pexolo di pexolo
Ominide 10532 punti

Identificazione dei fini con i mezzi


Nel pragmatismo deweyano anche il concetto di « finalità » ha un'accezione strumentale, che lo emancipa dalla propensione generale ad attribuire alla parola « fine » una forza assertiva, sproporzionata se si considera la ipoteticità dei fini, e la grande discordia sul loro effettivo valore. Nota argutamente Dewey che basterebbe aggiungere alla parola « il fine » i significati connessi alla parola « la fine », perché eventi e oggetti presi in considerazione come valori, diventino disvalori. Analogamente, non si capisce perché non si attribuisca anche agli « inizi » e ai « mezzi » la dignità che si attribuisce ai fini, visto che tutti possono essere goduti con intensità, e visto che un fine può essere, a sua volta, l'inizio o il mezzo per conseguire qualcos'altro (un fine è sempre « fine procedurale »). Il punto di vista finalistico fa il paio con quello meccanicistico che attribuisce al termine iniziale un'inerente virtualità, da trasmettere a tutto ciò che segue; entrambe le concezioni sono metafisiche: sostituiscono un momento, preso isolatamente alla successione temporale, all'intera realtà. Leggiamo in Esperienza e natura: « I fini devono essere valutati in base ai mezzi di cui ci si può avvalere per raggiungerli; proprio allo stesso modo in cui i materiali esistenziali devono venire giudicati, rispetto alla loro funzione di mezzi materiali per realizzare un fine. Un fine intenzionale è, infatti, esso stesso un mezzo, e precisamente un mezzo procedurale... L'ordine della progressione non è al servizio del fine, più di quanto una montagna non sia a servizio della vetta... Non c'è nulla di più assurdo che, porre la causalità soltanto all'inizio o alla fine ».
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove