Seconda rilevazione degli apprendimenti
Classe anno scolastico 2011 – 2012
-
grado
II prova di italiano
di
Secondaria
Scuola scuola secondaria di II grado
- Classe seconda
Italiano
di
Prova spazio per l’etichetta autoadesiva
Istruzioni
La prova è divisa in due parti.
Nella prima parte dovrai leggere alcuni testi e poi rispondere alle domande che seguono.
Nella maggior parte dei casi le domande hanno già le risposte, quattro, e tra queste tu dovrai scegliere quella che ritieni giusta (una sola), facendo una crocetta sul quadratino vicino ad essa, come nell’esempio seguente:
Esempio 1 Qual è la capitale dell’Italia?
- n
- A. Venezia
- n
- B. Napoli
- 7
- C. Roma
- n
- D. Firenze
In qualche caso, però, per rispondere dovrai mettere una crocetta per ogni riga di una tabella, oppure dovrai scrivere tu la risposta alla domanda, come nei due esempi che seguono:
Esempio 2
In base al testo che hai letto, quali sono le caratteristiche del protagonista del racconto?
Metti una crocetta per ogni riga. Sì No
n n
7
a) È coraggioso n n
7
b) È timido n n
7
c) Ama lo studio n n
7
d) Gli piace giocare 7
n n
e) Non sa mentire
Esempio 3
Chi è il protagonista del racconto che hai letto?
Risposta: ........Enrico......
ITA10 1
Ti accorgi di aver sbagliato, puoi correggere; devi scrivere NO vicino alla risposta sbagliata e mettere una crocetta nel quadratino accanto alla risposta che ritieni giusta, come nell’esempio che segue:
Esempio 4
In quale continente si trova l’Italia?
- n
- A. In America
- n
- 7
- NO B. In Asia
- n
- C. In Africa
- n
- 7
- D. In Europa
Nella seconda parte della prova dovrai rispondere ad alcune domande di grammatica. Anche qui in qualche caso dovrai scegliere la risposta giusta fra quelle date, in altri scriverla tu stesso.
Leggi sempre con molta attenzione le domande e le istruzioni su come rispondere.
Per svolgere l’intera prova avrai in tutto un’ora e trenta minuti (in totale 90 minuti) di tempo.
ITA10
2
Non girare la pagina finché non ti sarà detto di farlo!
ITA10 3
Prima parte – testo A
Sportase
Integratore energetico salino
L’attività fisico-sportiva
Praticare una regolare attività sportiva migliora lo stato di benessere e di salute del nostro organismo. Ma chi pratica sport notoriamente suda molto e con il sudore elimina sia molta acqua, che deve essere reintrodotta rapidamente, sia diversi sali minerali, che devono essere reintegrati.
La fatica
Durante l’attività fisica si verifica un notevole incremento della produzione di calore, con aumento progressivo della temperatura corporea. Una temperatura troppo elevata, oltre a costringere lo sportivo a interrompere lo sforzo, è pericolosa per la salute.
La perdita di acqua con il sudore è accompagnata da quella di sali minerali che altera la capacità delle cellule di trasmettere lo stimolo nervoso. È quindi possibile che perdite importanti di sali minerali facciano diminuire la capacità di prestazione dello sportivo e, insieme con la perdita di zuccheri e di liquidi, possano determinare un quadro di fatica acuta.
In conclusione, quando lo sforzo è intenso e prolungato, la reintegrazione con acqua, sali minerali ed elementi energetici zuccherini rappresenta un metodo per ritardare l’insorgenza della fatica e per evitare danni all’organismo.
L’importanza degli zuccheri
Durante lo svolgimento di attività fisica il muscolo trae energia dalle riserve di zuccheri, che costituiscono una fonte di energia rapidamente disponibile, che però viene altrettanto rapidamente consumata.
Sportase contiene maltodestrine e fruttosio, due carboidrati (tipi di zuccheri) a rapido assorbimento, che reintegrano le riserve muscolari di glicogeno, un materiale che il nostro organismo produce come riserva energetica.
L’importanza dei sali minerali
Con il sudore si perdono soprattutto sodio, potassio, magnesio e cloro, importanti nella regolazione dell’equilibrio organico. In particolare, durante la pratica di attività sportiva si verifica una perdita di potassio dai muscoli che può determinare la comparsa di crampi e debolezza muscolare.
Sportase contiene sia potassio sia magnesio e perciò la sua assunzione in corso di attività fisica permetterà di ridurre l’affaticamento muscolare, consentendo un recupero funzionale più rapido.
Modalità d’uso, indicazioni e posologia di SPORTASE
Modalità d’uso:
Sciogliere una bustina in 500 ml di acqua (bottiglia o borraccia da mezzo litro) e mescolare/agitare bene. Si otterrà una bevanda energetico-salina di pronta utilizzazione ideale nei casi d’intensa attività fisica sia agonistica che amatoriale.
Indicazioni:
Sportase reintegra i sali minerali persi con la sudorazione e, grazie al potassio e al magnesio, esplica un’efficace azione sulla contrazione muscolare. Inoltre fornisce energia derivante dalla presenza di carboidrati, quali fruttosio e maltodestrine.
Posologia:
Sportase deve essere assunto durante o immediatamente dopo l’attività fisica. Si consiglia di non superare 3 bustine al giorno. ITA10
4
Lo Sportase è un integratore perché
A1. n
- A. Restituisce all’organismo sostanze che ha perduto
- n fornisce tutta l’acqua di cui il corpo ha bisogno
- B. n
- C. Completa un’alimentazione poco equilibrata
- n
- D. Aumenta le forze per l’attività sportiva
A2. In base al testo, indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.
Metti una crocetta per ogni riga. Vero Falso
n n
La sudorazione causa il consumo di zuccheri
a) n n
I crampi sono causati dalla perdita di sali
b) n n
Lo sforzo muscolare brucia zuccheri
c) Lo Sportase è un prodotto sconsigliato a chi pratica uno sport n n
d) in modo amatoriale
A3. Qual è il momento migliore per assumere Sportase?
……………………………………………………………………………………
A4. Qual è la funzione fondamentale di Sportase?
- n
- A. Fornire all’organismo energia e sali minerali
- n
- B. Eliminare la sete e i crampi muscolari
- n
- C. Diminuire la sudorazione e la perdita di cloro
- n
- D. Controllare la temperatura corporea e il livello di potassio
A5. Qual è la dose massima di Sportase che può essere assunta giornalmente?
……………………………………………………………………………………
ITA10 5
Prima parte – testo B
La giornata
Il vecchio Andurro, che non conosceva la propria età, si svegliò nella notte alta, come sempre gli accadeva. Malgrado fosse già sveglio, non poteva però alzarsi fino alla mattina, quando sua nipote Elena veniva per aiutarlo. Da solo, era incapace di alzarsi.
Le ore di immobilità e di silenzio, fino all’alba, scorrevano per lui senza fastidio né dolore, facili come acqua. Dalla sua camera stretta e quasi sotterranea lui non vedeva di fuori; pure avvertiva il pullulare delle stelle nell’arco celeste e il loro trascolorarsi finché pensava: «Ci siamo». E, si può dire, nello stesso istante, per le fessure trapelava la prima luce, simile nel colore ad un viso pallido e ancora sbattuto dai sogni.
Il vecchio Andurro pensò: «Fra poco verrà mia nipote Elena mentre prima veniva mia moglie Maria. Era una vecchia ancora così vispa, sempre a chiacchierare e arruffarsi come una gallina, quando già io non potevo fare due passi in fila. Le dicevo: “Con chi borbotterai, Gallinella, quand’io sarò sotterrato?”. Invece, guarda, lei è morta, e io son qua».
Egli rise un poco e scosse la testa. In quel punto arrivò, alta, a piedi nudi, la nipote Elena. Chinando su lui gli occhi neri, che le raggiavano nella fronte come due astri, seria ed esperta lo vestì e lo aiutò a sedersi sul gradino della soglia. Non dimenticò di lasciargli la scodella della zuppa che doveva bastargli per tutto il giorno: una pappa di pane molle e d’erbe tritate, quanto esiste di meglio per un vecchio buono solo a biascicare. E senza rumore, movendo con nobilissima grazia il fianco, la nipote Elena se ne andò.
Seduto sullo scalino della soglia, il vecchio sapeva che il sole si era levato ma, nascosto dalla montagna, non si vedeva. Dai fianchi della montagna ne trapelava l’ardore, finché apparvero i raggi e il vecchio pensò per la millesima volta: «Pare lo Spirito Santo dietro la nuvola». Questo pensiero lo tenne occupato parecchio tempo; alla fine, libera, di sulla montagna si versò la meravigliosa corrente d’oro, e i vetturini uscirono per addobbare i loro cavalli e partirono fra gli schiocchi delle fruste. A tutti, Andurro gridava: – Buon viaggio! – ma essendo la sua voce impastata e roca, simile ad un brontolio di tuono, essi non lo capivano.
Alle dieci cominciava il passaggio dei signori che scendevano al mare: – Accomodatevi, signorini, – supplicava il vecchio, – salite sulla mia terrazza, che c’è il bel panorama –. Credendo che il suo scopo fosse il guadagno, i più rifiutavano. Invece Andurro non voleva compenso, anzi offriva alle signore i garofani della sua terrazza. Non potendo lui stesso salire fin lassù, da dove appariva fino il vulcano e le isole, voleva che almeno qualcun altro godesse al suo posto. – Bello! – gridavano tutti dall’alto. E il vecchio rideva contento per l’onore.
A mezzogiorno, biascicò metà della zuppa, lasciando il resto per la cena. Per alcune ore nessuno passò, fuori dei marmocchi seminudi che si rotolavano nella polvere e di qualche asino portato alla cavezza da una bambina. Buona parte di questo tempo, il vecchio la trascorse con la testa chinata sulle ginocchia o appoggiata allo stipite. Udendo le campane pensò alla canzone: «Din don, campanon, fra Simon». Anche simile canzone ebbe il potere di occupare la sua mente per lunghe ore; al modo di un suono che nasce da un punto, e attraverso una rupe, e un’altra, e un’altra, si ripercuote per amplissimo spazio.
A intervalli, la nipote Elena appariva per offrirgli i suoi servigi. Salutandola con gesto indulgente egli le gridò: – Ce l’hai il damo?
Il sole scese dalla parte del mare, ma il vecchio solo vagamente ne distingueva l’ardente cerchio. Prima che l’umidità vespertina potesse penetrargli nelle ossa, venne la solerte nipote Elena, alta e a piedi nudi; e chinando su di lui gli occhi neri, che le facevano ombra nella fronte come due rose di velluto, lo spogliò e lo mise a letto. Poi, fattogli sul viso il segno della croce, andò via. ITA10
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