi apparenti che si impongono, da una generazione all'altra, come veri problemi ». Tuttavia, a parere di Heidegger, una fenomenologia coerentemente sviluppata, proprio per mantenere fede al proposito di indagare la radice dell'essere, dovrebbe concentrarsi sull'esserci, l'essere-qui, dell'uomo nella sua singolarità concreta; ogni generalizzazione sull'uomo, come già Kierkegaard aveva rilevato, non può che essere successiva, derivata (e inutilmente generica). La polemica tra i due filosofi nasce dal fatto che Heidegger giudicò il programma del maestro non approfondito sul versante dell'esserci (cfr. Sartre) fermo restando il merito di aver Husserl indagato l'essere nella sua totalità, come Heidegger stesso si propone di fare. Di rimando, Husserl scrisse che Heidegger non aveva ben seguito la via fenomenologica; pur serbandogli stima, Husserl non ne approvò quelle che considerava deviazioni dal ceppo originario, nella errata direzione di un « antropologismo psicologistico ».

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