pexolo di pexolo
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Secondo Croce, Hegel avrebbe teorizzato la «morte dell'arte»; il razionalismo di Hegel implicitamente «antiartistico»: «Come Platone, obbedendo al presunto comando della ragione, condannò la mimesi e la poesia omerica a lui carissima, cosi Hegel non si sottrasse all'esigenza logica del proprio sistema, e dichiarò la morte già accaduta dell'arte... L'estetica hegeliana è, perciò, un elogio funebre: passa a rassegna le forme successive dell'arte, ne mostra i gradi successivi di conclusione interni, e le compone tutte nel sepolcro, con l'epigrafe scrittavi dalla filosofia». Croce considera la storia interamente opera della libertà umana (Storicismo assoluto) dunque, non «provvidenziale», né «deterministica», né, infine, risultante da eventi casuali. La razionalità immanente nella storia, però, non è riconducibile alla logica della non contraddizione, e quindi non è interpretabile con i comuni criteri delle scienze o della morale. Questa concezione dello «Storicismo assoluto», come dialettica dello spirito immanente, è simile alla filosofia di Hegel, nella quale si conferisce al reale il valore di necessità razionale: entrambe le filosofie sono razionalismi assoluti, in cui ogni esistenza ha in sé la legittimazione; evidente che entrambe comportano un assoluto immanentismo. Nella produzione successiva, Croce attenuo tale «monismo», con la maggiore attenzione agli effetti della libertà individuale sui processi storici; il sincero amore per la libertà lo condusse a temperare lo Storicismo assoluto, e a farsi assertore della o religione della libertà».

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