pexolo di pexolo
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Come appassionato della politica, Croce fu, sin da giovane, un conoscitore delle ideologie ottocentesche; apprezzò anche alcune intuizioni «geniali» di Marx, ma rifiutò il Materialismo e il comunismo. Accettò Marx, soprattutto come tramite a una fruizione di Hegel più interessante e concreta, che non quella consueta; ma fu del tutto ostile verso «le pedanterie, i sofismi e la vacuità dei suoi scolari». Il «nocciolo sano» del pensiero marxiano è un certo «realismo» che va liberato, però, dai «ghirigori metafisici e letterari dello stesso Marx, e dalle poco caute esegesi e deduzioni della sua scuola». Così, secondo Croce, l'epurazione deve tagliare nodi vitali del Marxismo: l'intuizione centrale del Materialismo storico è da contemperare in una visione più esauriente della spiritualità umana: le tesi sul valore delle merci e del lavoro sono da rivedere; la legge della «caduta del saggio di profitto» non ha riscontro nell'evoluzione dell'economia capitalistica; la scienza economica marxiana va fondata su basi teoriche più scientifiche. In definitiva, il Marxismo e, come filosofia, «morto»; resta vitale in parte, come ideologia (ai tempi di Croce, il comunismo era diffuso in tutto il mondo). Croce giunge allo studio della filosofia di Marx grazie ad Antonio Labriola.

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